Everybody Was In The French Resistance...Now! - Fixin’ The Charts

2010 (Cooking Vinyl)
metapop

Eddie Argos è probabilmente l’uomo che passerà alla storia per aver trasformato la propria passione (o meglio: ossessione) per il rock in una carriera (più o meno brillante) nel rock stesso, facendo delle proprie manie e fissazioni di inguaribile fan una poetica coerente da dare a sua volta in pasto ai sogni affamati ed esponenziali di altri fedelissimi fan, in un gioco metamusicale probabilmente senza fine. Se un’abilità gli deve essere dunque riconosciuta, essa è senz’altro quella di aver nel tempo affinato un talento del tutto peculiare nello scrivere e cantare (o meglio nel chiacchierare a voce alta) canzoni che parlano di altre canzoni, per la gioia del nostro immaginario malato di romantici collezionisti di titoli e ritornelli da ricordare. Era dunque da aspettarselo, prima o poi, un disco fatto solo di canzoni “di risposta” ad altre famose canzoni. Un disco che puntualmente è arrivato.

Dopo i magri risultati critico-mediatici dell’ultimo lavoro “americano” degli Art Brut, Argos ha infatti deciso di non cambiare continente, celebrando un luna di miele prolungata con la sua attuale compagna Dyan Vlades, polistrumentista dei losangelini Blood Arm, in questo nuovo progetto (registrato a Joshua Tree) dal nome bizzarro, imperniato su un teatro-canzone musicalmente eterogeneo tra l’audiolibro, le siglette di una manuale tascabile di grammatica inglese in audiocassetta smagnetizzata e una puntata fuori onda del Muppets Show.

Lo scheletro di base è quello di uno sghignazzante cabaret in cui l’ego pagliaccesco e beffardo del ventriloquo Argos tocca spassose punte di puro avanspettacolo, rispondendo con umorismo e salaci motteggi a canzoni di mostri sacri come Simon & Garfunkel ("The Scarborough Affaire"), Michael Jackson (“Billie's Genes”), Frank Sinatra (“My Way (Is Not Always the Best Way)”), Avril Lavigne (“G.I.R.L.F.R.E.N. (You Know I've Got A)" e via di seguito, in bilico tra il teatro di rivista più irresistibilmente off e un karaoke da ore piccole. Va da sé, del tutto evidentemente, che gran parte del sincero divertimento parodistico di tutta l’operazione non possa prescindere dai testi.

Indeciso, come sempre del resto, tra la glossa intellettuale e la sagace corbelleria, Eddie Argos confeziona così un allettante vassoio di pasticcini farciti con una gommosa panna di un art-pop vitaminico e intelligente, con la quale poter in qualche modo ingannare e intrattenere il proprio (e il nostro) appetito in attesa che il gruppo maggiore riprenda un po’ di fiato e decida da dove ripartire. Noi lo stiamo aspettando.


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