Art Brut

Art Brut Vs. Satan

2009 (Cooking Vinyl) | art-punk

A due anni dal precedente "It's A Bit Complicated", i londinesi Art Brut arrivano finalmente alla pubblicazione del loro attesissimo terzo album, prodotto e registrato in poco meno di due settimane (come ogni band sinceramente punk dovrebbe fare) negli Stati Uniti in compagnia di Frank Black dei Pixies, profeta dell'indie-rock statunitense nonché idolo dichiarato dei nostri. Il risultato di un simile esperimento, "Art Brut Vs. Satan" (una frecciatina scaltra a loro maestà i Mogwai?), mostra come il progressivo avvicinamento al formato-canzone avviato nel lavoro del 2007 proceda anche nelle nuove composizioni, a una velocità tuttavia minore rispetto a quanto fosse lecito aspettarsi. Il che non è comunque un male.

I pezzi continuano ad arrampicarsi su disordinati patchwork di parole e riff ritagliati con compiaciuta approssimazione primitivista, l'indole è più punk del solito, con chitarre che pestano ben bene e arrangiamenti ruvidi e asciutti, senza troppe concessioni a una troppo molle estetica dell'equilibrio e dell'armonia. Gli Art Brut, come il loro stesso nome suggerisce, antepongono la poetica spontaneista del gesto a quella del bel canto, da qui il loro risultare spesso distonici, grammaticalmente scombinati e assolutamente non cantabili. Grossa parte del merito va senz'altro ascritta al cantante/ performer Eddie Argos, un tipo parecchio logorroico e immediatamente simpatico, capace di calamitare su di sé l'adorazione incondizionata di un grappolo di irriducibili discepoli (su Facebook potete trovare gruppi del tenore di "Eddie Argos For President"), erede di una nobile tradizione di fini umoristi e sarcastici osservatori della goffaggine britannica che da Jerome K. Jerome arriva a Jarvis Cocker, passando per Alan Bennett o Ray Davies.

Come molti hanno notato, l'antecedente più immediato per gli Art Brut è costituito dai Fall (di cui peraltro la band ha scoperto l'esistenza soltanto dopo che i giornalisti avevano sottolineato l'innegabile somiglianza), ma l'ironia macabra e insultante di Mark E. Smith è ben diversa da quella di Eddie Argos, che al filo spinato del politicamente scorretto preferisce una goliardia pseudo-univeristaria e una divertita giocoleria di parolibere dispettose e sghignazzanti.
Attraverso le proprie non-canzoni Eddie Argos è così riuscito a creare un personaggio tragicomico attorno al quale si è andata aggregando un nutrita galleria di aneddoti e storiellette in bilico tra l'epopea adolescenziale e la banalità fumettistica del quotidiano. Questo appare tanto più evidente nelle esibizioni dal vivo, in cui la band officia una sorta di rituale liturgico esilarante e dadaista nel quale il pubblico si identifica totalmente con le parole urlate dal palcoscenico (un po' come avviene, con modalità lievemente diverse, con gli Offlaga Disco Pax).

Nel nuovo album si passa così da un'insana dedizione al bere (il grido "Portatemi un caffè!" sbraitato da "Alcoholics Unanimous" riferisce di una spiacevole situazione in cui ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella vita...), alla passione inguaribile per i fumettoni supereroici americani ("Dc Comics And Chocolate Milkshake"), incrociando sociologia da autobus ("The Passenger") e sempreverdi diatribe sui gusti musicali ("What A Rush"). I riferimenti sonori spaziano dai Buzzcocks a Richard Hell, passando per le filastrocche del primo Jonathan Richman, il punk cabarettistico dei Monochrome Set e il situazionismo intellettuale dei Chumbawamba, ma una delle fonti più palesi è senz'altro il teatro d'azione delle protoavanguardie europee, in bilico tra Tristan Tzara, Vladimir Majakoskij e Hugo Ball.
La finale "Mysterious Bruises" (che infrange la frontiera ideologica dei quattro minuti allungandosi oltre i sette) si avvicina addirittura a una vaga idea di spoken word progressivo, che potrebbe additare possibili direzioni di ricerca futura.

Nel complesso il disco propone insomma una formula già consolidata nei lavori passati e il minimo che si possa dire in casi come questo è che un gruppo con le caratteristiche degli Art Brut non è certo compatibile con le mezze misure, o lo si ama ciecamente oppure non lo si sopporta in nessun modo. I dischi e le canzoni del gruppo tendono infatti a cadere all'interno di un sottomondo di appassionati-adepti che già sanno perfettamente, ancor prima di infilarci le orecchie, che apprezzeranno ciò che gli verrà proposto dalla band. Ai non iniziati questo potrebbe apparire abbastanza incomprensibile e arbitrario, eppure la band è innegabilmente riuscita a costruirsi una sua poetica coerente e un piccolo mito denso di riferimenti, che finisce quasi sempre con il catturare l'attenzione e strappare un ghigno di sottile compiacimento.

(19/04/2009)

  • Tracklist
  1. Alcoholics Unanimous
  2. DC Comics And Chocolate Milkshake
  3. The Passenger
  4. Am I Normal?
  5. What A Rush
  6. Demons Out!
  7. Slap Dash For No Cash
  8. The Replacements
  9. Twist And Shout
  10. Summer Job
  11. Mysterious Bruises
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