Nicola Mazzocca

Nicola Mazzocca

Sperimentazioni senza frontiere

intervista di Mattia Paneroni

La fine del 2021 ci porta in dono un autentico gioiello nel campo della musica sperimentale. "Mellifera" è il debutto solista di Nicola Mazzocca, brillante musicista da diversi lustri impegnato con alcune delle formazioni più originali ed estrose che il nostro paese abbia prodotto. Abbiamo scambiato qualche parola assieme a lui e più di una considerazione sull’attuale scenario che ci si augura possa essere presto definito "post-pandemico".

Cosa ti ha spinto a cimentarti in un lavoro solista e cosa hai voluto raccontare attraverso di esso?
Fino a questo momento non avevo mai sentito l'esigenza di esprimermi con un disco solista, in particolare perché, con i Klippa Kloppa, abbiamo sempre cercato di fare un discorso che esulasse dalle appartenenze a generi predefiniti; ogni proposta musicale, di qualsiasi tipo, suggerita da chiunque di noi è sempre stata accettata con entusiasmo e realizzata con la band. Da qualche anno a questa parte, però, la ricerca dei Klippa Kloppa si è concentrata sul versante più squisitamente pop, sulla costruzione ragionata delle canzoni, sull'esecuzione senza sbavature: tutte cose che, a disco finito, si traducono in una grande soddisfazione per il lavoro svolto, ma che in fìeri possono generare un senso di stanchezza e frustrazione, soprattutto se le registrazioni si protraggono per molto tempo. Sentivo dunque l'esigenza di tornare a una libertà di espressione sia compositiva che di esecuzione e alla ricerca di un suono che non fosse più o meno standard, ma del tutto personale. Essendo però i miei soliti compagni di avventura tutti concentrati sul completamento del nuovo disco dei Klippa Kloppa, non ho voluto coinvolgerli in un ulteriore progetto prima che quello in corso fosse finito (a parte Stefano e Mariano, dell'apporto dei quali non ho potuto fare a meno in un paio di brani). Più che la voglia di fare un disco da solo, dunque, c'era la voglia di fare un disco più libero e sperimentale.
In realtà con “Mellifera” non ho voluto raccontare niente, non so raccontare qualcosa attraverso brani solo strumentali e non sono neanche un grande fan delle cosiddette “composizioni per film immaginari”. Associare brani strumentali a delle immagini può essere molto bello, ma può far sembrare più belle di quello che sono certe musiche che, da sole, non varrebbero la pena di essere ascoltate. Quando voglio raccontare o dire qualcosa, in genere utilizzo dei testi: “Mellifera” invece racconta solo la voglia di suonare libero, di ordinare, buttare fuori e incidere nel modo più efficace possibile le idee musicali raccolte nell'ultimo periodo.

Ci racconti come nascono e si sviluppano generalmente le idee per le tue composizioni?
Nonostante abbia appena detto di non essere fan delle “composizioni per film immaginari” devo rivelarti però che le idee per le mie composizioni generalmente provengono dal cinema, dal fumetto, dai romanzi, dai libri sugli animali o di psicologia. Comincio col tentare di riportare delle sensazioni in musica, o una storia, un habitat, poi l'idea musicale prende forma, si allarga e trascende il concetto da cui era partita e non c'entra più niente. Diventata un'altra cosa, è lei a ispirarmi altre immagini, altre parole, che utilizzo per i titoli, come idee per la grafica del disco, per i video. Insomma, la fonte di ispirazione originaria non è mai rappresentata dal brano nella sua forma finale.

Come mai la scelta di attribuire titoli in inglese alla maggior parte dei brani dell’album?
La genesi dei titoli dei brani di “Mellifera” deriva da un processo collegato al discorso della domanda precedente. Una volta costruiti i brani, ho cercato un corrispettivo visivo della sensazione che provocavano in me per raccogliere materiale utile ai video dei brani. Stavolta, piuttosto che scegliere un titolo che richiamasse la sensazione di cui prima, ho deciso di intitolarli con un riferimento diretto alle fonti utilizzate per costruire i video, la maggior parte delle quali sono americane. Fanno eccezione “Una vita al secondo”, per il quale il concetto di una vita al secondo mi piaceva molto di più del titolo originale del footage utilizzato per il video, e la title track, “Mellifera”, che si chiama così perché è dedicata, come il disco tutto, ai miei insetti preferiti, le api.

Come sei riuscito a mantenerti in equilibrio tra composizione e improvvisazione?
“Mellifera” è iniziato come un lavoro di decostruzione e ricostruzione di musica altrui, effettuato in maniera “non digitale” diciamo, durante il quale non c'era composizione preventiva ma il tipico processo di improvvisazione e poi selezione dei materiali migliori. Da questi materiali migliori sono stati tolti diversi elementi, per lasciare più spazio agli strumenti che avrei suonato, e sono stati usati per creare uno scheletro sul quale ho scritto ed eseguito delle parti; a queste si sono aggiunte poi alcune ulteriori improvvisazioni. Sono partito molto sbilanciato sull'improvvisazione, insomma, poi sono rimasto in equilibrio perché non ho saputo rinunciare a una certa percentuale di scrittura ed esecuzione controllata.

Ci parli delle collaborazioni con Stefano Costanzo e Mariano Calazzo e di come questi musicisti hanno avuto un impatto sulla tua formazione di musicista?
Mariano è nei Klippa Kloppa praticamente dagli esordi, sono cresciuto musicalmente assieme a lui, abbiamo imparato a suonare assieme, abbiamo ascoltato musica assieme, abbiamo vissuto assieme. Era impensabile per me non coinvolgerlo in qualche modo nel progetto, ero sicuro che il suo tocco avrebbe impreziosito la composizione che avevo da proporgli e così infatti è stato. Stefano invece è, a mio parere, uno dei migliori batteristi in circolazione in Italia, capace di spaziare fra i generi, con un gusto musicale sopraffino, un'intelligenza compositiva sopraffina, una tecnica fuori scala. Ci siamo conosciuti un paio di anni fa ed è scattata subito un'affinità, musicale e non, che ha portato alla sua entrata in pianta stabile nei Klippa Kloppa e ha generato una comune visione musicale che si è concretizzata in un Ep che abbiamo composto e inciso assieme, intitolato “Oeuvre Livre” (che potete trovare su Bandcamp). Avevo in mente di realizzare, per “Mellifera”, un brano incentrato sulle percussioni ed ero sicuro che nessuno avrebbe saputo interpretare e improvvisare su quel brano come lui e in effetti ha dato un apporto fondamentale. Mi permetto di consigliare anche l'ascolto della sua incredibile band Oportet (in cui suona assieme ai bravissimi Umberto Lepore e Marco Fiorenzano, un trio batteria/contrabbasso/pianoforte eccezionale, e in particolare dell'ultimo disco intitolato “Scandala”, davvero sorprendente.

Da chi è prodotto e da chi sarà distribuito questo lavoro?
Sono felicissimo di annunciare che “Mellifera” verrà prodotto dalla Lepers Produtcions, una delle più coraggiose, fantasiose e longeve (nonché una delle più prolifiche) etichette italiane. Sono un fan da tempi immemori, e in passato avevo già avuto modo di collaborare con loro, partecipando a una compilation celebrativa dell'etichetta e soprattutto coadiuvandoli nella produzione di alcuni dischi. Non avevo mai avuto modo però di far uscire un disco con loro, né con i Klippa Kloppa né da solo, e chiacchierando con il patron Giuseppe (in arte Superfreak), “Mellifera” ci è sembrato il disco giusto per cementare il nostro rapporto. Qualora ancora non conosceste la Lepers, invito caldamente ad ascoltare le loro produzioni, c'è roba eccezionale e artisti sopraffini quali il già citato Superfreak, Alexander de Large, Arabia Saudade, I Centauri, Bokassà, Bread Pitt...

Come hai scelto di promuovere “Mellifera”?
Sono talmente pigro che ho deciso di NON promuovere “Mellifera” in alcun modo, se non il classico invio ai giornali per le recensioni. A dire la verità non saprei nemmeno come promuoverlo a modo, senza considerare che non è un disco di facilissimo ascolto: credo che i brani reggano bene anche singolarmente, ma di certo non c'è un “singolo”, ed è certamente un album fatto per essere ascoltato dall'inizio alla fine in forma, appunto, di album.

Ritieni che la pandemia abbia decretato un mutamento permanente del modo di fare dischi e della loro rappresentazione dal vivo?
Non mi sembra che la pandemia abbia decretato un mutamento permanente nel modo di fare i dischi. Certamente, nei mesi più difficili e di forti restrizioni - e parlo del mercato occidentale - ha comportato cambiamenti nel modo di promuoverli e distribuirli: in molti hanno scelto di posticipare il completamento o l’uscita del proprio disco, in attesa di poter tornare a promuoverlo attraverso il live. Ciò ha sottolineato, più che mai, l’importanza del concerto dal vivo per quegli artisti che non riescono a sopravvivere con la vendita dei dischi, in un’epoca in cui i guadagni dal digitale sono esigui e a vantaggio unico delle grandi piattaforme online. La pandemia ha fatto emergere forme alternative di concerto dal vivo, dal live streaming ai festival-as-a-performance, dal concerto come serie concatenata di videoclip live a performance col coinvolgimento di utenti attraverso la realtà aumentata. Si è trattato però, a mio parere - escludendo pochi casi interessanti - di esperimenti (mi riferisco ad esempio a Billie Eilish, Nick Cave, il festival Club to Club, la roba fatta da Pc Music o la piattaforma Cosmos) che non si allontanano molto da modelli non certo nuovi, come i live video su YouTube o progetti alla Tiny Desk. Non sembra ancora chiara e battuta la strada che porterà a forme realmente alternative alla musica in presenza e a quella, in forma di performance, archiviata online. Al contrario, almeno in questa prima fase, il ritorno agli spettacoli dal vivo sembra aver dato - e lo dico anche per esperienza personale - nuovo vigore alla forma del concerto, vista la forte necessità e la voglia da parte di tutti i soggetti coinvolti (addetti ai lavori, musicisti, ascoltatori) di tornare a condividere i piaceri del palco, la dimensione dell’incontro e dello scambio, l’esperienza corporea della musica.

Hai in programma di eseguire dal vivo i brani di quest’album?
Per il momento, purtroppo no. Ho registrato io tutte le parti strumentali del disco, e per portarlo in giro dovrei “reclutare” dei musicisti per accompagnarmi... Siccome non potrei mai scegliere musicisti diversi dai miei fidati compagni Klippa Kloppa, e, come accennavo prima, al momento siamo molto impegnati nel completamento del nuovo disco e nella preparazione del live ad esso collegato, non credo sia il momento giusto per mettere altra carne a cuocere. Ciò non toglie che mi piacerebbe tantissimo portare questi brani dal vivo, completato il lavoro coi Klippa Kloppa e, se i miei compagni mi vorranno sostenere, ci penserò seriamente. Girare da solo, magari utilizzando parti preregistrate, non è per niente nella mia natura e non lo troverei nemmeno divertente.

Cosa pensi della musica di oggi e quali sono i tuoi riferimenti musicali odierni?
Sono un ascoltatore di musica vorace, leggo anche tanto di musica e ciò mi spinge anche a volermi mantenere sempre sul pezzo, ascoltando a destra e a manca, ma la verità è che gli ascolti veri, quelli per puro piacere e non per saperne parlare, sono un'esigua percentuale rispetto alla quantità di roba ascoltata. Io mi ritengo un grande orfano della canzone pop italiana, quella degli anni d'oro, i Settanta, gli Ottanta; mi amareggia il fatto che quella gloriosa tradizione melodica non sia stata portata avanti, in maniera chiaramente ammodernata, da chi oggi fa canzone in Italia, che sembra prediligere altri modelli, sia melodici che ritmici, in primis quelli sudamericani. Non mi piace molto questo tipo di globalizzazione musicale, che non aggiunge ma cancella e spersonalizza, e perciò oggi amo particolarmente la musica che viene prodotta in quei paesi, primo fra tutti il Brasile, nei quali sono stati capaci di conservare la propria anima nazionale e di renderla contemporanea o declinarla in mille modi diversi. Questa risposta chiaramente non ha nulla a che vedere con i riferimenti musicali di “Mellifera”, per questo disco non credo di avere avuto nessun riferimento odierno in particolare, ma moltissimi riferimenti sedimentati durante anni e anni di ascolti.

Discografia
 NICOLA MAZZOCCA
  
Mellifera (Lepers Produtcions, 2021)
  
 KLIPPA KLOPPA
  
 Vigorsolleone (1999)
 Babyday Babynight (2000)
 The World Is Full Of J (2001)
 Picco alto (2002)
Tottemo Godzilla Riders (Tottemo Godzilla Riders / Soundish / Klippa Kloppa, Snowdonia, 2003)
 Giovannino (2006)
 Io ti lecco quando vuoi (2007)
 Figurine e favoline (2009)
 Dio (2010)
 Ellade (2011)
Liberty (Snowdonia, 2019)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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