Paradise Lost

Paradise Lost

Il paradiso perduto del gothic metal

intervista di Michele Savoldi

Da anni attendevo che i Paradise Lost tornassero a essere meno brutali e più melodici, come ai tempi di “Draconian Times” e “One Second”. “Obsidian”, la nuova fatica delle leggende gothic metal inglesi, devo dire che soddisfa abbondantemente le aspettative: finalmente torniamo a sentire la voce pulita di Nick Holmes, espressiva come poche e a mio avviso negli ultimi anni troppo costretta nella “gabbia” del death metal growling, aspetto apprezzabile ma solo come risvolto parziale di una voce dalle mille sfumature. Dal Paradiso Perduto di miltoniana memoria alle pagine di OndaRock: mr. Nick Holmes!

Dunque, caro Nick, come stai vivendo questa bizzarra emergenza sanitaria da quelle parti?
Oh, sto facendo più o meno quello che faccio di solito perché quando non viaggio o non sono in tour, di solito resto a casa. È abbastanza normale per me, capisco sia molto differente per chi esce per lavorare: i miei figli lavorano entrambi da casa ora, dunque non c'è nulla in frigo, niente cibo in vista (ride, ndr) dunque vado al supermarket più spesso di quanto non faccia di solito. Ma è sicuramente strano uscire e vedere la distanza sociale tra le persone, è bizzarro ma è quello che è, bisogna abituarsi e superarlo.

Parlando del nuovo album, “varietà” potrebbe essere la parola-chiave per descrivere “Obsidian”. Dopo due dischi brutali che tornavano alle radici, questa varietà è stata una decisione comune nella band o qualcuno ha spinto più di altri?
Penso che, quando abbiamo iniziato a scrivere, in fondo sia tutto questo quanto uscito spontaneamente. L'ultimo disco era uno specifico album death-doom, ecco cosa volevamo per “Medusa”. Con quest'ultimo abbiamo voluto variare un po', è sempre molto Paradise Lost, pesante e oscuro, ma è meno monodimensionale rispetto all'ultimo album... Ci sono pezzi che avrebbero potuto essere facilmente sull'ultimo disco ma c'è decisamente più varietà: pezzi più veloci, pezzi più lenti, più morbidi, più duri ma è sempre molto Paradise Lost, credo.

Come descriveresti il processo di composizione, registrazione e produzione di “Obsidian”?
È stato scritto e registrato più o meno come gli ultimi dischi, credo che abbiamo iniziato a scrivere a gennaio dell'anno scorso e siamo entrati in studio a novembre, verso la fine dell'anno scorso per finirlo a dicembre. Sì, più o meno come l'ultima volta: Greg Mackintosh e io abbiamo lavorato alla composizione, ci mandavamo i bounce delle idee, Greg ha scritto la musica e io i testi. È sempre stato così sin dagli inizi della band per il processo compositivo, ma con la tecnologia di oggi possiamo usare il file sharing, non dobbiamo più essere nella stessa stanza per scrivere musica, è molto facile condividere le idee... è davvero un modo perfetto per scrivere canzoni, sai?

Da fan della musica gotica degli anni Ottanta mi sono immediatamente innamorato del brano “Ghosts”...
Sì, è un omaggio a quel periodo temporale, siamo cresciuti negli anni Ottanta, eravamo teenager e quella musica era molto popolare. Nessuno sembra più fare quella musica, sembra rimasta confinata negli anni Ottanta, nessuno sembra aver preso quel posto, dunque è un modo per levarsi il cappello di fronte a quell'era... Sai, io sono sempre stato metallaro ma mi piacevano molto i Cult, Siouxsie And The Banshees e la prima scena gotica. Sì, ricorda parecchio quei giorni…

Com'è lavorare oggi con un'etichetta come la Nuclear Blast e cosa ricordi dei giorni con la Music For Nations negli anni Novanta?
La Nuclear Blast è grande, chiunque lavori per quell'etichetta segue bene le band ed è fan degli artisti con cui lavora, dunque è bello interagire con loro. È gente molto affamata di questo genere di musica, lo stesso avveniva quando abbiamo iniziato con la Music For Nations, chi lavorava con le band era davvero fan della loro musica. Penso che aiuti, molte etichette non necessariamente fanno lavorare persone che seguono la musica con cui lavorano, soprattutto le etichette grosse, le major. Ma credo che etichette metal come la Century Media o la Nuclear Blast possano contare su brava gente che lavora duro per gli artisti.

Hai ricordi belli, brutti degli anni Novanta? Ti manca qualcosa, non ti manca nulla di quei giorni?
Non saprei, non mi viene in mente nulla di diciamo brutto riguardo la band (ride, ndr)... è successo di tutto nel bene e nel male ma è parte della vita, no? Non c'è stato nulla di orrendo! Se penso alle etichette discografiche, è un ambito nel quale siamo stati molto fortunati, abbiamo sempre potuto fare quello che volevamo e so che molte band non sono state così fortunate quanto noi in quell'ambito. Sì, non riesco a pensare a nessun racconto dell'orrore onestamente.

Una volta finita questa emergenza, cosa possiamo aspettarci dalla vostra attività live? Ho visto un unico show nel quale suonerete “Obsidian” per intero, a Leeds, se ricordo bene...
Sì, sì... l'abbiamo organizzato per il 17 settembre e sto leggendo ora che non ci saranno grossi eventi sociali fino al 2021, ma è solo speculazione: come possiamo saperlo? Penso sia meglio essere positivi piuttosto che negativi, in entrambi i casi non conosciamo i fatti. Almeno proviamo a pianificare il futuro e gli show quest'anno, non c'è nulla di sbagliato in tutto ciò: se non funzionerà, avremo provato a essere ottimisti visto che normalmente ci si aspetta che io sia pessimista!

Parlando dei testi, Greg ha affermato che hai un modo criptico di scriverli e che hai creato, in particolare, un'aura di mistero per “Obsidian”. Come ti sei approcciato al processo di stesura dei testi per il nuovo disco?
Io parlo di molti argomenti simili, come la fede, qualsiasi tipo di fede, una cosa che trovo molto affascinante: la fede nelle persone, nella religione, in qualsiasi ambito mi ha sempre affascinato. Su questo disco parlo parecchio delle conseguenze date dalle scelte sbagliate nella vita. Di solito tratto argomenti riguardanti la vita, ma mi piace essere ambiguo, credo sia una bella cosa quando si scrive un testo. Legare le canzoni a dei soggetti lo trovo abbastanza noioso dal punto di vista della scrittura, ma ci sono sempre cose di cui parlare al mondo, ogni giorno.

Sono sempre stato affascinato da alcuni tuoi vecchi testi meno simbolici, diciamo. “Sweetness”, “I See Your Face”, “Say Just Words”, per esempio; sono nati da esperienze personali più dirette?
Sì, probabilmente. Voglio dire, a volte puoi affrontare un enorme evento nella tua vita che fa scattare qualcosa, naturalmente. Questo è un dato di fatto, credo. Ma ci possono anche essere piccole cose e interazioni con le persone. Io potevo essere da qualche parte e all'improvviso qualcosa che succedeva cambiava completamente la situazione, improvvisamente le piccole cose potevano trasformarsi in grandi cose e credo si tratti di un concetto davvero interessante. Però, sì, i testi possono arrivare da ovunque e gli eventi più piccoli possono ispirare la scrittura.

Lavorerai a dei progetti paralleli come i Bloodbath in futuro?
Sì, avremmo dovuto partecipare a parecchi festival quest'anno, ma naturalmente sono stati annullati. Saremmo dovuti andare in America quest'anno... Sarò ancora in giro coi Bloodbath non appena possibile, speriamo, e vediamo cosa succede. Ma al momento tutto il resto è stato messo in pausa.

Che musica ascolti a casa quando sei libero dai doveri coi Paradise Lost?
Al momento non sto nemmeno ascoltando musica, ascolto la radio (ride, ndr) e le stazioni coi notiziari, ecco cosa sto sentendo ora. Se ascolto musica, vuol dire che sono il mio umore è incredibilmente buono e perciò ascolterei probabilmente un sacco di roba con la quale sono cresciuto da ragazzo, amo ancora parecchio le band originali che ascoltavo crescendo. Sì, ci sono nuove band che ascolto occasionalmente, ma di base amo ancora le cose storiche.

E quali sono le band con le quali sei cresciuto?
Il primo death metal e black metal come i Bathory, i Death, i primi gruppi death metal, la vecchia scuola, perché sono un po' un tipo da vecchia scuola e rimango in quell'ambito in modo deciso.

E oltre al metal?
Non saprei...al momento ti direi, lo dico da 25 anni, i Dead Can Dance. Sai, se creassi una playlist sarebbe coerente con quella che avrei creato a 18 anni: stessa playlist! (ride, ndr)

Di recente hai letto dei libri o visto dei film che ti hanno ispirato?
Guardo una montagna di film, sono un grande fan del cinema, addirittura mi dimentico quelli che ho visto, considerati quanti ne vedo… una quantità insana! Quanto alle letture, sto leggendo ancora i vecchi libri di Stephen King perché ora li vedo da una prospettiva diversa, li ho letti da ragazzino quelli vecchi e ora li leggo da adulto, mi sembrano libri completamente diversi. È molto eccitante leggere i vecchi libri di King.

Che ricordi hai – se ne hai – riguardo i concerti in Italia?
Mmh...sì, mi ricordo dei concerti in Italia, non ne abbiamo fatti molti: Roma, Milano e forse un altro paio di posti. Sì, mi ricordo di un concerto a Milano ed è stato il concerto dal clima più freddo che abbia mai fatto. Si ghiacciava in modo assurdo, non riuscivo a riscaldarmi. Giravo per la stanza per riscaldarmi ma non ci riuscivo. Era un po' di anni fa, la stanza sembrava un luogo del film “La Cosa” (ride, ndr)! Che freddo... ovviamente il pubblico era fantastico, ma sono queste piccole cose che alla fine ti restano in mente.

Nonostante foste in Italia, il gelo!
Sì, era al Nord, ma sì... Dio che freddo (ride, ndr)!

Hai un messaggio e un saluto finale da mandare ai fan italiani dei Paradise Lost?
Sì: abbiate cura di voi stessi, spero che torni presto la normalità, per quanto possibile. Il nostro album uscirà il 15 maggio, quindi scaricatelo per favore! Godetevelo e si spera che riusciremo a fare concerti più caldi in Italia... speriamo quest'anno. Se così non sarà, di sicuro l'anno prossimo.

Discografia
 Lost Paradise (Peaceville, 1990)
Gothic (Peaceville, 1991)
 Shades Of God (Music for Nations, 1992)
Icon (Music for Nations, 1993)
Draconian Times (Music for Nations, 1995)
  One Second (Music for Nations, 1997)
  Host (Emi, 1999)
  Believe In Nothing (Emi, 2001)
  Symbol Of Life (GUN Records, 2002)
 At The Bbc (live, Strange Fruit, 2003)
  Paradise Lost (GUN Records, 2005)
  In Requiem (Century Media, 2007)
 The Anatomy Of Melancholy (live, Century Media, 2008)
  Faith Divides Us - Death Unites Us (Century Media, 2009)
 Draconian Times (live, MMXI Century Media, 2011)
 Tragic Idol (Century Media, 2012)
 Tragic Illusion – Live At The Roundhouse (live, Abbey Road, 2013)
The Plague Within (Century Media, 2015)
 Symphony For The Lost (live, Century Media, 2015)
 Medusa (Nuclear Blast, 2017)
 Live At Rockpalast (live, MIG, 1995)
  Obsidian (Nuclear Blast, 2020)
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