26/10/2025

Paradise Lost - Messa

Hall


Negli anni 90, i Paradise Lost erano qualcosa di grande, e non solo per il valore artistico dei loro lavori (tutti capolavori, dall’estremista “Lost Paradise”, al controverso, e sottovalutatissimo, “Host”), ma anche per il successo raggiunto grazie a singoli come “The Last Time” e “Say Just Words”, i cui video finirono in heavy rotation sulla recentemente defunta Mtv. Da allora, sono tra quei nomi, quantomeno, conosciuti anche da chi il metal non lo pratica. Un successo non particolarmente cercato e che, in ogni caso, non potevano mantenere: troppo melanconici, raffinati e compassati per diventare vere star. Da venticinque anni, si sono ritirati in un undeground in cui sono considerati venerati maestri, dando alle stampe dischi di ottima qualità, in cui il metal di stampo gotico che, di fatto, hanno inventato viene innervato con dosi ora meno (il recente “Ascension”) ora più massicce (il precedente “Obsidian”) di influenze darkwave ed elettroniche. Però, di fatto, senza inventare più nulla.

Non avevo mai avuto modo di sentirli dal vivo e, così, non potevo perdere l’occasione della loro unica data italiana a Padova. È già qualcosa che questi eventi non si tengano solo a Milano, a Bologna o a Roma. Possibile che nella scelta della location abbia inciso anche il fatto che, ad accompagnarli nel loro tour europeo, ci siano i nostri tosi Messa e che molte delle persone che domenica 26 si hanno affollato l’Hall fossero lì anche per loro.
Del quartetto bassanese (semplifico per i foresti), ho già scritto in occasione del loro splendido concerto al Curtarock la scorsa estate e anche il, pur breve, set di domenica ha confermato l’assoluta padronanza del palco della band veneta: dall’iniziale “Babalon” fino alla monumentale “Thicker Blood”, è stata l’ennesima prova convincente di una formazione con una classe e una coerenza artistica veramente con pochi eguali in Italia.

Quando salgono sul palco i Paradise Lost, la prima cosa che viene in mente è “quanto è invecchiato Nick Holmes!”. Negli anni 90 era un figo: capello lungo, aria tormentata e leggermente malaticcia, come andava ai tempi. Ora è calvo (al pari degli altri due membri storici Aaron Aedy e Stephen Edmonson) e con una barba bianca da vecchio libraio. La voce resiste (circa), ma è impossibile non sospettare che il ritorno al growl sia un modo per sopperire a un certo calo di tono.
Comunque, il ruggito iniziale di “Serpent On The Cross” mostra un carisma intatto e quando hai un pubblico adorante che conosce e canta assieme a te ogni singolo verso, anche una voce non più brillantissima (in realtà, il cantato di Holmes è sempre stato più “funzionale” che “bello”) commuove ed esalta.
Greg MackIntosh è l’unico a sfoggiare ancora una lunga chioma, con un’acconciatura e una barba che lo fanno apparire un vecchio sciamano: occhi sulla chitarra e concentrazione costante, come se stesse comunicando con gli antichi. In realtà, il vero frontman del gruppo si dimostra Aedy, che suona ancheggiando costantemente, mentre, con gli occhi al cielo, canta senza microfono come se fosse sotto il palco.

Il gruppo evita l’effetto greatest hits, quindi niente “The Last Time”, “The Painless” o “As I Die”, in altri tempi classici immancabili dei concerti, ma la corposa discografia dei Lost viene toccata quasi per intero: “Pity The Sadness”, True Belief”, “Once Solemn”, assieme ai più recenti “Ghosts” “Beneath Broken Earth”, “Tragic Idol” e, persino, “Nothing Sacred”, cantata a squarciagola dal pubblico dell'Hall (e meno male che “Host”  si porta dietro la fama del disco “brutto”!).
Innegabile, però, che il termometro dell’emozione tocchi il suo picco quando parte il giro di tastiere di “Say Just Words”, che porta trionfalmente il gruppo all’encore con gli ultimi tre brani. Chiude il concerto “Silence Like The Grave” dall’ultimo disco, quasi a sottolineare come i Paradise Lost, lungi dal pensare di aver dato già il meglio di sé, cerchino ancora di dire qualcosa di nuovo e siano orgogliosi di ogni tappa del percorso che, ad oggi, li ha portati qui. E ne hanno tutte le ragioni.

Setlist

Messa

Babalon
At Races
The Dress
Immolation
Reveal
Thicker Blood

Paradise Lost:
Serpent On The Cross
Tragic Idol
True Belief
One Second
Once Solemn
Faith Divides Us – Death Unites Us
Pity The Sadness
Beneath Broken Earth
Nothing Sacred
Tyrants Serenade
Requiem
Mouth
Say Just Words

No Celebration
Ghosts
Silence Like The Grave

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