
Tuta da gelataio, occhiali scuri, bandana nera calata sulla fronte: E sembra uno degli ZZ Top appena evaso da un manicomio criminale quando sale in perfetta solitudine sul palco, armato solo della sua inconfondibile chitarra celeste. La voce echeggia più rauca che mai, le note si affacciano scarne ed essenziali. Poi, accanto a lui arriva "Il" Chet, fedelissima spalla alla chitarra da più di un lustro, ed ecco "Little Bird" e "End Times" sbocciare come impalpabili elegie.
Ma si tratta solo di un antipasto, perché l'incarnazione degli Eels, stavolta, è quella di una sfavillante macchina da rock 'n' roll sintonizzata sulle frequenze Sixties. Tra cravattine nere, coppole e barbe d'ordinanza, la formazione entra in scena al completo: l'impassibile Kool G Murder al basso, il nuovo arrivato P-Boo alla chitarra e Knuckles alla batteria, pronti a riversare sul pubblico una raffica di rock-blues tirati e compatti, da "Prizefighter" a "Tremendous Dynamite". Nel mezzo, un paio di cover che sembrano voler mettere subito in chiaro i numi tutelari della serata: "She Said Yeah", pescata direttamente dallo scaffale dei Rolling Stones, e la classica "Summer In The City" dei Lovin' Spoonful, tirata a lucido per l'occasione.
Giusto il tempo di riprendere il fiato con le delicate sfumature di "In My Dreams" e "In My Younger Days" e subito la corsa riparte col sorriso sulle labbra: da "Souljacker" sbuca una "Jungle Telegraph" scoppiettante di inventiva, mentre l'ennesima metamorfosi di "My Beloved Monster" la porta a vestire i panni di un divertissiment dal sapore funky.
Le luci si fanno sanguigne sugli ululati di una ruvida "Fresh Blood", mentre i riff un po' gradassi di "Dog Faced Boy" e "Souljacker Part I" accendono come sempre il calore del pubblico. Ad addolcire le tinte ci pensano gli intrecci argentati di "Spectacular Girl" e i cori della sognante "That Look You Give That Guy" (già un piccolo classico del canzoniere degli Eels).
Non si perde in chiacchiere, E, inanellando in rapida successione un brano dopo l'altro: solo al momento della rituale presentazione della band si lascia andare a qualche battuta con i quattro compari, concedendo a Knuckles il microfono per un breve brano firmato proprio dal batterista.
Non c'è da sorprendersi che il concerto si incentri soprattutto sul materiale degli ultimi tre album, "Hombre Lobo" in testa: ma per il gran finale E stappa le bottiglie d'annata, regalando un'irresistibile "Mr. E's Beautiful Blues" in versione "Twist And Shout" e una "I Like Birds" convertita nell'ormai familiare sfuriata punk.
Come ai tempi dell'ultimo tour "elettrico" degli Eels, nel 2006, E si congeda giocando a indossare i panni del crooner: stavolta non più in compagnia di Frank Sinatra, ma nientemeno che di George Gershwin... La "Summertime" di Mark Oliver Everett (altro omaggio allo spirito dichiaratamente estivo della serata) ha più a che vedere con l'istrionica versione di Billy Stewart che non con l'originale: e mentre E si diverte a lanciare gelati sul pubblico (!), Tarantino prende nota per la colonna sonora del suo prossimo film.
Il gospel invasato di "Looking Up" è il modo migliore per chiudere la festa, anche se il pubblico mostra di avere ancora voglia di ballare. Ma anche stavolta E non è prodigo di bis: una lancinante "I'm Going To Stop Pretending That I Didn't Break Your Heart" (unica concessione a "Blinking Lights And Other Revelations") e poi, come a voler tirare le fila di tutto quanto, un'accorata "Oh So Lovely", punto nevralgico dell'ultimo nato in casa Eels ("Tomorrow Morning", lasciato un po' in disparte nella scelta dei brani). "Oh so lovely / Lord above me / I feel my heart changin' in mysterious new ways", proclama E con la faccia nascosta dietro la sua maschera di scena. Ma il cuore no, quello lo mette sempre in gioco fino in fondo. "Now how can I tell you how grateful I am?".
(20/09/2010)