Hanno tanto da celebrare, i Marlene Kuntz, la band che più di ogni altra è stata il simbolo del miglior rock alternativo italiano, una fortuna costruita su una trilogia memorabile pubblicata negli anni 90, così caratterizzante da essere rimpianta per sempre dai fan oltranzisti della prima ora.
E allora ecco accontentati coloro che nei due decenni successivi si sono lamentati perché Marlene era cambiata troppo: oggi diventa la prima formazione di casa nostra a realizzare due tour dedicati a due album di quell’epoca d’oro. Del ventennale di “Catartica” scrivemmo a suo tempo, ora è il momento di ricordare il secondo disco di Cristiano Godano e compagnia, “Il Vile”, anche questo accompagnato da un giro di concerti che sta raccogliendo sold-out lungo l’intera penisola.
Abbiamo seguito la data di Roma, spostata all’ultimo momento dal centralissimo Teatro Quirinetta all’appariscente Spazio 900, incastonato nel bel mezzo del razionalismo del quartiere Eur: ne esce fuori un’emozionante immersione nel passato, ma con un piede ben innestato nel presente, perché Marlene non intende vivere di nostalgie.
Infatti non è certo un caso che la setlist preveda, accanto agli undici brani che componevano la scaletta de “Il Vile”, alcune tracce estratte dal recente “Lunga attesa”, pubblicato appena un anno fa e di nuovo incentrato sui suoni che resero questi ragazzi di Cuneo il centro nevralgico del movimento musicale indipendente nazionale.
La band ha quindi proposto un mix esplosivo pescando fra anni 90 e anni 10, nel quale “Overflash” e “Cenere” si sono intersecate con “Fecondità” e “Leda” in maniera assolutamente naturale. Brani che non venivano eseguiti da molti anni, accanto ad altri che sono rimasti una costante nel tempo nelle scalette dei Marlene Kuntz, come “Ape regina”, che, posta a metà concerto, ha fatto letteralmente decollare la serata.
Il picco di elettricità arriva nella parte finale della setlist, dalla chiusura strumentale de “La strada dei ricordi” in poi, quando “Retrattile” ci conduce, attraverso l’accoppiata “Ti giro intorno”/“E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare”, al delirio collettivo della serata, “Il Vile”, uno degli inni generazionali dei Marlene, chissà per quale motivo suonata raramente dal vivo.
Cristiano, Riccardo, (che belle intersecazioni quelle due chitarre, ogni volta è una scoperta), Luca e Lagash hanno dato tutto, come al solito, ma non è finita: nei bis rallentano il ritmo e omaggiano gli altri capisaldi dell’epoca, “Che cosa vedi” (dal quale riprendono “La mia promessa) e “Ho ucciso paranoia” (la scelta cade su “Ineluttabile”), per poi far calare il sipario sul più classico degli epiloghi, lasciando il meritato spazio all’elettrica poesia di “Nuotando nell’aria”, tanto per non dimenticare l’opera prima “Catartica”.
Sono una macchina perfetta, i Marlene Kuntz, vanno a memoria senza sbavature, magari fisicamente meno frenetici rispetto al 1996, ma anche tecnicamente più bravi e tremendamente efficaci, come sempre.
La città dormitorio
3 di 3
L’agguato
Formidabile
Fecondità
Overflash
Cenere
Niente di nuovo
Leda
Ape regina
L’esangue Deborah
Come stavamo ieri
Sulla strada dei ricordi
Retrattile
Ti giro intorno
E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare
Il vile
…. ….
La mia promessa
Lunga attesa
Ineluttabile
Nuotando nell’aria