11/11/2025

Bob Mould

Monk Club


In una basica maglietta scura, il corpulento Robert Arthur Mould, meglio noto come Bob, sale sul palco del Monk Club alle 21,45 in punto, rispettando al secondo l’orario d’inizio previsto. Al riparo dal freddo umido novembrino, gli spettatori romani si uniscono al centro della sala, attenti a usare il proprio smartphone in maniera parsimoniosa, dato l’avviso in cassa: su richiesta esplicita dell’artista, è infatti vietato fare foto e video durante lo show.
Tra i massimi esponenti della scena alternativa californiana, Mould arriva a Roma con il suo Here We Go Crazy Tour, completamente da solo con la sua chitarra fragorosa e distorta.

Dopo l’ultima fatica discografica, il chitarrista statunitense ritrova la sua vena più tagliente, per sbattere in faccia a tutti i suoi nuovi testi introspettivi con il fuoco dei riff più esplosivi. Con ben 24 brani suonati in circa 75 minuti di concerto, Mould celebra il ripasso della sua lunga carriera, partendo dal power-pop di “The War”. Ovviamente impossibile evitare il percorso seminale con gli Hüsker Dü, a cominciare da quella “Flip Your Wing” che alla metà degli anni 80 segnava il passaggio verso arrangiamenti più pop-core.
Dal rock’n’roll di “I Apologize”, Mould violenta la sua chitarra sferzando un sound rumoroso e distorto, accompagnato da una tonalità melodica in stile Michael Stipe. Dal progetto Sugar, dopo lo scioglimento degli Hüsker Dü, ecco il gioiello “Hoover Dam”, a metà tra i Beatles e il furore grunge. Mould saluta il pubblico, attaccando con il riff al vetriolo di “Stand Guard” la parte centrale del set, totalmente incentrato sulla sua carriera da solista.

Ci sono così la spensieratezza sixties di “Siberian Butterfly”, il garage-pop di “The Descent”, ovviamente l’ultimo singolo che fornisce il titolo all’intero tour. Da buon californiano, Mould ammette la sua vergogna per la situazione politica americana, chiedendo scusa a tutto il pubblico per gli evidenti effetti del nuovo corso trumpiano sull’intero pianeta. Sono piccole pause tra un pezzo e l’altro, in un concerto serratissimo, forse un pizzico monocorde, ma è la conseguenza naturale della sua stessa scelta di esibirsi da solo in elettrico. E infatti quella che era una intima ballata acustica, “Hardly Getting Over It”, assume nuova forma distorta, mentre arriva il secondo recupero della serata dal catalogo degli Hüsker Dü. Tra la marziale “Celebrated Summer” e il mix melodic-hardcore di “Something I Learned Today”, Bob quasi stordisce il pubblico del Monk Club.
Piovono gli ultimi applausi, il concerto termina altrettanto in punto. E’ stato un piacere, Bob. Alla prossima.

Setlist

The War
Flip Your Wig
I Apologize
Hoover Dam
Stand Guard
Siberian Butterfly
Sinners and Their Repentances
The Descent
Forecast of Rain
Next Generation
I Don't Know You Anymore
You Say You
Here We Go Crazy
The Ocean
Daddy's Favorite
Black Confetti
Hardly Getting Over It
Too Far Down
Never Talking to You Again
Celebrated Summer
See a Little Light
If I Can't Change Your Mind
Something I Learned Today
Makes No Sense at All

Bob Mould su OndaRock

Speciali