Si è svolta dal 10 al 12 luglio la IX edizione di Videocittà, il Festival della Visione e della Cultura Digitale, fra i più importanti eventi italiani dedicati all’incontro fra cultura contemporanea, musica, innovazione e nuove tecnologie, confermato nella suggestiva area del Gazometro, Zona Ostiense, Roma. Anche quest’anno la rassegna stupisce per qualità e ampiezza di contenuti, puntando sull’acqua come elemento guida e tema aggregante. Un evento transgenerazionale in grado di riunire nei medesimi ambienti ospiti istituzionali e appassionati della scena musicale elettronica, manager d’azienda e fissati per le nuove tecnologie, nato da un’idea di Francesco Rutelli. Si sono susseguiti a ritmo serrato talk, approfondimenti, mostre, installazioni, dj set di richiamo internazionale, musica sperimentale, videoarte, realtà aumentata, educazione digitale, per tre giorni di total immersion nella più grande area di archeologia industriale urbana d’Europa, riqualificata al punto da divenire super instagrammabile. Potremmo raccontarvi per ore tutto quello che è accaduto, ma su queste pagine ci soffermiamo agli aspetti più legati alla parte musicale del cartellone.

Il grande nome di questa edizione è stato senz’altro quello di Apparat, uno dei più influenti compositori, producer e performer della scena elettronica contemporanea, in grado di sviluppare un linguaggio sonoro unico e riconoscibile. L’artista berlinese è stato protagonista di un seguitissimo dj set il sabato sera e della sonorizzazione dell’installazione videosonora immersiva principale, la suggestiva “In Limpha”, un’opera che esplora il rapporto fra natura, trasformazione e coscienza, avente come colonna sonora la rielaborazione di una traccia di Apparat, “Black Water”. Ma numerosi altri nomi di punta hanno dato lustro alla line up, a partire dai producer Mace e Populous, attentissimi anche loro agli aspetti visual dei rispettivi show. Sara Persico, ha presentato il progetto electro-ambient “Sphaira” in coppia con Mika Oki, insieme già vincitrici del Videocittà Awards 2025 nella categoria “Best AV Performance”. Francesca Heart (musicista italiana nominata ai Grammy Awards) ha ammaliato la platea suonando una grande conchiglia, processando il suono attraverso l’utilizzo di un software, mentre Amanda Lana si esibiva in una performance corporea.

Nziria ha portato dal vivo i brani del nuovo lavoro “Syysma”, nel quale immagina un suono futuro del Mediterraneo, nel quale il neomelodico si libera dai confini geografici coniugando tradizione e sperimentazione. I Voices From The Lake (Donato Dozzy e Neel) hanno proposto la loro scrittura ipnotica, in cui ritmo e texture si evolvono in modo organico, dando forma a paesaggi sonori sospesi tra ambient e techno. Ambienti narrativi ipnotici anche quelli creati dai Liminal State, che hanno presentato “Freefall”, una performance audiovisiva improvvisativa nella quale suono, musica, luci e visual generativi si sviluppano in tempo reale. Una serie di spettacoli durante i quali il suono si è manifestato come elemento fluido e instabile, unendo elettronica avanguardista, vocalità radicale e stratificazioni sonore, proponendo paesaggi in continua trasformazione. Esperienze immersive e percettive che hanno introdotto il pubblico in una dimensione di ascolto profondo, ma al contempo liberatoria, costantemente sospesa tra tensione e immersione, ritmo e materia visiva, per un viaggio percettivo in grado di dissolvere qualsiasi confine tra ascolto e visione.
Foto di Claudio Lancia



