Brett Anderson dei Suede e Nadine Shah insieme alla Paraorchestra per una struggente cover di “Holes”, uno dei vertici del capolavoro “Deserter's Songs” dei Mercury Rev. È una delle chicche di “Death Songbook”, il progetto a cura della Paraorchestra e del suo fondatore e direttore artistico, Charles Hazlewood che, oltre a Shah e Anderson, ospita anche Gwenno, Seb Rochford (Sons of Kemet) e Adrian Utley (Portishead). Le dodici tracce del disco alternano brani originali e nuove versioni di “canzoni iconiche che esplorano l’amore, la perdita e la trascendenza” di artisti come Mercury Rev, Japan, Black, Depeche Mode, Echo and the Bunnymen, Skeeter Davis, Jacques Brel e Suede. In uscita il prossimo19 aprile su Bmg, “Death Songbook” si può già ordinare in questa pagina. Anderson e Shah avevano già cantato “Holes” insieme con la Paraorchestra nel gennaio 2021, durante un concerto al Millennium Centre di Cardiff. La versione rivisitata dalla Paraorchestra presenta “una fusione eterea di voci inquietanti e strumenti a fiato psichedelici”, secondo la nota dell’ensemble.
Vedi qui sotto la performance di Brett Anderson e Nadine Shah insieme alla Paraorchestra in “Holes”.
A proposito del brano, Brett Anderson ha sottolineato: “C’è questo senso di rimpianto che ha risuonato in me. Quella frase sui ‘buchi scavati da piccole talpe’, ha qualcosa di così triste e infantile…”. Nadine Shah dal canto suo ha commentato: “Sono una grande ammiratrice sia di Brett Anderson che di Charles Hazlewood, quindi l’opportunità di partecipare a ‘Death Songbook’ era un’occasione che non mi sarei mai lasciata sfuggire”.
Nel disco saranno incluse anche due esecuzioni live di brani tratti dall’album, alla Roundhouse di Londra il 24 aprile, con Shah e Gwenno insieme ad Anderson e alla Paraorchestra. Gwenno si unirà a loro anche alla Factory International di Manchester, nello show in programma il 26 aprile.
L’idea del progetto è nata durante la pandemia. Charles Hazlewood, leader della Paraorchestra e già alla guida di alcune delle orchestre più celebri del mondo, è rimasto colpito dalla possibilità di realizzare un album di " rivisitazioni molto delicate” di alcune canzoni “morbosamente belle e delicatamente cupe”. Ne ha parlato con l’amico Brett Anderson, che l’ha trovato un concetto molto vicino alla sua sensibilità, accettando di aiutarlo a curare e cantare le 12 canzoni dell’album. “L’unica regola” – ha spiegato Hazlewood - è che tutte le canzoni devono avere una relazione con la morte o con la morte dell’amore”. Le raggelanti e appassionate performance vocali di Anderson esprimono questo senso di desolazione, conferendo un tono ulteriormente struggente alle rivisitazioni dell’ensemble. La Paraorchestra ha registrato la maggior parte dell’album “Death Songbook” dal vivo in un pomeriggio, al culmine del lockdown, sul più grande palcoscenico d’opera d’Europa: il Donald Gordon Theatre al Wales Millennium Centre di Cardiff. Il progetto è tornato al Wales Millennium Centre per un'esibizione dal vivo nell'ottobre 2022, dove sono state registrate tre canzoni aggiuntive.
Alcune settimane fa, dallo stesso progetto, era stata presentata la cover del classico “The Killing Moon” di Echo and the Bunnymen.