La Treccani si prepara a rivedere la definizione di “Bocca di Rosa”, storico personaggio della celebre canzone di Fabrizio De André. Come rivela Alessandra Arachi sul Corriere della Sera, nella prossima edizione del dizionario l’espressione potrebbe essere affiancata alla definizione di “donna libera”, superando almeno in parte l’interpretazione che per anni l’ha identificata esclusivamente come sinonimo di prostituta. La direttrice del dizionario Valeria Della Valle spiega però che il significato ormai consolidato nell’uso comune non potrà essere eliminato del tutto: potrà essere integrato, ma non cancellato. Una scelta che si avvicina alla visione dello stesso De André, il quale già nel 1996 contestava con forza questa lettura, ricordando che Bocca di Rosa “lo faceva per passione, non per professione”.
Dori Ghezzi ha accolto con favore la revisione: “Finalmente viene interpretata in modo corretto la sua canzone”. Anche Luvi De André sottolinea come il tema centrale sia la libertà individuale e il superamento dei pregiudizi, sia per chi vive liberamente la propria sessualità sia per chi sceglie il lavoro sessuale. Tra gli interventi raccolti dal Corriere figurano anche quelli di Lidia Ravera, che auspica un cambiamento culturale nel modo di giudicare la libertà sessuale femminile, e dello scrittore Diego De Silva, favorevole alla nuova interpretazione pur mettendo in guardia dal rischio che venga percepita come una cancellazione del passato.
La canzone
“Bocca di Rosa”, scritta nel 1967 da Fabrizio De André insieme a Gian Piero Reverberi, narra la storia di una donna misteriosa, della quale non viene mai rivelato il vero nome, che arriva in treno nel piccolo paese di Sant’Ilario. Libera e indipendente, vive l’amore seguendo esclusivamente la passione, come recitano i celebri versi: “C’è chi l’amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione, Bocca di Rosa né l’uno né l’altro, lei lo faceva per passione”.
Il suo arrivo sconvolge gli equilibri del paese. Gli uomini restano affascinati da lei, mentre le donne, gelose e indignate per le infedeltà dei mariti, si rivolgono al commissario affinché intervenga. Così Bocca di Rosa viene accompagnata dai gendarmi prima in caserma e poi alla stazione ferroviaria, costretta a lasciare il paese. Alla sua partenza, però, sono proprio gli uomini del borgo a renderle omaggio, salutando “chi per un poco senza pretese portò l’amore nel paese”. La sua fama si diffonde rapidamente e, alla stazione successiva, la donna viene accolta con entusiasmo. Persino il parroco la invita a partecipare alla processione religiosa, simbolo dell’incontro tra “l’amore sacro e l’amor profano”, uno dei passaggi più emblematici della canzone.
Secondo diversi studiosi, De André potrebbe essersi ispirato a “Brave Margot” di Georges Brassens, con cui il brano condivide alcuni temi e riferimenti narrativi. Un’altra possibile influenza è il film “La donnaccia” (1965) di Silvio Siano, interpretato da Dominique Boschero, che racconta la storia di una giovane prostituta costretta a tornare nel proprio paese d’origine, dove viene emarginata dalle altre donne. Anche se non esistono conferme definitive da parte dell’autore, entrambe le opere sono considerate tra le fonti d’ispirazione più plausibili per la nascita di “Bocca di Rosa”.