Altro che "I want my Mtv". Il celebre slogan-ritornello di "Money For Nothing" (Dire straits feat. Sting) appare ormai fuori dal tempo. Paramount Skydance, il gruppo nato dalla fusione tra Paramount Global e Skydance Media, ha deciso infatti di ritirarsi progressivamente dal mercato televisivo lineare, con la chiusura entro la fine del 2025 di quasi tutti i canali musicali Mtv in Europa. Il 31 dicembre nel Regno Unito si spegneranno Mtv Music, Mtv 80s, Mtv 90s, Club Mtv e Mtv Live. Resterà soltanto il canale principale — Mtv Hd — ormai dedicato per intero a reality e programmi d’intrattenimento come “Catfish”, “Teen Mom” e “Geordie Shore”.
In Italia attualmente è ancora visibile sul canale 131 di Sky, sul canale 122 di Sky Glass e in streaming sulla piattaforma Now.
La fine di Mtv oggi potrà sembrare quasi irrilevante per chi è cresciuto con YouTube o Tik Tok, ma che suona ben più traumatica per una generazione intera, per la quale Mtv non è stata solo una rete televisiva, ma un modo di vivere, un immaginario condiviso, la finestra attraverso cui la musica diventava immagine, racconto, identità.
Lanciata a New York nel 1981 con un video simbolico — “
Video Killed The Radio Star” dei
Buggles — la rete aveva trasformato la musica in linguaggio visivo e generazionale. Nel 1984 inaugurò gli Mtv Video Music Awards, nel 1985 trasmise sedici ore di
Live Aid, nel 1987 sbarcò in Europa via satellite, contribuendo a creare un’estetica globale del pop.
In Italia arrivò nei primi
anni Novanta, prima attraverso le emittenti locali e poi, dal 1995, con l’accordo esclusivo con TELE+. Mtv Italia nacque ufficialmente il 1° settembre 1997: il primo MTV Day venne inaugurato dal concerto degli
U2. Fu l’inizio di un fenomeno che lanciò figure come Giorgia Surina, Marco Maccarini, Victoria Cabello, Andrea Pezzi, Federico Russo e Alessandro Cattelan, volti di programmi che divennero culto — “Select”, “Hitlist Italia”, “Brand:New”, “Week in Rock”, “Loveline”, e soprattutto “Total Request Live”, trasmesso da Piazza Duomo a Milano. Celebre anche il format degli "Mtv Unplugged", che avrebbe visto protagonisti artisti del calibro di
Squeeze,
Eric Clapton,
Nirvana,
Bob Dylan,
Mariah Carey,
Alice in Chains, Cranberries,
10,000 Maniacs e tanti altri.
Nel tempo, però, Mtv ha progressivamente cambiato pelle. Dopo aver plasmato il linguaggio visivo e sonoro di almeno due generazioni, la rete ha virato verso i reality show e l’intrattenimento leggero, relegando i contenuti musicali su canali tematici separati. I videoclip lasciarono spazio a reality e docu-serie come “
The Osbournes”, che nel 2002 mostrava la vita domestica del
frontman dei
Black Sabbath, e successivamente a format sempre più pop e generalisti.
La storia di Mtv, insomma, sembrano appartenere a un’altra epoca: oggi i video si guardano su YouTube, si scoprono su TikTok o si condividono su Instagram. Così, le ultime roccaforti del “music television” stanno chiudendo una dopo l’altra.
Ma la scomparsa di quei canali lascia comunque un vuoto, come la sensazione di dire addio a un frammento della nostra storia collettiva. E forse, dentro di noi, resterà sempre una piccola voce che continua a ripetere, con un sorriso un po’ nostalgico: “I want my MTV”.