Kevin Parker torna in scena con i Tame Impala: il 17 ottobre uscirà per Columbia Records il nuovo album "Deadbeat", anticipato dal singolo "Dracula". Contestualmente sono state annunciate le tappe del tour europeo 2026, che farà scalo anche in Italia: il 12 aprile all’Inalpi Arena di Torino e il 13 aprile all’Unipol Arena di Bologna.
"Deadbeat", registrato tra Fremantle e il Wave House di Injidup, segna una svolta verso sonorità più immediate e da club, con testi in cui affiorano affiorano fragilità, ironia e un costante desiderio di fuga.
"Dracula", terzo estratto dopo "Loser" ed "End Of Summer", si muove tra funk, disco e suggestioni vicine al suono di The Weeknd. Il videoclip (qui sotto) porta la firma dell’artista Julian Klincewicz, mentre "Loser" era stato affidato a Kristofski con la partecipazione di Joe Keery.
Biglietti
I ticket per le due date italiane saranno in vendita dalle ore 10 di venerdì 3 ottobre su Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket. Prevendite anticipate per i titolari di carta Mastercard dal 1° ottobre e per gli iscritti a My Live Nation e Concerto Family dal 2 ottobre.
Dopo "The Slow Rush"
Negli ultimi anni Kevin Parker ha collezionato collaborazioni di peso: dal Grammy vinto con i Justice per "Neverender" ai brani per colonne sonore come "Barbie", "Elvis" e "Minions: The Rise Of Gru". Ha lavorato con Thundercat ("No More Lies"), Gorillaz ("New Gold") e The Streets ("Call My Phone Thinking I’m Doing Nothing Better"), oltre a produrre "Radical Optimism" di Dua Lipa. Un percorso che oscilla tra pop mainstream e prestigio indie, senza mai rinunciare al marchio timbrico inconfondibile della sua voce filtrata.
Cinque anni dopo l’edonismo raffinato di “The Slow Rush”, Kevin Parker riporta i Tame Impala in studio con “Deadbeat”, un album nato tra Fremantle e Injidup e profondamente debitore alla scena rave dell’Australia occidentale. L’uscita, prevista per il 17 ottobre su Columbia Records, raccoglie dodici tracce.
Registrato nella città natale di Parker e nel Wave House, lo studio affacciato sull’oceano che è ormai parte integrante della sua mitologia sonora, “Deadbeat” si nutre di riferimenti alla cultura bush doof: i raduni psichedelico-tribali che dagli anni Novanta hanno incarnato l’anima più sotterranea e libertaria del rave australiano. Non semplici feste, ma riti collettivi in cui trance, techno e psytrance si fondono con un ethos di autosufficienza, ecologia e comunitarismo. È da lì che Parker sembra trarre l’ispirazione per spogliare la sua formula di strati, puntando a una “psichedelia da club” più diretta, pulsante, meno levigata rispetto al passato.
Con “Deadbeat”, i Tame Impala si muovono in una direzione meno cerebrale, cercando un’immediatezza che può apparire, a seconda dei punti di vista, come evoluzione naturale o riduzione strategica. Parker parla di linee vocali più leggere e strutture più snelle: un cambio di passo che potrebbe deludere chi attende ancora il grande romanzo psichedelico dei Tame Impala, ma che riflette fedelmente l’immaginario rave da cui il disco nasce. Non più la nostalgia patinata degli anni Settanta o Ottanta, ma un’aderenza quasi antropologica a una cultura sotterranea che Parker riporta sulla superficie globale del pop contemporaneo.