The Cure: guarda il concerto con le canzoni di “Songs Of A Lost World” più tanti classici

01-11-2024

E’ uscito finalmente “Songs Of A Lost World”, l’attesissimo album del ritorno dei Cure dopo 16 anni. Si tratta del loro quattordicesimo in studio e primo dai tempi di “4:13 Dream” (2008). Un disco concepito in parte dal vivo, durante la tournée mondiale Shows of a Lost World. Cinque brani su otto (“Alone”, “A Fragile Thing”, “And Nothing Is Forever”, “I Can Never Say Goodbye” ed “Endsong”) hanno avuto una genesi live e sono stati successivamente rielaborati in sala di registrazione.

Scritto e arrangiato interamente da Robert Smith, “Songs Of A Lost World” è stato prodotto e mixato dal cantante e da Paul Corkett presso i Rockfield Studios, in Galles. Al suo fianco, oltre allo storico braccio destro Simon Gallup al basso, ci sono i musicisti che l’hanno accompagnato in questi ultimi anni di carriera, tra cui Jason Cooper alla batteria, Roger O’Donnell alla tastiera e Reeves Gabrels (già collaboratore di David Bowie) alla chitarra.

Nei giorni scorsi la band ha suonato due set promozionali per la Bbc. E il giorno dell’uscita di “Songs Of A Lost World”, il 1° novembre, in diretta dal Troxy di Londra, Robert Smith e compagni lo hanno presentato con una speciale esibizione in livestream. La potete vedere qui sotto, a seguire la scaletta integrale del concerto.

Scaletta:

Songs of a Lost World

Intro Alone (registrata)

Alone

And Nothing Is Forever

A Fragile Thing

Warsong

Drone:Nodrone

I Can Never Say Goodbye

All I Ever Am

Endsong

Seconda parte

Plainsong

Pictures of You

High

Lovesong

Burn

Fascination Street

A Night Like This

Push

In Between Days

Just Like Heaven

From the Edge of the Deep Green Sea

Disintegration

Terza parte – “Seventeen Seconds”

At Night

M

Secrets

Play for Today

A Forest

Bis

Lullaby

The Walk

Friday I’m in Love

Close to Me

Why Can’t I Be You?

Boys Don’t Cry

“Volevo che questo album avesse un’atmosfera. Alcuni dischi dei Cure sono tematici. ‘Disintegration’, ‘Pornography’ o ‘Bloodflowers’ hanno un’atmosfera, un nucleo emotivo. Ecco, mentre scrivevo la musica dell’album, c’era coesione”. Così Robert Smith racconta “Songs Of A Lost World”.

La creazione del disco è stata un percorso lungo e tortuoso, attraversato da periodi di inattività e da momenti di ripensamento, riflettendo un processo simile a quello di “Pornography“. L’album del 1982 segnò infatti uno dei momenti più cupi della carriera dei Cure, sia musicalmente che a livello personale, rappresentando per Smith e la band una sorta di esorcismo emotivo. In modo parallelo, “Songs Of a Lost World” affronta temi altrettanto profondi, come la perdita e la morte, con brani come “I Can Never Say Goodbye”, dedicato al fratello scomparso di Smith, che si ricollegano a quelle atmosfere oscure e tormentate che hanno caratterizzato i momenti più intensi della discografia della band. “Le canzoni hanno sempre avuto questo elemento, la paura della mortalità – ha spiegato Smith – È sempre stato così, fin da quando ero giovane. Ma quando si invecchia, diventa più reale. Stiamo tutti invecchiando alla stessa velocità? Più o meno. Ho cercato di trovare il giusto tono, come nel caso di ‘I Can Never Say Goodbye’ che parla della morte di mio fratello. Ero così sconvolto che ho pensato che alcune delle versioni che avevo fatto fossero fantastiche. Poi le ho fatte ascoltare a qualcuno e mi ha detto: “Non puoi, è troppo. Eseguirla sul palco mi ha aiutato ad affrontare il lutto. Mi manca”.

Per Robert Smith e compagni, dovrebbe arrivare a breve anche il documentario di Tim Pope, annunciato qualche anno fa. “Si farà sicuramente – assicura Smith – è una cosa in corso”. All’orizzonte, dopo quella con Gorillaz, Deftones e Noel Gallagher, ci sarebbe anche un’altra collaborazione al momento top secret.

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