Fairuz

Wahdon

1979 (Zida)
traditional arabic pop, arabic jazz

Nouhad Wadie' Haddad, in arte Fairuz ("turchese" in arabo), è la più grande icona della musica araba ancora in vita al momento della pubblicazione di questo articolo, oltre che uno dei simboli del Libano.
La sua storia e la sua posizione all'interno dell'immaginario locale rispecchiano appieno la stratificazione etnica, sociale e religiosa del paese. Nasce nel 1934 in una famiglia cristiana, ma mentre il padre appartiene alla chiesa siriaca, quindi ortodossa, la madre è maronita, quindi cattolica. In seguito al matrimonio con il musicista e compositore Assi Rahbani, si converte alla confessione greco-ortodossa.
I due hanno quattro figli, il più celebre dei quali, Ziad Rahbani, si allontana sin da giovane dalla fede cristiana, si proclama comunista e arriva ad appoggiare pubblicamente Hezbollah in chiave antisionista, pur trattandosi di un partito islamista sciita e apertamente filo-iraniano (quello stesso Iran in cui gli attivisti di sinistra vennero incarcerati e/o uccisi dal regime degli Ayatollah nel corso degli anni Ottanta), in un corto circuito di contraddizioni tipico di quei paesi in cui, sommandosi una miriade di fattori, la lettura politica degli avvenimenti non è mai lineare.
Secondo una dichiarazione di Ziad risalente al 2013, anche sua madre appoggerebbe Hezbollah: l'ipotesi ha scatenato un accanito dibattito in Libano, a cui hanno preso parte diversi fra i più importanti politici locali, proprio per via del ruolo simbolico di unità nazionale che Fairuz ricopre e che ha sempre mirato a mantenere, evitando di schierarsi (difatti, pur essendo cristiana, la sua popolarità è assoluta anche fra i musulmani) [nota 1].
Coerentemente a ciò, la cantante non ha confermato la posizione del figlio e si è mantenuta estranea alla bagarre.

La carriera di Fairuz si divide sostanzialmente in due tronconi, parimenti importanti: dal 1953 al 1978 sotto la direzione dei fratelli Assi e Mansour Rahbani, il primo dei quali come già detto diventa suo marito, e dal 1979 a oggi, principalmente in collaborazione con il figlio Ziad.
L'album oggetto dell'articolo, uscito nel 1979, è proprio quello che inaugura la seconda fase e rappresenta uno snodo fondamentale, in quanto Fairuz si libera dall'egemonia artistica dei fratelli Rahbani, che le ha portato grande fortuna e trionfi artistici – si pensi a dischi storici come "Andaloussiyat" (1966) e "Jerusalem in My Heart" (1967) – ma che l'ha anche legata a una figura rigida e ben delimitata, da cui inizierà qui a distaccarsi, almeno in parte.
Aprire un nuovo corso non significa tuttavia necessariamente rinnegare il precedente e così Ziad imposta la scaletta su due stili radicalmente diversi: sul primo lato del vinile compaiono brani musicalmente ancora collegabili alla precedente incarnazione di Fairuz, pur con una sostanziale differenza a livello tematico, mentre il secondo lato si distacca con nettezza da qualsiasi cosa la cantante avesse inciso fino a quel momento.
L'intero disco è composto e arrangiato da Ziad, che ha creato due brani inediti per l'occasione e ne ha riadattati tre che aveva in precedenza scritto per altri artisti. La produzione è accreditata al libanese di origini armene Khatchik Mardirian, proprietario di Chico Records, storico negozio di dischi di Beirut, e cofondatore della Zida, casa discografica inaugurata proprio nel 1979 allo scopo di distribuire le opere di Ziad e di lanciare la carriera di Fairuz dopo il distacco dai fratelli Rahbani.

La scaletta è aperta da "Habaitak Ta Neseet Al Naoum" ("حبيتك تانسيت النوم", "Ti ho amato fino a dimenticare il sonno"). Il testo è di Joseph Harb, fra i più noti poeti libanesi e stretto collaboratore di Ziad.

Ti ho amato fino a dimenticare il sonno,
la mia paura è che tu ti dimentichi di me,
tu mi trattieni dal sonno e mi lasci sveglia,
ti ho amato, ti ho amato.
Mi manchi, ma non posso vederti e non posso parlarti,
ti chiamo dietro le strade e dietro le finestre.
Provo a dimenticare, ma tu hai rubato l'oblio,
ho pensato di averti trovato, torniamo a ciò che era,
ti ho perso ogni volta che ti ho trovato.
La mia paura è di amarti ancora nei giorni futuri
e fuggire dal tuo oblio e non guardare allo specchio,
la mia prigione sei tu, tu sei la mia prigione,
e la mia libertà sei tu,
tu sei colui che odio, e chi amo sei tu.
Vorrei non essere rimasta sveglia nell’attesa che ti addormentassi

Quella che sembra una semplice canzone d'amore introduce in realtà una nuova dimensione di Fairuz, più fisica e passionale, laddove fino a quel momento la cantante aveva descritto storie d'amore in uno stile più platonico e il suo candore veniva spesso abbinato a una figura verginale e inavvicinabile, sul calco di Maria di Nazareth.
Il brano segue il maqam Bayati [nota 2] e si inserisce nello stile del pop arabo tradizionale di scuola libanese [nota 3], con un arrangiamento interamente occupato da orchestra araba, strumenti a corda tradizionali e percussioni locali. Il ritmo scorre fluidamente, rallenta e accelera a seconda dei momenti, ma senza mai provocare cesure nella struttura portante. Dopo un breve muqaddima (introduzione strumentale tipica della musica araba), la linea vocale di Fairuz si sviluppa leggiadra seguendo il suo stile tipico, considerato il più raffinato della musica araba contemporanea, e spesso caratterizzato da un impercettibile ritardo rispetto al ritmo dettato dall'ensemble [nota 4]. Durante il tema più ricorrente fa talvolta ingresso un coro, a sostenere e/o a rimpiazzare Fairuz.

"Baatilak" ("بعتتلك") e "Ana Indi Haneen" ("أنا عندي حنين") sono altre due canzoni d'amore, composte rispettivamente seguendo il maqam al-Hijaz e il maqam Bayati. Ambo i brani si allineano a quello di apertura stilisticamente parlando, ma aggiungono all'arrangiamento una fisarmonica arabizzata [nota 5], che si prodiga in notevoli virtuosismi.
"Habaitak Ta Neseet Al Naoum" e "Ana Indi Haneen" sono le due composizioni inedite, mentre "Baatilak" è la rivisitazione, con un arrangiamento piuttosto fedele, di un brano composto da Ziad per un musical teatrale del 1974, "Nazl El Sourour" ("نزل السرور", "L'hotel della felicità"). Nella versione originale il brano era interpretato da una giovane Amal Ghulam, la cui carriera non ha poi avuto sviluppi degni di nota.

Se tutti e tre i brani che compongono il primo lato poggiano su un impianto microtonale sia a livello vocale, sia per quanto riguarda gli arrangiamenti, i due sul secondo lato mantengono la caratteristica solo per il primo aspetto: a livello strumentale l'impianto è invece occidentale, come dimostrato da piano e chitarra elettrica, accordati sul sistema a dodici divisioni equivalenti dell'ottava.
Il lato B è inaugurato da "Al Bostah" ("البوسطة", "L'autobus"), rivisitazione di un brano scritto per un musical teatrale del 1978, "Bennesbeh Labokra... Chou?" ("بالنسبة لبكرا ... شو؟", "Sul domani… cosa?") e inizialmente interpretato dal popolare cantante folk Joseph Sakr.
Composto seguendo il maqam Kurd, nella versione originale mantiene l'impianto del pop tradizionale arabo, con un arrangiamento particolarmente vicino alla musica folk, che viene però stravolto per questa trasposizione. Ziad ricorre a batteria, linee di basso elettrico jazz fusion, sintetizzatore, chitarre funk effettate con il phaser, orchestra occidentale con sezione d'ottoni e archi in stile disco music, mettendo in piedi un mastodonte di nove minuti che suona come il perfetto incontro fra due culture: la voce di Fairuz e il coro lo mantengono in Oriente, mentre tutto il resto spinge verso l'Occidente.
L'adattamento è stato possibile anche perché il maqam Kurd si basa sugli stessi intervalli del modo frigio e risulta pertanto uno dei più compatibili con la musica occidentale: nonostante ciò, che si potesse ripensare un arrangiamento tradizionale in maniera tanto radicale non era affatto scontato.
Il testo viene lasciato in prospettiva maschile, in modo che pure Fairuz, come Sakr prima di lei, continui a rivolgere quelle parole d'amore a una ragazza di nome Alia [nota 6]:

Ho un appuntamento coi tuoi occhi,
se sapessi quanti villaggi e terre desolate ho attraversato per loro.
I tuoi occhi sono neri,
e non sai cosa mi fanno gli occhi neri.
Sul rombo dell'autobus che ci portava
dal villaggio di Hamlaya a quello di Tannourine,
mi sono ricordata di te, Alia, e dei tuoi occhi neri,
dannazione Alia quanto sono belli i tuoi occhi.
Viaggiavamo con un caldo asfissiante,
c'era uno che mangiava la lattuga, un altro che mangiava un fico,
un altro con sua moglie, quant'era brutta!
Che fortunati i passeggeri di Tannourine, la loro mente è leggera,
non sanno, Alia, quanto sono belli i tuoi occhi.
Viaggiavamo senza pagare,
a volte chiudevamo la porta dell'autobus per l'autista,
altre tenevamo calmi i passeggeri
e quello che viaggiava con la moglie,
lei ha avuto le vertigini ed è svenuta sulle sue spalle,
giuro, l'avrebbe lasciata andare a Tannourine da sola
se avesse visto, Alia, quanto sono belli i tuoi occhi.
Autista, potresti chiudere la porta?
C'è troppa aria, ci farà ammalare

Se il brano fu accolto entusiasticamente dal pubblico, una parte del mondo intellettuale risultò invece molto critica. Non per l'ardito arrangiamento estraneo alla cultura araba, come si potrebbe credere, ma per via del testo: proprio a causa della figura candida, quasi eterea, mantenuta da Fairuz fino a quel momento, sentirla cantare una scena simile, immersa fra gente di bassa estrazione sociale, in un autobus sporco e sgangherato, provocò un'ondata di polemiche. La giornalista Randa Shoufani arrivò a definirla, con un tono decisamente classista, "la cantante dei mercatini".
È credenza comune, benché non sia comprovato ufficialmente, che la stampa sia stata aizzata da Assi e Mansour Rahbani: la fine della collaborazione non era infatti avvenuta pacificamente, ma in seguito al divorzio fra Assi e Fairuz. I fratelli Rahbani avrebbero così provato a screditare il nuovo corso di Fairuz, incuranti del fatto che a dirigerlo fosse Ziad, figlio di uno e nipote dell'altro.
Le due parti non si sono mai riappacificate e lo strappo ha generato strascichi lunghi decenni, al punto che nel 2010 i figli di Mansour hanno provato a portare la cantante in tribunale per impedirle di eseguire i brani con la firma del padre, deceduto un anno prima.

A chiudere "Wahdon" è la title track, il brano meno orientale del lotto. La sua prima incisione, cantata dalla libanese Amal Tomb, non è mai uscita su disco, ma è apparsa nel film algerino "Nahla" ("نهلة"), diretto nel 1979 da Farouk Beloufa, che si rivolse a Ziad per la colonna sonora. La versione dell'album è fedele all'originale, anche se vanta una qualità produttiva superiore (notevole l'uso dell'eco e lo spazio che si percepisce fra uno strumento e l'altro) [nota 7], senza contare ovviamente l'interpretazione di Fairuz. Si tratta di una ombrosa ballata jazz di sei minuti, dominata da un malinconico tema d'archi, con soffusi assoli di sassofono e fioriture di pianoforte dal suono cristallino.
Il tono dimesso, quasi depresso, sposa perfettamente il testo, scritto da Talal Haidar, poeta libanese di fama internazionale. Consiste in una riflessione nostalgica sulle amicizie che si perdono nel corso della vita e il vuoto emotivo che lasciano dietro una volta che sono passate:

Rimangono soli, come i fiori di sambuco,
da soli raccolgono le foglie del tempo,
chiudono l'accesso alla foresta,
come pioggia bussano costantemente alla mia porta.
Oh, tempo, oh, erbe che crescono su questi muri,
illuminate la rosa notturna poggiata sul mio libro.
La torre dei colombi è alta e recintata,
i colombi se ne sono andati senza tornare e ora sono sola.
Voi che avete tanto atteso la nevicata, tornerete?
Ulula per loro, oh lupo, forse li farai tornare.
Rimangono soli, come questa vecchia nuvola,
soli, i loro volti e la strada buia,
stanno abbattendo la foresta con le loro mani, come pioggia,
bussano e piangono alla mia porta.
Oh, tempo, vecchio come l'ombra dell'erbe che crescono su questi muri
da prima che gli alberi diventassero alti,
accendo lanterne e aspetto i miei amici,
sono passati e se ne sono andati, io sono rimasta da sola sulla porta.
Voi che ve ne siete andati con la nevicata, tornerete?

L'album ottiene una popolarità immediata e nel corso del tempo diventa un classico, in particolare in Libano, Egitto e Siria. Tutti i brani che lo compongono rientrano fra i più noti della cantante, che da lì in poi tornerà spesso a esplorare i lidi della musica jazz a cui è qui approdata per la prima volta, ovviamente sempre ibridandoli con la propria formazione.
Fairuz è a tutt'oggi attiva e proprio nel 2023 raggiunge i settant'anni di carriera. La sua stella brilla ancora come un faro per la scena culturale araba e mediorientale.
 

[nota 1] A incrementare questa convinzione, il fatto che la cantante non abbia mai abbandonato il Libano durante la guerra civile che l'ha interessato fra il 1975 e il 1990. Nonostante la sua fede cristiana, non si è mai dichiarata favorevole agli schieramenti cristiani, né ostile a quelli musulmani, cercando sempre di mantenersi equidistante.

[nota 2] I maqamat (plurale di maqam) rappresentano il sistema di scale tipico della musica araba. Sono stati approfonditi su OndaRock nello speciale “L’altro Mediterraneo”.

[nota 3] Noto in Occidente come pop arabo tradizionale, o anche pop arabo classico, laddove nei paesi arabi lo si indica semplicemente come "l'epoca d'oro della musica araba", si tratta del più popolare stile di musica araba nel corso del Novecento, influenzato parimenti dal folk e dalla musica classica locale, ma con un'ingerenza crescente della musica occidentale, dapprima classica e in seguito anche popolare. Le scuole più sviluppate, grazie all'urbanizzazione e alla modernizzazione delle due nazioni rispetto al resto del mondo arabo, sono quella egiziana e quella libanese. Si differenziano per l'uso dei relativi dialetti e in quanto, laddove quella egiziana negli anni Sessanta e Settanta si specializzò in una particolare forma di canzone lunga, detta ughniya, quella libanese si è sempre mantenuta entro durate più contenute.

[nota 4] Sami Asmar, su Al Jadid, riporta che il suo stile è stato influenzato da un metodo d'esercitazione tipico della musica egiziana, ossia il canto sui versi del Corano, voluto per lei da Mohammed Fleifel, insegnante del Conversatorio Nazionale del Libano che la ebbe come allieva. Ciò le avrebbe conferito un'assoluta padronanza dei vari maqamat della musica araba. 

[nota 5] Rispetto all'originaria versione occidentale dello strumento, ha subito delle modifiche meccaniche che le consentono di suonare i quarti di tono tipici dei principali maqamat della musica araba.

[nota 6] Era elemento comune sia alla tradizione araba, sia a quella occidentale (si pensi anche alla musica folk italiana), che le donne potessero cantare al maschile, senza che questo suscitasse alcuna reazione avversa.

[nota 7] Le voci dell'album sono state registrate per intero presso gli Uniart Studios di Beirut, mentre le basi strumentali sono state spartite: agli Uniart Studios i brani del primo lato e allo studio della Emi di Atene quelli del secondo. Non è un caso che, dovendosi immergere nelle sonorità occidentali, Rahbani abbia cercato uno studio con le tecnologie adatte a coglierle al meglio.

10/09/2023

Tracklist

  1. حبيتك تانسيت النوم (Habaitak Ta Neseet Al Naoum)
  2. بعتتلك (Baatilak)
  3. أنا عندي حنين (Ana Indi Haneen)
  4. البوسطة (Al Bostah)
  5. وحدن (Wahdon)










Nota: l'album stato erroneamente caricato su Spotify con il titolo del primo brano in scaletta, ma si tratta a tutti gli effetti di "Wahdon".

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