Scritti Politti

Songs To Remember

1982 (Rough Trade) | sophisti-pop, new wave

Secondo la teoria del ferro di cavallo, gli estremi dello spettro politico sono più vicini fra loro di quanto entrambi lo siano al centro.
In effetti, negli anni Ottanta innumerevoli artisti, dopo aver iniziato la propria carriera con un modus operandi ispirato dalla filosofia marxista, si ritrovarono parte dei meccanismi neoliberisti voluti da Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Se qualcuno fece finta di niente, altri sentirono invece il dovere di giustificarsi, senza che peraltro gli fosse stato chiesto di renderne conto.

Green Gartside (voce, chitarra) ha ventun anni quando nel dicembre del 1976, ispirato dai Sex Pistols, forma la sua prima band insieme all'amico Nial Jinks (basso) e al collega universitario Tom Morley (batteria). L'anno successivo abbandonano gli studi e si trasferiscono da Leeds a Londra, dove vanno a vivere in uno stabile abbandonato.
Gartside è un marxista di ferro all'epoca e vede nel capitalismo il male assoluto. La band viene battezzata Scritti Politti, in onore degli "Scritti politici" di Antonio Gramsci.
Il primo singolo, "Skank Bloc Bologna" (1978), è dedicato al capoluogo emiliano, simbolo europeo per la sinistra più militante. Lo distribuiscono gli stessi membri della band, con le copertine fotocopiate e piegate a mano. Le etichette discografiche sono l'incarnazione del capitalismo e mettono gli artisti in competizione fra loro: bisogna diffidarne e diffondere la musica contando solo sulle proprie forze.

Non sono evidentemente gli unici a pensarlo: nel giro di un anno il sottobosco britannico è saturo di artisti che predicano il "do it yourself" (fai da te). Nasce così un circuito di cassette, nastri e 45 giri con copertine amatoriali, venduti via posta direttamente da chi li registra.
La critica si illude che la cosa possa durare e nell'agosto del 1980 il New Musical Express inaugura "Garageland", rubrica dedicata a questo nuovo mercato. Che però si ingolfa quasi subito: Gartside ricorderà più tardi come il tutto si risolse in una combriccola di persone che si scambiava a vicenda la musica rumoristica e sgradevole che aveva registrato nel proprio garage, spesso senza avere la più pallida idea di come si scrivesse una canzone o anche solo si impugnasse uno strumento. "Garageland" dura meno di un anno: giusto il tempo di accorgersi che ai lettori non interessa e che gli stessi artisti emersi tramite quell'approccio poi lo rinnegano, avendone l'occasione.
Gli Scritti Politti hanno in effetti firmato per la Rough Trade già nel 1979: è una prima crepa nell'edificio marxista, ma si nota poco, trattandosi pur sempre di un'etichetta indipendente. Cerca di vendere musica e immettersi nel mercato, ma senza allinearsi ai dettami imperanti. Pertanto l'incarnazione del capitalismo non sono più le etichette discografiche in generale, ma le sole major.

All'inizio del 1980 Gartside collassa dopo un concerto. A stroncarlo è un attacco di panico, aggravato dal suo stile di vita insalubre: è costantemente alla ricerca di alcol e pasticche, non dorme mai, e le condizioni igieniche dell'appartamento abusivo in cui vive insieme ai suoi amici sono a dir poco precarie.
I genitori lo convincono a rientrare a casa, in Galles, per un periodo di convalescenza, durante il quale riacquista la sobrietà, ma cambia radicalmente la propria visione del mondo. Sorprendente cosa riesca a fare la morte una volta che si pensa di averla vista in faccia.
Il capitalismo è ancora il nemico, ma non si può combatterlo dall'esterno: bisogna scardinarne le regole e per farlo bisogna penetrarlo. Per un musicista, ciò significa produrre dei brani di successo. Gartside arriva quindi a sostenere che l'unica musica rilevante è quella capace di vendere: diversamente, non potrebbe incrinare il sistema.
Scrive lunghi appunti sull'argomento, sotto l'influsso delle teorie di Jacques Derrida, che sta sostituendo Karl Marx fra i suoi santoni. Deciso a trasformare gli Scritti Politti dalla scalcinata, improbabile band post-punk del primo singolo a perfetta macchina pop, presenta i suoi scritti filosofici ai due compagni una volta rientrato a Londra, per convincerli a seguirlo nella nuova avventura. Jinks e Morley accettano, ma ciò non basta a rendere più solida la loro posizione all'interno della band.

Gartside è ormai deciso a rendere la nomenclatura un suo alter ego: finalmente pronto a registrare l'album di debutto, spinge per l'utilizzo di una batteria elettronica, riducendo così almeno in parte il ruolo di Morley, e piazza al fianco di Jinks un altro bassista, Joe Cang, ritenendolo evidentemente più capace a livello tecnico. I due compagni in breve vengono trasformati in turnisti: pur portando a termine le sessioni del disco, molleranno entrambi poco dopo. Gartside pagherà loro un indennizzo per continuare a usare il nome della band senza dover subire recriminazioni.
"Songs To Remember" è completato nell'agosto del 1981, ma vede la luce solo nel settembre dell'82: la scelta è infatti quella di pubblicare alcuni suoi brani come 45 giri, in modo da costruire attesa intorno al progetto. Quella che nei sogni dell'autore è una perfetta macchina pop non dà però i risultati sperati: "The Sweetest Girl", "Faithless" e "Asylums In Jerusalem" falliscono tutti e tre l'ingresso nella top 40 dei singoli.
L'artista se la prende con lo staff della Rough Trade, accusandolo di non sostenere come meritano i progetti meritevoli e di riporre troppa attenzione nelle band meno vendibili del loro catalogo, che andrebbero scaricate.
La critica è senza dubbio ingiusta: un'etichetta indipendente, nata proprio per promuovere musica sperimentale, non può modificare il proprio indirizzo solo per far contento un musicista dall'ego ingombrante. D'altro canto è pur vero che alcuni brani del disco sono piuttosto orecchiabili: a giustificarne la scarsa diffusione non bastano quindi i continui riferimenti filosofici e i titoli che non riflettono ciò che è contenuto nel testo. Si sta pur sempre parlando del 1981-82 e di stranezze le classifiche ne stanno conoscendo in abbondanza.

Il brano posto in apertura, "Asylums In Jerusalem", prende il titolo da uno scritto di Nietzsche, mentre il testo sembra prendersi gioco di tutto ciò che il musicista ha propagandato fino a pochi anni prima: "Lascialo non essere più lo stesso, oh si preoccuperà sì, e vorrà essere al di sopra della legge, ma non sa affatto per cosa combatte".
La base strumentale è un lovers rock andante con pianoforte elettrico e cori femminili colorati di soul: possiede però la pulizia sonora della new wave e un'eleganza sophisti-pop che può accostarla alle coeve produzioni di Joe Jackson.
Un altro degli assunti elaborati da Gartside in quel periodo riguarda la purezza della black music (incurante del fatto che venisse distribuita da etichette come Motown e Stax, aderenti al capitalismo tanto quanto la Coca Cola): diventa obbligatorio pescarne a piene mani. Ecco quindi "A Slow Soul", languida ballata soul con il sax del turnista Jamie Talbot lasciato a scorrazzare sotto la linea vocale, "Faithless", solenne gospel agnostico, e "Gettin' Havin' And Holdin'", lento reggae che sembra decostruire "When A Man Loves A Woman" di Percy Sledge, uno dei classici più usurati del soul.

Sorta di ibrido fra folk rock (la ritmica è dettata dalla chitarra acustica) e boogie, "Jacques Derrida" racconta la storia dell'autore con la giusta dose di autoironia, riuscendo tuttavia a sfruttare l'occasione per l'ennesima critica al sistema: "Sono innamorato di Jacques Derrida, leggo una pagina e so di cosa ho bisogno per conquistare il cuore del mio tesoro, sono innamorato. Errare è essere umani, perdonare è troppo divino. Ero come un'industria: depresso e in declino".
"Lions After Slumber" è un synth-funk per drum machine e basso slappato, con Gartside che elenca sostantivi e aggettivi senza soluzione di continuità, in un flusso di coscienza senza strofa né ritornello.
"Sex" si muove in un arrangiamento simile, ma lo accelera di netto e ne porta al parossismo la carica danzabile: proprio in quel periodo Prince pubblica "1999", e appare ragionevole ritenere che un brano simile ne avrebbe rappresentato uno dei vertici della scaletta.

Il capolavoro è però posto in chiusura, con "The Sweetest Girl", la prima creazione di Gartside dopo la svolta ideologica e quindi l'archetipo dei nuovi Scritti Politti.
La voce è anzitutto quella di un cantante soul dei più levigati e angelici: difficile non pensare a Smokey Robinson come riferimento più diretto. Il canto approssimativo e i vocalizzi sgraziati delle prime incisioni sono lontani solo un paio d'anni, ma ne sembrano passati molti di più. La nuova impostazione, così romantica e delicata, ricorre in tutto il disco e crea un piacevole sfasamento, se paragonata al cinismo dei testi.
L'architettura sonora del brano è stupefacente: sei minuti di reggae elettronico in forma libera, che si sfalda fra drum machine accompagnate dall'effetto phaser, pianoforte digitale con l'eco, sibili simili a raggi laser, e rivoli di tastiere jazzate che sembrano trasportare nell'era new wave i vecchi fasti del prog di Canterbury. A suonarle è in effetti Robert Wyatt in persona, fresco acquisto della scuderia Rough Trade, prestatosi volentieri a collaborare con Gartside (suona anche in "Asylums In Jerusalem" e "Jacques Derrida", benché lì la sua presenza sia molto meno evidente).

A dispetto delle polemiche interne che l'hanno preceduto, "Songs To Remember" debutta al numero 12 in classifica. Geoff Travis, proprietario dell'etichetta, ha di che festeggiare: è la prima volta che un disco del loro catalogo arriva così in alto. Non festeggia invece Gartside, a cui evidentemente non basta essere il musicista più famoso fra quelli non famosi. I volumi di vendite che brama non sono assicurabili dalla Rough Trade (ancora per poco, gli Smiths sarebbero arrivati appena un anno dopo). Di comune accordo con Travis, il contratto viene rescisso.

Per Gartside, nel 1984, si spalancheranno le porte della Virgin. Alla fine è approdato a una major, rinnegando tutto ciò che aveva sostenuto ai tempi di "Skank Bloc Bologna", rifilando dichiarazioni al vetriolo sul "do it yourself" e la mentalità che lo sosteneva, dichiarando Marx superato e sostanzialmente aderendo al capitalismo.
Con il successivo album, "Cupid & Psyche 85", aggancia il grande successo, ma la magia è a quel punto svanita: è musica in cui non si rintracciano più le contraddizioni che animavano "Songs To Remember" e che rendevano tanto complessi i suoi contenuti. Non ci sono più i contrasti fra virtuosismi jazz e ritmi elettronici, dominando i secondi; non c'è più lo studio certosino della black music del passato, bensì un appiattimento su quella coeva più attenta ai trend; non ci sono più le citazioni dei filosofi e l'analisi sociale, bensì normali canzoni d'amore; più che sophisti-pop, è ormai un generico synth-pop.
Partito da un estremo e arrivato all'altro piuttosto velocemente, a convalida della teoria accennata in apertura, Gartside non è risultato particolarmente interessante in nessuna delle due incarnazioni. La sua magia risiede tutta nel momento di passaggio fra i due stadi, con quel cortocircuito creativo irripetibilmente immortalato in "Songs To Remember".

(17/05/2020)

  • Tracklist
  1. Asylums In Jerusalem
  2. A Slow Soul
  3. Jacques Derrida
  4. Lions After Slumber
  5. Faithless
  6. Sex
  7. Rock-A-Boy-Blue
  8. Gettin' Havin' And Holdin'
  9. The Sweetest Girl


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