Robin Holcomb

The Big Time

2002 (V2) | songwriter

"The Big Time" è il quinto album della quarantottenne Holcomb e segue a ben sei anni di distanza l'acclamatissimo "Little Three", una sorta di Köln Concert folk al femminile, in cui la nostra dava un saggio della propria immensa classe esibendosi solo al piano e qua e là alla voce.

Il nuovo lavoro la vede tornare in studio con una band di eccellenti musicisti: il marito-produttore Wayne Horowitz all'hammond con la propria band al completo, Tim Young alla chitarra, Keith Lowe al basso, Andy Roth alla batteria, cui si aggiunge, ciliegina sulla torta, Bill Frisell (altro portabandiera Nonesuch, che aveva coinvolto Robin per il suo Nashville) alla chitarra.

Il risultato è un disco di notevole impatto emotivo, ispirato e coinvolgente, del quale si non si potrà non tenere conto al momento di stilare la classifica dei migliori album del 2002.
"Pretend" apre l'album in maniera rabbiosa: la protagonista vive un amore infelice dal quale non si sente valorizzata ("…I need someone to call me baby…") e urla la propria infelicità. Il piano ipnotico, le chitarre distorte, una ritmica secca e un organo cupo e funereo, rendono l'atmosfera carica di una tensione decisamente palpabile.
"Like I Care" è una canzone di indescrivibile bellezza: pervasa da una malinconica dolcezza, conquista col suo incedere lento e struggente. Il vibrato della voce della Holcomb e lo splendido assolo di Frisell sono da brividi.

"Sit Right Down" è una breve composizione per piano e voce che riporta a "Little Three" e ricorda certe divagazioni di Keith Emerson. "You Look So Much Better" è ancora carica di tensione. "A Lazy Farmer Boy" è un traditional riarrangiato in stile da Irish pub: esecuzione ineccepibile, la viola di Eyvind Kang in primo piano e un altro grande assolo di chitarra. "If You Can't Make The Curve" conquista a poco a poco: la melodia particolarissima ha bisogno di più di un ascolto, ma poi entra sotto pelle. "Engine 143" è la cover di un brano di A.P.Carter , il cui protagonista George muore in un incidente a bordo di una locomotiva: su una ritmica tesa a riprodurre il suono forsennato del treno che corre sulle rotaie, si muovono nervose le chitarre (l'elettrica di Frisell e l'acustica di Young). "I Tried to Believe" racconta un amore tradito con grande ironia: l'argomento è triste, ma l'arrangiamento tutto fiati e coretti è allegro e accattivante in perfetto stile New Orleans. La title track è un'altra canzone di grande impatto arrangiata in maniera corale: ogni strumento si amalgama perfettamente con gli altri, mettendo ancora una volta in risalto l'attenta produzione di Horowitz.

Robin Holcomb non è giovane e bella, non sculetta e non ha videoclip in giro per l'etere, ma mette in fila senza troppi problemi la quasi totalità delle cantanti in circolazione, basta infilare "The Big Time" nel lettore e lasciarlo suonare.

(27/10/2006)

  • Tracklist
  1. Pretend
  2. Like I Care
  3. Sit Right Down
  4. You Look So Much Better
  5. A Lazy Farmer Boy
  6. If You Can't Make The Curve
  7. I Want To Tell The Story
  8. Engine 143
  9. I Tried To Believe
  10. The Big Time
  11. Tell The Good Friend On Your Left
  12. Lullaby
Robin Holcomb on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.