302 Acid

Even Calls

2005 (Em:t) | ambient-house

Douglas Kallmeyer, Justin Mader e Andrew Reichel (meglio noto come Gel-Sol) sono i 302 Acid. Dal nome del gruppo e dal suono del loro album, soltanto due cose potreste dire con assoluta certezza: che i tre non sono certo agli esordi e che sono più inglesi del tè pomeridiano. Sappiate dunque che tutto ciò che potreste inferire su di loro è sbagliato. Innanzitutto vengono dagli States: dalla capitale, addirittura. E poi sì, questo è il loro primo album. "Even Calls" (qua e là chiamato erroneamente "0005"), o "Come avere poca esperienza ma saperla lunghissima". Il nome, ci tengono a precisare, non ha niente a che vedere né con il mitico 303 della Roland, né con le droghe né tantomeno con l'acid house. Si ispira, invece, ai trasporti pubblici della loro città. Non essendo mai passati da Washington, DC possiamo solo limitarci a crederci.

Spiegare quello che fanno, invece, è un'operazione che richiederà qualche riga in più. Innanzitutto si parla di elettronica, anche se "sporcata" da strumenti live, fra i quali troviamo anche un sitar, oltre un basso e archi che campionano loro stessi. Questo già dovrebbe già dire qualcosa sulla musica. Aggiungiamo che la loro, di fatto, è un'operazione di recupero di un genere tutto albionico e vecchio di oltre dieci anni, che nel pazzo pazzo mondo dell'elettronica è più o meno come dire "un'era geologica". Trattasi di quella musica un po' ambientale, un po' scossa da nervosi fremiti danzerecci che venne ribattezzata ambient house, ma trattasi anche di quel qualcos'altro che in questo indefinito genere, peraltro di vita brevissima, venne portato da nomi quali Orb (i padri fondatori), Biosphere, Orbital e Future Sound Of London, nonché dall'etichetta per la quale i tre incidono, la rediviva Em:t. In più, nei loro brani c'è anche una certa componente di improvvisazione.
Nonostante tutti questi riferimenti, non siamo di fronte a una mera riproposizione di modi datati. I vecchi vestiti non vengono solo tirati fuori dall'armadio, spolverati e indossati, ma sono utilizzati per crearne di nuovi. La stoffa è quella, il taglio però è attuale. In pratica i 302 Acid non riprendono il discorso da dove si è interrotto, ma suonano come se ci fosse stata una lunga linea continua fra la Londra e dintorni del 1992 e la loro Washington del 2005.

L'iniziale "A.I.B.O.C", ad esempio, è una luna di miele spaziale, un romantico viaggio robotico che non si risparmia effetti da Orb e una sottile progressione tangerina. Un dolce inizio scandito da un'ambient morbida simile a quella del Paterson più meditativo.
Il breve intermezzo "Flüufer", senza cercarle, rievoca addirittura le atmosfere delicate ma inquiete del bellissimo "Phantom Orchard", piccola meraviglia firmata un anno fa da Zeena Parkins e Ikue Mori. Poi "Six" è orbit(al)eggiante, sospesa fra terra e spazio, talvolta attirata dalla gravità, talvolta risucchiata dal vuoto. Insostenibile leggerezza dell'essere, risolta dal rapimento siderale della seguente "Mortariggus", in cui "Six" plana morbidamente. Navi che veleggiano in aria, nove metri sul livello del ghiaccio. Un brano eccezionale.
Anche "Mortariggus" muta, e diviene "Push Button", che ha il basso degli Orb e le inquietudini dei Future Sound Of London. O, perché no, del Vangelis di "Blade Runner".

Nel mondo utopico/robotico disegnato da "Tunnel Vision", percorrere all'inverso la via degli Orb porta addirittura ai Kraftwerk.
"Road Trip To Tokyo" è un ottimo esempio della loro arte di dare continuità a suoni che si credevano perduti. Qui siamo dalle parti del caotico sottobosco metropolitano cyberpunk di "Dead Cities", disco con il quale la storia dei Future Sound Of London come li conoscevamo si è bruscamente interrotta.

Ricchi tessuti ritmici e improvvisi lampi melodici fanno di "The Quest/ The Future Beyond" un brano quasi caldo, romantico, e in definitiva è proprio questo pezzo, sebbene piazzato sul finire, il cuore pulsante dell'intero "Even Calls", forte di quell'anima che permea ogni singola traccia. Anche l'addio è dei migliori con l'ambient di mezzanotte di "Nocturnum", un Brian Eno in vena di coccole.

Insomma, ve ne siete accorti da soli. In questa recensione sono stati citati fior di nomi, e ascoltando il disco vedrete che ogni paragone ha un senso, che davvero siamo davanti a una mirabile opera di sintesi. Dei 302 Acid si dice un gran bene anche nella loro versione dal vivo. Per ora, proprio come per la storia dei trasporti pubblici di Washington, non ci resta che crederci.

(21/02/2011)

  • Tracklist
  1. A.I.B.O.C.
  2. Flüufer
  3. Six
  4. Mortariggus
  5. Push Button
  6. Paranoiac (May You Always Be As Vivid As Your Hallucinations)
  7. Tunnel Vision
  8. Road Trip To Tokyo
  9. Calibrations
  10. B.D. Williams
  11. The Quest/The Future Beyond
  12. Nocturnum
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