Glass Candy and The Shattered Theatre

Iko Iko

2005 (Rough Trade) | disco-punk

Come entità notturne che, ciclicamente, si fiondano sul globo terracqueo per sconvolgerlo, irretirlo, sedurlo, ridacchiando alle spalle dei poveri malcapitati, le streghette tornano, fedeli alla tradizione/devozione al politeismo glam/dark/no wave, caleidoscopico di personaggi egocentrici, accademici di sé stessi, esteti quel tanto che basta per conquistare l'aura del cool. Ponendosi dal punto di vista di un'esagitata e alcolica danza, Ida No, che il colpaccio già l'aveva messo a segno nel 2004 con "Love, Love, Love", prosegue a gettare benzina sul fuoco già appiccato, tra tour e cdr; "Iko Iko", registrato a fine dicembre 2004, viene stampato nel luglio 2005 dalla Troubleman Unlimited e in Europa è immediatamente carpito, assieme a buona parte della discografia di Glass Candy And The Shattered Theatre, dalla Rough Trade.
Gli abiti di scena, a parte qualche decolorazione/degenerazione, sono identici: Ida si diverte, si mostra e, senza indulgere a ocaggine alcuna, canta dispettosa e fiera il suo delirio.

Godibilissima e gommosa l'intro/cover di Sugar Boy & the Cane Cutters ("Iko"), dai colori fluorescenti di certe surreali feste di studenti giapponesi, inclini all'Occidente piuttosto che piegati al Sol Levante.
Una chitarra rockabilly apre la multiforme "Lovi'n Machine", il cui cantato passa con disinvoltura da provocazioni alla Karen O degli Yeah Yeah Yeahs (sorella artificiale più spigolosa e isterica), a lunari gorgheggi glam di bowiana memoria. Ciò che segue è irriverente: una conversazione telefonica a sfondo sentimentale si conclude con una cornetta lanciata in terra per andare a urlare le proprie motivazioni, adirata come una Poly Styrene, proponendo una title track "a cappella", acida e tirata con foga.

Episodio tutto siouxsiano è la versione più metallica di "Lovi'n Machine", facilmente confondibile con vecchi vinili, se gettata nel clou di un dj set dall'andamento 80's.
In chiusura, le tastiere new wave rendono il giusto omaggio ai robotici automatismi che, soffocati dallo straripare di generi/mode, resuscitano nell'odierna disco-punk.
  • Tracklist
  1. Iko
  2. Sugar & Whitebread
  3. Lovin' Machine
  4. Iko (Acappella)
  5. Sugar & Whitebread (instrumental)
  6. Lovin'Machine (nite vocode)
  7. Untitled
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