Jah Wobble

Mu

2005 (Sanctuary/ Trojan Records) | dub, world-music, ambient-music

Anni di collaborazioni di prestigio (ricordiamo quelle con mostri sacri come Jaki Liebezeit, Harold Budd, Bill Laswell e Brian Eno) e di oscure sperimentazioni (nel recente passato del nostro anche un concept album su William Blake) non hanno intaccato l'eterno, viscerale amore di Jah Wobble (all'anagrafe John Wardle) per il dub e per una forma musicale più diretta e comunicativa. Non a caso al mixer c'è Mark Lusardi, già tecnico del suono per The Orb e Duran Duran. Da questa rinnovata necessità espressiva nasce "Mu", ultimo anello della lunga catena di album solisti rilasciati dal musicista sin dal 1980, anno in cui abbandonò i PIL, con i quali si impose come il bassista rock più innovativo e originale mai apparso sulla scena, e nei quali già era fortemente definito il suo gusto per ritmiche atmosferiche, quasi "lounge", che dava ulteriore spessore straniante al loro inimitabile stile post-punk.

Jah nel frattempo si è dato allo zen e alla spiritualità orientale, e ovviamente la sua musica ne risente, per fortuna senza concedere troppo spazio a misticismi di moda e banalità varie. Gli effetti electro e le ritmiche sincopate di "Universal Dub" infatti catturano l'attenzione molto di più delle melodie mediorientali che solcano il brano. Più prevedibile invece un brano come "Samsara", nonostante gradevoli divagazioni jazzistiche e una indubbia contagiosa energia. E la lunga "Buddha Of Compassion", per quanto superbamente studiata e arrangiata, non presenta idee sufficienti a reggere una durata di oltre dieci minuti.

Il meglio va cercato, manco a dirlo, nei brani dove a dominare la scena è la sua titanica capacità espressiva al basso, sua vera e unica voce, che come sempre rinuncia a qualunque inutile virtuosismo concentrandosi invece nel disegnare pulsazioni subliminali che mandano al settimo cielo: quella che anima l'iniziale "Viking Funeral", per esempio, nonostante la scialba linea vocale; e quella che esalta la title track, senza dubbio l'episodio migliore dell'album col suo elegante mix di world-music e ambient-dub, mentre la palma del brano più originale va al fanta-reggae "New Mexico".

Tra alti e bassi (in particolare la techno-trance di terza mano "Love Comes, Love Goes"), il disco si fa apprezzare soprattutto per la qualità degli arrangiamenti (la cascata di effetti elettronici "Softwear" è particolarmente gradevole, anche se alla fine non arriva da nessuna parte). Ma l'ascolto si trascina senza eccessivi entusiasmi. Si sente che Jah ha trovato nuova linfa creativa e che ha ancora l'entusiasmo di un ragazzino; si sente anche però che il suo album non va al di là di un ascolto molto gradevole ma per la gran parte anonimo; un ottimo sottofondo "fashion", con occasionali punte di discreta suggestione e assemblato con innegabile classe e gusto. E ci mancherebbe altro. Ma la sostanza lascia poco soddisfatti.

(24/05/2011)

  • Tracklist
  1. Viking Funeral
  2. Universal Dub
  3. Samsara
  4. Kojak
  5. Mu
  6. Buddha Of Compassion
  7. New Mexico
  8. Love Comes, Love Goes
  9. Softwear
  10. Into The Light
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