Richard Youngs

The Na´ve Shaman

2005 (Jagjaguwar) | avantguarde

La produzione di Richard Youngs vive in questi anni il suo secondo periodo di massima prolificità (il primo è stato nella metà degli anni Novanta).
I buoni riscontri critici (e evidentemente anche di vendite, nel suo settore) che hanno portato, tra l'altro, alla ristampa del suo primo lavoro, "Advent", hanno dato nuova spinta all'artista scozzese che si gode il suo rilancio dividendosi tra collaborazioni illustri (tra le ultime Makoto Kawabata degli Acid Mothers Temple e il percussionista Alexander Neilson) e lavori solisti, con più uscite annuali.
Proprio a quest'ultimo filone appartiene "The Naïve Shaman", cinque brani interamente costruiti al computer, condotti da un basso elettrificato, elettronica distorta e percussioni (libere o cadenzate, a seconda del pezzo) su cui si staglia la voce evocativa di Youngs.

Gli ambienti rappresentati nel disco si differenziano di brano in brano: il primo, "Life on a Beam", presenta un'atmosfera rilassata e gioiosa, scossa ogni tanto da tamburi e clangori metallici, con il recitato di Youngs che si innalza, epico, a imbastire versi onirici.
"Illumined Land" invece presenta un paesaggio molto più austero, con le pelli che scavano solchi e rumori elettronici lontani e disturbanti.
"Sonar in My Soul" è invece il brano più accessibile (nel contesto), con un basso mandato in loop, pulsante e profondo, perfetto per un remix in chiave techno, affiancato da ticchettii e spazzato da venti di distorsioni.
"Once It Was Autumns", melodia folk dal sapore antichissimo, con Youngs sciamano e controcoro campionato, è semplicemente una canzone, una piccola gemma che si fregia dei rumori e degli umori del sound del disco, riciclandoli come suo arrangiamento.
Una catarsi necessaria prima di immegersi in "Summer's Edge II", tour de force finale, nel quale l'aria si fa tesa e cupa, più che in ogni altro momento dell'album: il canto è pervaso da una vena di disperazione, mentre chitarre sferraglianti, percussioni libere e richiami atavici di elettronica accompagnano il basso elettrificato (l'effetto finale ricorda da vicino certi Popol Vuh).
Il tutto si dipana per sedici minuti, con il sottofondo che si modifica di continuo, pur restando sullo stesso tono e dando impressione di staticità, inevitabile staticità.

Questo è quanto. Che cosa dire in merito?
E' innegabile che, tecnicamente, sono ben poche le critiche che si possono muovere al disco: Youngs dimostra di possedere senza dubbio padronanza della materia e, soprattutto, capacità di coinvolgimento.
Quello di cui pecca in realtà "The Naïve Shaman" è il non riuscire a trasformare il coinvolgimento ottenuto in stordimento o sorpresa. Manca, praticamente, la capacità di imporsi all'ascoltatore: l'aura fascinosa non diviene null'altro.
Ne esce fuori, dunque, un lavoro ben fatto e gradevole, che si lascia ascoltare bene, senza cadute di tono, ma che molto raramente va al di là del puro mestiere.
In definitiva, verrebbe da dire come a scuola: il ragazzo è bravo ma non s'impegna, potrebbe fare molto di più.

(10/12/2006)

  • Tracklist
  1. Life on a Beam
  2. Illumined Land
  3. Sonar in My Soul
  4. Once It Was Autumn
  5. Summer's Edge II
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