Tom Brosseau

Empty Houses Are Lonely

2006 (Fat Cat) | songwriter, folk

Tom Brosseau è un cantautore del North Dakota con alle spalle una manciata di album (tre lp di inediti, l'ultimo, "What I Mean to Say Is Goodbye", risale allo scorso anno, più un paio di raccolte di out-take), grazie ai quali aveva ottenuto una discreta visibilità in patria. Quest'anno Fat Cat prova ad allargare gli orizzonti di Brosseau con questo "Empty Houses Are Lonely", un breve saggio della sua opera contenente dieci pezzi scritti (e già editi nei vari lavori) tra il 2001 e il 2003.

Si potrebbe scrivere un libro sui mille modi di fare il cantautore: per capire quello di Brosseau bastano le prime note di "Fragile Mind". Il suono è quello di una chitarra nuda e arpeggiata con lucido strazio, mentre la voce vibrante evoca il fantasma di Tim Buckley, per un'esecuzione esteticamente scarna e interiormente avvolgente. "Everybody Knows Empty Houses Are Lonely" conferma la chiamata in causa della famiglia Buckley, ma stavolta ad essere ritrovati sono il canto al limite del piagniucolio e la penna "religiosa" di Jeff. Sorprende l'inciso, che si scioglie in una linea folk tradizionale, con accompagnamento di voce femminile, e manca la chitarra di Lucas, sostituita da sussurri di fiati che rivestono il brano. La chitarra elettrica, rock e lacerata, compare invece in "Hurt to Fly", un carillon sofferto che si presenta come brano di maggiore immediatezza e valore di tutta la compilation.

"Mary Anne" e "Dark Garage" riportano su binari più tradizionali, con i loro accenni country, la prima dolce serenata e la seconda epopea su sbuffi di armonica; "Heart of Mine", invece, profonde suggestioni tenere con la sua andatura involuta, attraversata da archi e fiati, appoggiati sul brano con discrezione. Da qui in poi, il disco, col passare dei minuti, si fa sempre più intimo e meno immediato, ripiegandosi su sè stesso. "The Broken Ukulele" è un duetto dilatato e difficilmente classificabile; "How to Grow a Woman From the Ground" ingabbia Leonard Cohen in una partitura al ralenty; "Bars" è una nenia dolce e inafferrabile.

Quello che emerge da "Empty Houses Are Lonely" non è il ritratto di un autore particolarmente originale (limitandosi Brosseau a mescolare, in un tono "minore", il suono spoglio del Drake di "Pink Moon" e l'ambizione e afflato religioso di Jeff Buckley): la colpa probabilmente è da attribuirsi per metà a chi ha scritto i brani e per metà a chi ha scelto la scaletta. Fatto sta che nel disco ci sono dieci canzoni ben fatte e ricche di atmosfera, coniugando emozione e intrigo (magari a tratti a discapito della godibilità). Brosseau probabilmente è un artigiano, ma sa fare il suo mestiere.

(08/05/2006)

  • Tracklist
  1. Fragile Mind
  2. Everybody Knows Empty Houses Are Lonely
  3. Hurt to Try
  4. Mary Anne
  5. Dark Garage
  6. Heart of Mine
  7. The Broken Ukulele
  8. How to Grow a Woman From the Ground
  9. Lonesome Valley
  10. Bars
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