Danielson

Ships

2006 (Secretly Canadian) | alt-folk

La Danielson Famile è l'interessante progetto che, dieci anni orsono, hanno messo in piedi Daniel Smith e i suoi fratelli (cinque in tutto), con l'aiuto di una infinita moltitudine di amici e ospiti.
La band (che è stata, negli anni, ribattezzata con vari nomi: Tri-Danielson, Br. Danielson e, finalmente oggi, come da volontà iniziale, semplicemente Danielson) si pone come obiettivo quello di propugnare i principi della religione cattolica, lanciandosi in inni alla vita, alla gioia e all'amore.
L'etichetta che più le è stata affibiata è quella di christian-rock, il che, tradotto in musica, non vuol dir nulla.

La proposta dei Danielson è in realtà un guazzabuglio sonoro non indifferente, in cui converge un po' di tutto. La base è il folk, un folk alla Holy Modal Rounders, togliendo alla band di Stampfel la componente acida. Ultra-casinista, schizzato, bizzarro, festaiolo: vicino al caos degli Animal Collective, ma non primitivista; rumoroso, ma non rumorista.
La descrizione è appena iniziata. Sono presenti infatti altre influenze sonore: l'indie-rock, che allontana dagli arcaismi à-la pre-war, e il glam (Smith si dice estimatore di Bowie, e si sente, ma penso anche ai T.Rex).
Tirando le somme, vien fuori una sorta di Arcade Fire versione folk.

"Ships", composto da una quarantina di musicisti (tra cui membri dei Deerhoof, Sufjan Stevens e Why?) con strumentazione varia (voci, battiti di mani, chitarre acustiche e elettriche, basso, percussioni, batteria, marimba, glockspiel, tastiere, violini, flauto, clarinetto, trombe, trombone, oboe), è il "loro" ultimo lavoro, un progetto ambiziosissimo che convoglia tutto ciò che è stato ideato e provato in questi anni di carriera della famiglia Smith.
"Ship The Majestic Suffix" parte con arpeggi a voce bassa, sorpresi da violenti scossoni di chitarre e campanellini e fiati (onnipresenti o quasi per tutto il disco) a sottolineare i rallentamenti: eccentrica è anche la costruzione del brano che si apre alla metà in salmo iper-romantico e corale, prima di collassare nuovamente sulle note d'inizio.
Il suono gonfissimo e la voce, un falsetto irritante che è di un antimusicale spaventoso, rappresentano al tempo stesso un valore aggiunto (perché a fronte di tutto ciò viene trovata un'armonia dall'equilibrio fragile e complicatissimo) e un limite (alla fruibilità: per riuscire a filarsi "Ships" tutto d'un fiato bisognerà farsi le ossa, e chi non è abituato a simili prove difficilmente gradirà, purtroppo).

Dopo questa bella intro, si comincia a fare sul serio (beh forse non è l'espressione più adatta).
Le navi salpano al ritmo dei violini sostenuti e i "come on" di "Cast It At The Setting Sail", il cui viaggio è minato da accelerate corali e spintoni in crescendo, in un tripudio di voci e fiati.
Quella della camminata sorpresa da scatti veloci sarà una delle soluzioni armoniche più riuscite e più usate. Lo fa anche "Bloodbook On The Halfshell", in cui il tutto si trasforma presto in vortice, con continui spruzzi e squilli: brusca arriva l'interruzione, con coda glam con chitarroni elettrici.
"Did I Step On Your Trumpet" tenta una soluzione differente abbinando chitarre noir/musical-horror, con tanto di synth spettrali, a un'apertura melodicamente gonfia d'epos con cori di bambini e giovani donne.
I tre pezzi descritti sono ricchi di soluzioni e fantasia, e uno più bello dell'altro. Qualche volta il ritmo rallenta, in folk rilassati o notturni, in cui i contrappunti strumentali, pur presenti in modo massiccio, sono appunto contrappunti e non protagonisti: è il caso di "When It Comes To You, I'm Lazy" e "My Lion Sleeps Tonight".
Il risultato qui è buono ma non strabilia: Smith convince di più quando l'alchimia richiede maggiore difficoltà e si sconfina nel pop e nel rock. Come in "Two Sitting Ducks", tra ultra-pop e glam, fischietti e Bobby Conn e armonie imprevedibili (forse è il brano meno lineare, che accomuna "Ships" al recente, e, anche più, bel "Destroyer's Rubies") e in "Kids Pushing Kids", disco-folk alla Arcade Fire, saltatissimo e guizzante, con splendide e dolci note di piano a tenere le fila nel finale.
La soluzione semplice è cercata (e trovata bene) una volta sola, con la romantica e tenera "He Who Flattened Your Flame Is Getting Torched" e le sue venature pop-jazz. "Five Stars And Two Thumbs Up" è semplicemente una pomposa outro, che ripassa qualche tema precedente.

Si conclude così uno dei dischi più fantasiosi dell'inizio anno, un lavoro forse non innovativo senza dubbio ma originale, troppo senza compromessi per riuscire a far breccia in modo massiccio (il che si traduce più in un difetto che altro) e che eppure troverà i suoi estimatori.
Un outsider di grande qualità.

(12/05/2006)

  • Tracklist
  1. Ship The Majestic Suffix
  2. Cast It At The Setting Sail
  3. Bloodbook On The Halfshell
  4. Did I Step On Your Trumpet
  5. When It Comes To You, I'm Lazy
  6. Two Sitting Ducks
  7. My Lion Sleeps Tonight
  8. Kids Pushing Kids
  9. Time That Bald Sexton
  10. He Who Flattened Your Flame Is Getting Torched
  11. Five Stars And Two Thumbs Up
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