DFA

The DFA Remixes Chapter Two

2006 (Emi) | disco-punk-funk

Lo aspettavamo già da un paio di mesi, ma infine eccolo qua. E’ il secondo capitolo dei remix dei DFA. E’ un altro mattoncino della mirabile costruzione di James Murphy e Tim Goldsworthy, quella del loro suono, del loro stile che, nel caso dei remix, viene veicolato da pezzi altrui piegati al volere dei due newyorchesi.
E questa volta la scelta è caduta soprattutto su titoli del passato recentissimo o meno celebrati, una sorta di (relativo) dark side of DFA Remixes. Si va dunque dal Tiga di quest’anno ai Chromeo, dai Nine Inch Nails al bis di Hot Chip. Otto brani, ma più di settanta minuti di musica: non si scappa, i remissaggi dei DFA hanno durata da singoli house.

Inevitabile che l’importanza "storica" di questa selezione finisca per essere inferiore rispetto alla prima pubblicazione, e questo non giova alla resa generale di questa seconda parte (comunque buonissima), che dunque non può sopperire all’effetto del "già sentito" vantando speciali diritti di primogenitura. La musica è quella che conosciamo: più cowbell (il famigerato campanaccio) che in un pascolo di montagna, svisate house che parlano alle natiche prima ancora che a testa o cuore, quel punk-funk la cui differenza con gli stuoli di imitatori è soprattutto nell’inventiva e nella reale, approfondita conoscenza della materia musicale dalla quale i due traggono ispirazione. Per altre considerazioni vi rimandiamo alla recensione del "Chapter One", adesso veniamo alla sostanza.

Si parte con "Far From Home", e si capisce che lo scambio di favori fra Murphy-Goldsworthy e Tiga finisce in parità. Il remix di "Tribulations" regalatoci lo scorso anno dal canadese era trascendentale per quanto fisicissimo, ma anche la canzone di partenza era superiore alla "Far From Home" sulla quale i DFA compiono un ottimo lavoro soprattutto in coda, quando sono maggiormente liberi di creare. In entrambi i casi si tratta di remix che non fanno rimpiangere l’originale, fornendo semmai altri sguardi e nuovi motivi d’interesse.

Andando avanti ci si rende conto che forse non c’è nessun momento di epica del dancefloor come quel gigantesco DFA Remix di "Deceptacon" (Le Tigre), ma c’è sempre di che agitare il posteriore senza sensi di colpa: anche se siete snob, di questo ascolto potete sempre vantarvi con amici e parenti. E poi potete gasarvi per il turbo-boost applicato a "She Wants To Move" dei N*E*R*D, che è quello delle grandi occasioni. O godervi "Slide In", una Goldfrapp come vorrebbe essere ma da sola non riesce. O ancora dare sfogo alla vostra necessità di tamarraggine di classe (sembra un ossimoro e lo è) con la ruffianissima "Destination Overdrive" dei Chromeo: se sono protetti di Tiga non è perché sono due bei ragazzi. Se passano dalla DFA Machine non è per caso.

A detta di chi scrive, comunque, il lavoro migliore del Volume 2 è su "The Hand That Feeds", il primo singolo dell’ultradecennale carriera dei Nine Inch Nails a sembrare, in origine, stanco e svogliato. Con un abile giro dalla manicure di Murphy e Goldsworthy la mano che nutre indugia sorniona fra dancefloor e bancone del bar, dimentica di ogni fatica.
A chiudere, ottima scelta, "In A State" degli Unkle. E’ significativa per due ragioni. La prima è una questione di discendenze. James Lavelle e la sua Mo’ Wax sono fra i principali ispiratori del French Touch, che è un’importante ispirazione per i DFA. La seconda è pura sensazione: quella alla quale abbandonarsi mentre si ascoltano i tredici minuti e mezzo di questo remix perso da qualche parte fra ebbrezza panica e estasi cosmica.

(19/12/2006)

  • Tracklist
  1. Tiga - Far From Home
  2. Junior Senior - Shake Your Coconuts
  3. Hot Chip - Colours
  4. N.E.R.D. - She Wants To Move
  5. Nine Inch Nails - The Hand That Feeds
  6. Goldfrapp - Slide In
  7. Chromeo - Destination Overdrive
  8. Unkle - In A State
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