Hezekiah Jones

Hezekiah Says Youíre A-Ok

2006 (Yer Bird) | alt-folk, songwriter

“But in a cupboard there, he kept in the cupboard... he kept in the cupboard books, he called the books his rainy season”.
Il vecchio Hezekiah Jones non possedeva molto. Un po’ di terra, pochi soldi, qualche libro. La gente del paese diceva che avrebbe dovuto buttare i suoi libri, che sarebbero stati la sua rovina, “’cause readin’ ain’t good fer an ignorant nigger”. Il vecchio Hezekiah era dotato di una lucidissima obiettività, di un deterministico senso pratico, di una disarmante razionalità. E si potrebbe addirittura supporre che se avesse mai profetizzato, rivolto ad un ipotetico interlocutore, “you’re a-ok”, beh, anche quest’affermazione probabilmente avrebbe avuto una sua ferrea logica.

Hezekiah Jones è il protagonista di Black Cross, una poesia del ‘48 di Joseph S. Newman, resa celebre dal monologhista americano Richard “Lord” Buckley e reinterpretata da Bob Dylan nel 1962. Dietro questo moniker oggi si nasconde il songwriter americano (di evidenti origini italiane) Raphael Cutrufello, già membro degli StillWillis e supportato per questo suo progetto pseudo-solista da numerosissimi musicisti, sia in studio che in sede live.
Cutrufello è una sorta di romantico dandy, un poeta d’altri tempi che raccoglie i suoi pensieri, una lettera dopo l’altra, lasciando che le parole si posino lievi sulla carta immacolata, mentre il silenzio creativo è rotto solo dal ticchettio meccanico della macchina da scrivere.

Cutrufello scrive frammenti di poesie, che distende su un delicato e luminosissimo tappeto acustico dove alla sua chitarra si accompagna una policromatica girandola di strumenti (pianoforte, armonica, kazoo, melodica, flauto, pentole e coperchi (!), fisarmonica, xilofono, tutti suonati dallo stesso Raphael, ai quali poi si aggiungono percussioni, basso, tastiere, violini ed altro ancora).
La formula della musica di Raphael Cutrufello sembrerebbe molto semplice: “I’m playing one chord, one chord in my right hand, the descending bass line in my left hand, one six five four five four five four, it’s one six five four five four five four”. Ma già lo stesso manifesto musical-esecutivo enunciato in “Writing Letters In The Morning” non si risolve in “just a simple, simple song” come Raphael vorrebbe farci credere, sottendendo piuttosto una maniacale ricerca del dettaglio, abbinando un arricchimento quasi dadaista ad una linearità che si potrebbe definire naïve, senza tuttavia mai rischiare di strafare da un lato o di appiattirsi dall’altro.

Un bilanciamento delle parti che si ritrova un po’ in tutto l’album, seppure i momenti più puramente eclettici sono in effetti circoscritti a pochi brani (“Hildebrand”, “Writing Letters In The Morning”). Per il resto la componente più stravagante si presenta sotto forma di numerosi piccoli cammei inseriti qua e là, in un’atmosfera nella quale l’incedere elegante del pianoforte e soprattutto lo “sparkling picking” della chitarra di Cutrufello sono il leit motiv vero e proprio. Dai testi emerge preponderante una sensazione di distesa quiete, un luminoso ed illuminato stato di positiva pacificazione con l’universo, che del resto anche le melodie contribuiscono a creare.

Tre brani in particolare sono degni di essere citati.
In “Albert Hash”, un uomo che si ritrova ad ubriacarsi la sera dopo delle estenuanti giornate di lavoro si rivolge al pubblico raccontando la miseria della propria vita quotidiana. Cutrufello dipinge però questa storia con l’azzurro fatato della favola della buonanotte e, al solito, con una grande capacità compositiva che si traveste di semplicità.
“Postpone” è una dolcissima canzone d’amore, forse il brano più bello dell’album, sicuramente il più delicato.
“Which Side Are We On?” è la scelta perfetta per la chiusura di questa mezz’ora di musica (perché, incredibile a dirsi vista l’intensità che quasi tende a dilatare indefinitamente il senso del tempo che passa, l’album dura all’incirca trenta minuti). La voce profonda di Raphael scivola morbida e suadente sul crescendo della chitarra, e sembra quasi voler prendere per mano il bambino che è in ciascuno di noi, per accompagnarlo nella nera notte stellata, tra il frinire dei grilli e l’erba imperlata di rugiada.

(16/08/2007)

  • Tracklist
  1. Agnes Of The World
  2. Postpone
  3. Circumstance
  4. Burning Up So Badly
  5. Nothing’s Bound
  6. How You Feel About Travelling
  7. Albert Hash   
  8. Hildebrand
  9. Writing Letters In The Morning
  10. Just Because It’s Quiet Doesn’t Mean There’s Peace
  11. Which Side Are We On?
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