Amore

Tarzan contro l'Ibm

2007 (Aiuola) | alt-rock, songwriter

Dai Mariposa (primizia dell'intera storia del rock italico), il cantante e polistrumentista (e paroliere) Alessandro Fiori ora dispensa Amore. Più che di una band parallela convenzionalmente intesa, trattasi di un'idea. Il nucleo germinale parte ovviamente dall'eccentrico vocalist, che nel 2004 decide di circondarsi d'esimie personalità del panorama nostrano (tra cui musicisti di Baustelle e Marco Parente) e di estendere le nuove canzoni, composte a debita distanza dai Mariposa (ma dei quali prosegue lo spirito dada), dalla mente cantautoriale al feeling di gruppo.

Dopo un valido Ep di debutto, "I tendaggi del primo semestre" (autoproduzione, 2005), già impeccabile mistura di Canterbury sound, variazioni sul tema del songwriting italico, new wave melodica e generose dosi di fantasia surreale, gli Amore danno alle stampe il primo disco vero e proprio, su Aiuola Dischi. Il pezzo forte del primo Ep, "Lapo 68", un distinto sprint che evoca un Wyatt dolente spalleggiato dai Contortions, si ritrova così rimissato e ampliato (soprattutto nell'uso degli effetti elettronici e delle percussioni), a comprendere una coda rumoristica arricchita di chitarra aspramente cacofonica alla Caspar Brtzmann, e sax demenziale alla Beefheart.

I pezzi nuovi non sfigurano, anche se talvolta perdono in fluidità. "Uva passiva" è però un college-pop stralunato stile Camper Van Beethoven, e la successiva "Pitbull" è un nuovo numero canterburyiano-dadaista con sezione ritmica puntuta, armonie vocali arcaiche alla Csi e caciara finale. "Verifico", a base di chitarra acustica e radiofrequenze, e "Le dighe dell'Enel", numero marziale alla Jannacci con inserzioni tropicali-salsa a mo' di pianola Bontempi, occupano la regione più revisionista dell'opera. "Porco Diaz" (dedica sui generis ai fatti del G8 di Genova, luglio 2001, ndr) è una piece di travestismo, di arrangiamenti a incastro e a impasto (electro-pop sconnesso, musichetta da camera per matrimoni, folk parrocchiale con fischiettio da Giovani Marmotte, psych soffice, ammucchiata finale), mentre "Susy del Far West" è una corsa schizoide tutta d'un pezzo à-la Pixies (o una beata presa per i fondelli dei Tre Allegri Ragazzi Morti).

La rimanenza aggiunge di volta in volta idee e ideuzze che squilibrano (per esagerazione o per contrasto) i registri di partenza. "Lucio ha perso i denti", la chiusa, perturba un tranquillo stile tardi Afterhours con una quantità di trovate (coretti beat, effetti electro da idioti, chitarra con delay pronunciatissimo etc.), "Riga gli sportelli" delinea una chitarra trobadorica e un accompagnamento barocco da camera fino a slabbrarsi nei toni da cantore di almanacchi, "Dentro una busta" cita gli Stars (o i colleghi Valentina Dorme), ma si rimangia tutto tramite un tango malefico e una cantilena monotona e sardonica. E così via.

Anticipato da un'assidua attività live e da un'inorgoglita attitudine, è il progetto più borgesiano dello scrivano dell'assurdo Mr. Alessandro Fiori. Aiutato da un rodato supporto di produzione, missaggio e accompagnamento, acquisisce sostanza, orecchiabilità, e imprevedibile scatto ritmico, ma non evita le sburre della forma-canzone, e carica il linguaggio d'effetti extra-linguistici che farciscono il nonsense di puntelli vieppiù ornamentali. Copiosa la pletora di percussioni a firma Samuele Bucelli, ma sono notevoli pure i flauti barocchi di Federico Maria Sardelli (cui l'intero albo è dedicato) in "Riga gli sportelli", già apprezzatissimo direttore d'orchestra, musicologo, fumettista, nonché collaboratore del leggendario giornale satirico "Il vernacoliere".

(27/09/2007)

  • Tracklist
  1. Pesci
  2. Lapo 68
  3. Uva passiva
  4. Pitbull
  5. Verifico
  6. Le dighe dell'Enel
  7. Porco Diaz
  8. Villa Wanda
  9. Dentro una busta
  10. Susy del Far West
  11. Riga gli sportelli
  12. Al mio paese
  13. Dischi volanti
  14. Lucio ha perso i denti
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