Guy Gerber

Late Bloomers

2007 (Cocoon Records) | techno-progressive

È finita definitivamente l'ondata di techno-dub-minimal e compagnia danzante? Se consideriamo la sensibile riduzione della pubblicazione di tali dischi, possiamo dire che non è finita, ma sta finendo. O meglio, rimangono quelli che la fanno da diverso tempo, i vari Hawtin, Magda, Tejada, Holden (chissà dove è finito) e seguaci della prima ora. Niente Trentemoller da qualche settimana è già un segnale forte! "Late Bloomers", confermando il trend, è un disco techno e niente di meno, perché di più ce ne è in abbondanza, sia perché non mancano i richiami dei bei tempi che furono, sia perché la classe di Gerber, dimostrata finora solo attraverso 12" e live, è qualcosa di concreto.

Innanzitutto, è rassicurante che il genere più tipicamente "reiterante" abbia ritrovato la sua vena melodica, non sono certo inni à-la Scooter di "Hyper! Hyper!", ma sono soluzioni che si rifanno al bel mondo di Detroit tanto quanto agli ambienti electro teutonici, non a caso il nostro pubblica per la Cocoon. Un po' old school? Magari sì, ma c'è quel sapore di freschezza che è tutto merito dell'autore.
L'apertura, "State Of Change", affida a un crescendo di strings e cassa corposa il suo benvenuto al disco. Ed è già tutto qui lo spirito che governa l'album: la riscoperta del beat ossessivo e ben in vista, non nascosto dietro a glitcherie o velleità abstract, proprio quella sfacciataggine che ci si aspetta dalla techno.

Quanti credevano di aver sentito il miglior Gerber con "Belly Dancing" e "Sea Of Sand", autentici hit dell'ultimo anno nei dancefloor di mezzo mondo, avranno di che rallegrarsi con il giro di basso presente in "Are U Naked", la ritmica electro che si propone già per l'estate 2007 a marchio Ibiza e l'immancabile giro trancey per dare quel tocco di acido che non guasta mai. Oppure con "Unfulfilled", che prende il giro di "Another One Bites The Dust" e tira fuori una pastella electro malinconica, con sea-shores digitali a fare da cantilena...

Ma non stiamo qui a perdere tempo sulle singole tracce perché, oltre alla già citata "Belly Dancing" presente in una versione differente dal rispettivo Ep, più incisiva, c'è appunto "Sea Of Sand".
"Sea Of Sand" meriterebbe, e probabilmente lo otterrà, un posticino nell'olimpo della techno. L'apparente semplicità della canzone e la sua capacità di misurarsi con la melodia, aprendo a un groove leggero tanto quanto maligno nel suo addentrarsi nel cervello è qualcosa che sa di miracoloso. È probabilmente ciò che si richiede alla techno di tale estrazione, capace dunque di fare ballare senza sfruttare il semplice impulso ritmico, ma di affrontare un percorso che nasce da più lontano, dal mondo di Detroit e da Manuel Göttsching, attraversando una decade florida per la musica elettronica come gli anni 90. "Sea Of Sand" è così, rimane al centro, un po' come un climax creativo.

Gerber da Tel Aviv mostra con sapienza le proprie doti citazioniste, miste all'attitudine underground che ha mosso milioni di persone in questi mesi con i suoi 12", perciò dagli Altern 8 stirati di "Moody Samba", attraverso le spatole french di "Seagull" fino agli echi Border Community di "2 Birds One Stoned" e alla chiusura Underground Resistance è un gran sentire.
Non è revival, fortunatamente, è l'adagio "impara l'arte e mettila da parte", poi Guy ha fatto sue tutte le esperienze, mischiandole a modo. Risultato convincente, classe e ritmo. Insomma, techno.

(26/06/2007)

  • Tracklist

1. The State Of Change
2. Late Bloomers
3. Unfulfilled
4. Are U Naked?
5. Belly Dancing (Album Version)
6. Sea Of Sand (Album Version)
7. Persona Non Grata
8. Seagull
9. Moody Samba
10. 2 Birds One Stoned
11. Planetarium
12. Last Frequency

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