Pg Six

Slightly Sorry

2007 (Drag City) | weird-folk

“Slightly Sorry” pone un problema di coscienza, ovvero in che modo valutare la svolta normalizzatrice di Pat Gubler, dopo due autentici capolavori weird come “Parlor Tricks And Porch Favorites” e “The Well Of Memory”, senza contare le minimali ebbrezze per sola arpa dell’ottimo “Music For The Sherman Box Series And Other Works”. Perché è di questo che stiamo parlando, di invenzioni out folk ricondotte a schematismi preordinati, caratteristici di tanto folk-rock stampo seventies, genere, ci pare, non proprio gradito al ragazzo.

Come dire, l’asse creativo si sposta dall’Incredible String Band e Bert Jansch ai Jefferson Airplane se non addirittura ai Byrds ("I’ve Been Travelling") e a The Band (“Sweet Music”), conservando ben poco di quella sublime tensione sperimentale che rese indimenticabili i tre precedenti lavori. Sono lontani i tempi dei Tower Recordings, degli ostentati ascolti Cageiani/Feldmaniani, delle arcane elucubrazioni per arpa e organo. Come sembra eccessivamente levigata la produzione, consapevolmente concepita per dar risalto al fluire armonico dei suoni, a loro volta piatti, mal equilibrati poiché sin troppo equilibrati, inscatolati in antalgici compartimenti stagni.

Dov’è allora il problema di coscienza se tutto stride con quanto Pg Six aveva palesato di saper fare, se più che un’evoluzione “Slightly Sorry” subodora di clamoroso voltafaccia, se le supposte velleità avant cedono decisamente il proscenio a malcelate pretese di fruibilità? Beh, non senza un pizzico di sorpresa, tocca rilevare come Gubler si dimostri ottimo songwriter, nel senso classico del termine, persino superlativo nella magnifica “The End Of Winter”, scritta a quattro mani con Helen Rush di Tower Recordings, e da essa cantata.

Badate, non che le composizioni di “The Well Of Memory”, tanto per dire, fossero poi decostruite, solo maggiormente aperte ad accogliere sfumature free form, slanci space folk, magie di hammond, acide digressioni psichedeliche, un armamentario che delineava, quindi, diversi livelli interpretativi e di godibilità complessiva dell’operazione.
Di ciò non v’è traccia in “Bless These Blues”, ballata rock dura e pura, o ancora nello scialbo country-blues di “The Dance”.
Allora sovviene un dubbio, che travalica il mero giudizio di "Slightly Sorry" (in due parole, interlocutorio ma pur sempre gradevole): che Pat Gubler aspiri a diventare il nuovo Gram Parsons?

(06/02/2007)

  • Tracklist
  1. Untitled Micro Mini
  2. The Dance
  3. Strange Messages
  4. Cover Art Reprised
  5. The End of Winter
  6. I've Been Traveling
  7. Bless These Blues
  8. Not I the Seed
  9. Lily of the West
  10. Sweet Music
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