Today Is The Day

Axis Of Eden

2007 (Supernova Records) | avant-metal

Il “reverendo” è tornato. E adesso bisogna tirare le somme, fare bilanci. Non tanto perché "Axis Of Eden" sia disco paragonabile ai capolavori del passato, ma perché rinnova – adeguatamente - l’interesse per una delle migliori band degli ultimi tre lustri. E questo non è cosa da poco, viste le lodi sperticate che si leggono in giro per band che al massimo al Nostro potrebbero servire cocktail in terrazza (e senza infastidire troppo, per giunta!).

Dopo la pubblicazione di "Kiss The Pig", successivo all’opus magnus di "Sadness Will Prevail", erano in molti a credere che Steve Austin avesse esaurito la sua scorta di energia creativa. Ma si era trattato solo di un tentativo di reinvenzione, guardando al grind di Napalm Death e Carcass. Un tentativo poco riuscito, stanco e, forse, finanche azzardato, visti gli ottimi risultati già raggiunti, più o meno sullo stesso terreno, con "In The Eyes Of God". Oggi, invece, più che tentare strade nuove, questi Today Is The Day (con il solito Chris Debari al basso e il nuovo arrivato, dietro le pelli, Derek Roddy - ex Nile, Hate Eternal e Malevolent Creation) sembrano voler ripercorrere a ritroso la strada fin qui percorsa, risalendo la corrente con quel piglio avant-metal che ormai li contraddistingue.

Perciò, incrociando "Sadness…" e "In The Eyes Of God" (e chiamando direttamente in causa anche “Temple Of The Morning Star” nei momenti più cadenzati), “Axis Of Eden” addita, con la giusta dose di saggezza, un passato glorioso e spaventosamente ricco di grandi opere (almeno tre i capolavori). La formula è pressoché intatta, anche se il drumming di Roddy porta in dote un impatto (brutal-)death metal niente male che, se in un primo momento poteva destare qualche “sospetto”, va, invece, sempre più rivelandosi come una delle componenti fondamentali per l’ennesima ricodificazione di un suono che proprio non vuole saperne di scendere a compromessi.

Perciò, se “I.E.D.” (con quel ritmo spaccaossa e quell’alterazione/ radicalizzazione cyber del suono) avrebbe fatto la sua porca figura accanto a gioielli come “Maggots And Riots” o “Myriad” e la desolata “Free At Last” rinnova tutta una tradizione interna di solenne/rassegnata discesa agli inferi, un brano come “Broken Promises And Dead Dreams” esalta proprio questa rinascita con granitico passo cadenzato e con il doppio pedale su di giri. Ma è solo con “If You Want Peace, Prepare For War” che davvero si fanno i conti col presente, concentrandosi su quelli che potrebbero essere i prossimi sviluppi della band. Vero capolavoro del disco, ed ennesima vetta del canzoniere di Steve, “If You Want Peace, Prepare For War” spezza in due tronconi questa voglia matta di sperimentare, sempre e comunque.

Scalata, dunque, l'ennesima vetta di furia iconoclasta, improvviso, come una luce madida di speranza, si apre uno squarcio di world-music che – incredibile ma vero! – materializza il Don Cherry del trittico “Relativity Suite”-“Orient”-“Blue Lake”. In qualche intervista, Steve aveva prefigurato la volontà di confrontarsi anche con questa ennesima realtà musicale, dopo l'infatuazione per la classica. Ma, come dire, fa comunque un certo effetto sentirlo declamare, quasi ipnotizzato, in mezzo alle linee orientaleggianti del synth e alle coloriture tribali di Roddy. Magico, davvero.

Poi, è ancora la volta della ripetizione, di un minimalismo carico di odio e rancore (“No Lung Baby”), di oltranzismi vocali, accelerazioni in corsa, strutture marziali morbose, ossessive e ossessionate (“Black Steyr Aug”). E’ l’epica di un quotidiano andare-a-puttane (“My Wish Is Your Command”), la marcia di diseredati annichiliti ma non colpiti a morte (“Circus Maximus”), l’imponenza titanica della crudeltà che si scioglie in un rumore di fondo forse anche più efferato, solcato, com’è, da tensioni impercettibili (“Total Resistance”). Immancabili, ovviamente, le complicazioni Crimson-iane (“The Worst Thing That Ever Happened To Me”, con citazioni di "Pinnacle"), mentre un death-grind claustrofobico e dal retrogusto robotico si impossessa della title track e una drum-machine scorrazza nell’electro (!) di “Desolation”.

E, alla fine, la sensazione è quella di essere, ancora una volta, al cospetto di una band al di sopra della media. Una band che, tra passato e presente, guarda avida verso il futuro, lasciando la porta aperta per quanti, finalmente, vorranno avventurarsi in una delle discografie qualitativamente più importanti degli ultimi anni. Prendete, perciò, questo disco innanzitutto come un invito. Un invito che, potete giurarci, sarà davvero difficile da declinare.

(01/09/2007)

  • Tracklist

1. I.E.D.
2. Free At Last
3. Broken Promises And Dead Dreams
4. If You Want Peace, Prepare For War
5. No Lung Baby
6. Black Steyr Aug
7. My Wish Is Your Command
8. Circus Maximus
9. Total Resistance
10. The Worst Thing That Ever Happened To Me
11.
Axis Of Eden
12. Desolation

 
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