Yakuza

Transmutations

2007 (Prosthetic) | progressive death-metal, mathcore

Diciamolo, la musica heavy di questi anni non ha nulla da invidiare ai grandi nomi del passato, e tra le formazioni che ne confermano l’ottimo stato di salute non si possono tralasciare gli Yakuza. Li avevamo lasciati l’anno scorso, con quell’ibrido di John Zorn, Botch e Black Sabbath che risponde al nome di  “Samsara”, un buon lavoro collocabile sulla linea di confine tra mathcore, progressive-death-metal e jazz; ora rieccoli ad aggiornare i loro standard con quello che per chi vi scrive è il loro disco migliore.
Rallentando i ritmi, tendendo talvolta al doom, e spingendo in direzione jazz e world music, gli Yakuza codificano una formula eccellente e moderna di metal contemporaneo, guadagnando in pesantezza, fascino e coinvolgimento quello che pagano in compattezza e velocità rispetto alla prova precedente.

L’opening track “Meat Curtains” chiarisce ogni dubbio, con sfuriate death-metal a seguire una pesantissima distorsione doom, con canto solenne alternato a growl disumano. Il nuovo percorso del gruppo è questo, anche se “Egocide” ci riporta agli Yakuza che conoscevamo, con le loro fredde sassofonate a introdurre oasi di relativa quiete, che sfociano in violentissime cavalcate di pura ferocia con un sapore vagamente jazzato. Il brano è un capolavoro di dilatazione e contrazione dei tempi, col sassofono a inseguire ora la batteria in doppio pedale, ora le percussioni, in un misto di metal e world music.
“Congestive Art-Failure” si apre tenue e distesa - con accordi melodici e voce pulita e filtrata, che più Isis non si può – ma sappiamo che è la classica quiete prima della tempesta: eccola schiantarsi contro un ripidissimo muro di chitarre e canto in growl, fino a scaricarsi nel finale.

E tra sfoghi di potenza allo stato brado degni di gruppi come Botch e Dillinger Escape Plan (“Praying For Asteroids”, “Steal The Fire”), ecco riemergere il lato più personale del gruppo con i sei minuti di “Raus”, accompagnati da tastiere avvolgenti, distorsioni e un’interpretazione vocale a dir poco struggente.
A stupire veramente è il finale, dove c’è un rituale da far paura ai Type O Negative del primo disco (“The Blinding”), ulteriori esempi di prog-jazz-death metal di gran classe (“Existence Into Oblivion”, “Perception Management”) e agganci world music a un lanciatissimo brano death (“Black Market Liver”), fino all’epilogo di “Zombies”.

Gli Yakuza fanno centro un'altra volta, consegnando un disco meno compatto ma più coinvolgente, sposando con successo estremismi sonori con velleità sperimentali, firmando così uno dei migliori dischi pesanti dell’anno in corso. 

(04/09/2007)

  • Tracklist
  1. Meat Curtains
  2. Egocide
  3. Congestive Art-Failure
  4. Raus
  5. Steal the Fire
  6. The Blinding
  7. Existence into Oblivion
  8. Perception Management
  9. Black Market Liver
  10. Zombies
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