Chris Bathgate

Wait, Skeleton

2008 (Quite Scientific) | songwriter, folk

Come un oscuro memento mori, il titolo del nuovo Ep di Chris Bathgate campeggia su uno sfondo spoglio e austero: “Wait, Skeleton”. Epigrafe ideale per il suono ossuto e angoloso che segna il ritorno del songwriter di Ann Arbor, a poco meno di un anno di distanza dallo splendido “A Cork Tale Wake”. Ora che il suo nome ha cominciato a diffondersi sempre più ampiamente anche al di fuori della cerchia dei cultori della prima ora, sembra sin troppo facile tributare lodi al talento di una delle voci più acute del nuovo cantautorato americano. Ma “Wait, Skeleton”, disponibile in edizione limitata con un raffinato e suggestivo artwork, riesce nell’impresa di conciliare le aperture espressive del precedente disco con la nuda intensità dei primi lavori artigianali di Bathgate.

“Casual Way” e “Salt Year”, tra sussulti di chitarra elettrica e improvvisi silenzi, evocano la magnetica poesia di Jeff Buckley, mentre “Been Out All Night” assume le sembianze di una litania di Will Oldham. Bathgate tesse una nuova versione di “Yes, I’m Cold”, già presente in “Throatsleep”, chiamando il banjo a conferire un sapore di marcia rurale all’incedere. “Cold Press Rail” fluttua sul violino spettrale di Susan Fawcett, infrangendosi sugli spigoli della chitarra. La voce di Bathgate declama asciutta le proprie visioni fino allo scabro epilogo della title track, anch’essa rielaborazione di un vecchio brano risalente addirittura all’esordio di “Silence Is For Suckers”, in cui compariva come traccia fantasma. Lo scheletro che aleggia sui suoi versi non è fatto per la polvere, ma per l’attesa. “Love has a way of saving you”.

(04/04/2008)

  • Tracklist

1. Casual Way
2. Yes, I’m Cold
3. Salt Year
4. Been Out All Night
5. Cold Press Rail
6. Wait, Skeleton

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