Chris Bathgate

A Cork Tale Wake

2007 (Quite Scientific) | songwriter

A chi interessa ancora, al giorno d’oggi, un songwriter che non indulge in stramberie freak, non strizza l’occhio all’indietronica o non sprofonda nel nichilismo dei propri silenzi? Se a farvi gridare al capolavoro è solo il brivido della novità eccentrica (salvo poi buttare tutto nel dimenticatoio di fronte alla prossima eccitante invenzione), è meglio che non procediate oltre: con uno come Chris Bathgate vi annoiereste a morte. Ma se la semplice forza espressiva di una voce è ancora capace di lasciarvi secchi, come direbbe Holden Caulfield… beh, allora fate attenzione: potreste finire per innamorarvi irrimediabilmente della musica di questo ragazzo di Ann Arbor, Michigan.

Non capita tutti i giorni di arrivare al proprio esordio nel mercato discografico con gli occhi già puntati addosso: soprattutto in un ambito lontano anni luce dall’hype e dalla catena di montaggio delle next big thing come il mondo del songwriting americano di marca indie. Ma il passaparola virtuale dei blog ha fatto crescere sempre più l’attesa intorno alla prima uscita di Chris Bathgate per un’etichetta vera e propria, dopo due album autoprodotti e qualche Ep di contorno che hanno contribuito a far conoscere il suo nome anche al di fuori dei confini del Michigan.
Alla fine dello scorso anno, avevamo lasciato Bathgate alle prese con “Throatsleep”, un disco talmente intenso da imporsi all’attenzione nonostante la realizzazione e la distribuzione artigianali. Da allora, il giovane songwriter americano ha girato gli States al fianco dei Saturday Looks Good To Me, ha preso parte al festival South By Southwest di Austin, è stato votato dalla rivista Real Detroit Weekly come “Best Solo Artist in Michigan” ed ha partecipato all’ultima compilation di promesse folk della Yer Bird Records. Ma soprattutto, si è finalmente accasato presso l’etichetta locale Quite Scientific che, dopo aver ripubblicato “Throatsleep” in veste ufficiale, ha dato alle stampe il suo nuovo lavoro, “A Cork Tale Wake”.

Dove prima i tratteggi apparivano frastagliati, ora dominano i contorni netti: l’orizzonte è movimentato da nuove increspature elettriche e la voce avvolgente di Bathgate si distende su un suono nitido e concreto come non mai, frutto della collaborazione con il produttore e songwriter Jim Roll, anch’egli di stanza ad Ann Arbor.
A segnare lo spartiacque con il passato ci pensano le chitarre dense ed incalzanti di “Smiles Like A Fist”, un brano rock dalla presa magnetica ed immediata che sembra voler rivendicare l’eredità della “Son Of Sam” di Elliott Smith. Ma non basta, perché la tromba di Ross Huff e la batteria di Matt Jones spingono “Every Wall You Own” e “Restless” a scalpitare tra lo slancio dei Neutral Milk Hotel e la vivacità dei Decemberists.

In “A Cork Tale Wake”, Bathgate rivela una sorprendente sicurezza nell’alternare momenti estroversi e ripiegamenti intimisti, in cui le trame acustiche si accompagnano al pathos del violoncello di Colette Alexander ed allo sbocciare improvviso dei fiati. Come prevedibile, c’è già chi rimpiange le immagini sfocate di “Throatsleep”: la verità, invece, è che il nuovo disco del songwriter americano segue deciso la strada di una maturazione che non vuole fossilizzarsi nel recinto di una nicchia. Una scelta che di questi tempi suona quasi come una colpa, agli occhi dei più intransigenti censori indie.
Gli intrecci di pianoforte e violoncello di “Serpentine” potrebbero appartenere al giovane e visionario Springsteen di “Greetings From Asbury Park, N.J.”, mentre il modo in cui la ballata acustica alla Jeff Tweedy di “The Last Parade On Ann St.” si lascia sporcare di intrusioni elettriche sembra farne un segreto anello di congiunzione tra “A Ghost Is Born” e “Sky Blue Sky”. E quando si culla in andamenti più classicamente country-folk, come in “Madison House” e in “Do What’s Easy”, il lirismo di Bathgate si pone senza esitazioni all’altezza della lezione di Micah P. Hinson.

I versi di “A Cork Tale Wake” sono sospiri di desiderio che si dibattono tra la fauci velenose della rassegnazione quotidiana. “Serpents they covered me, and I screamed out, I screamed out”, mormora Bathgate prima che gli archi si librino volteggiando sulle scheletriche volute di “Cold Fusion (Snakes)”. Poi, l’abbandono di un bacio senza difese si fa strada tra le distorsioni nebulose del crescendo di “A Flash Of Light Followed By”.
Stanze spoglie abitate da vecchi fantasmi e da una bottiglia dell’ultimo vino dell’inverno, parole e sguardi che feriscono come condanne: quello di “A Cork Tale Wake” è uno scenario in cui la speranza non sembra altro che una moneta rubata dal fondo del pozzo dei desideri. Com’è possibile avere ancora il coraggio di un altro lancio, quando l’acqua è stata prosciugata dal peso del tradimento e della disillusione? “Forget your debts, because forgiveness exists”. La cosa più semplice è proprio quella che sembra apparentemente impossibile: perdonare sé stessi. “Do what’s easy”.

(29/06/2007)

  • Tracklist
1. Serpentine
2. The Last Parade On Ann St.
3. Every Wall You Own
4. Smiles Like A Fist
5. Madison House
6. Cold Fusion (Snakes)
7. A Flash Of Light Followed By
8. Restless
9. The Last Wine Of Winter
10. Do What’s Easy
11. Coda (Ann St. Part 2)
Chris Bathgate su OndaRock
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