Chris Bathgate

Throatsleep

2006 (Self-released) | songwriter

Paradossi della "generazione Myspace": sperduta in una congerie di esibizionismo virtuale si nasconde la possibilità di scoprire segreti altrimenti destinati all’oblio. E ci si può ritrovare a migliaia di chilometri di distanza a parlare di uno studente universitario del Michigan e del suo sogno di scrivere canzoni in uno scantinato. Inutile cercare il suo nome tra gli scaffali dei negozi di dischi: a meno di abitare nella cittadina americana di Ann Arbor, bisogna rivolgersi direttamente a Chris Bathgate per procurarsi i suoi cd: una musica a base strettamente artigianale, insomma, anche se in versione aggiornata all’era del Web 2.0. Ma non ci sarebbe da stupirsi se un talento come il suo uscisse presto dall’anonimato: e magari tra non molto qualche blogger comincerà già a rimpiangere i bei tempi delle prime registrazioni carbonare, come da copione indie-snob… Nel frattempo, però, ci si può ancora lasciare andare alla sorpresa del primo incontro, all’emozione dell’innamoramento.

Edifici moderni e lineari, prati dalle ordinate geometrie, una torre squadrata che si staglia all’orizzonte: Ann Arbor è una città di poco più di centomila abitanti che ruota intorno allo storico campus della University of Michigan. In attesa di laurearsi alla School Of Art And Design dell’ateneo, Chris Bathgate si esibisce nei caffè locali, tiene workshop di songwriting ed improvvisa danze folk con gli amici, come si può vedere cercando tra i video di Google.
“Scrivo canzoni”, dichiara con semplicità nella sua pagina di Myspace. “Tutte sono vere, tutte sono qualcosa che è accaduto, tutte sono un'idea, tutte sono profondamente radicate nel mio cuore”. E dalla chitarra di Bathgate di canzoni ne sono già sgorgate in quantità: senza considerare le sue partecipazioni a progetti dai nomi improbabili come The Descent Of The Holy Ghost Church, The Ambitious Brothers o The Rookie And Gay Fonz, Bathgate ha gia sfornato un paio di Ep e altrettanti album da solista, tutti di produzione e distribuzione rigorosamente casalinga, e si prepara ad andare in tour nel 2007 con i Saturday Looks Good To Me. L'ultima fatica l’ha presentata in occasione del suo ventiquattresimo compleanno, insieme alla raccolta di brani di ispirazione country “The Single Road I Long For”: si intitola “Throatsleep” ed è il secondo capitolo vero e proprio della sua discografia, dopo il promettente ma discontinuo “Silence Is For Suckers”.

Non è un’impresa facile, nel nuovo millennio, distinguersi nel panorama della tradizione cantautorale americana senza cadere nella trappola degli stilemi roots o del ripiegamento solipsistico. C’era riuscito Joseph Arthur ai tempi di “Come To Where I’m From” e più recentemente è toccato a Micah P. Hinson raccogliere il testimone: Chris Bathgate sembra voler intraprendere la loro medesima strada, affondando con sorprendente maturità la lama dei propri versi in atmosfere ombrose ed appassionate.
Le distorsioni dai contorni acidi e la secca batteria dell’iniziale “Creak, Cure, Dawn” portano subito alla memoria il primo John Vanderslice, con le sue narrazioni asciutte e taglienti. “Ho imparato a cantare dallo scricchiolio del patibolo”, canta Bathgate, e la sua voce tesa e vibrante ne dà diretta testimonianza in un fluire di penetranti chiaroscuri. Da un lamento che sembra sbucare dalla gola di Will Oldham nascono gli accenti nitidi di chitarra che scandiscono “The Darkness Was Vague”. E l’apparizione improvvisa dei fiati è come un miraggio di inatteso lirismo, che conduce tra le braccia dei The Robot Ate Me di "Carousel Waltz".

“I Know How You Are Going To Die Tonight” è una minaccia ed un’implorazione al tempo stesso, un’incalzante filastrocca folk per la notte di Halloween a base di pianoforte, violino, fiati e banjo, che con la sua andatura da banda di paese potrebbe appartenere agli Okkervil River degli esordi. “Yes, I’m Cold” è il picchiettare di una pioggia dimenticata sulle tettoie dell’anima, mentre un tintinnio fiabesco di campanellini si trasforma in un rincorrersi di percussioni dal ritmo ondeggiante.
Ma ad inchiodare definitivamente al cuore pulsante di “Throatsleep” è l’arpeggio rarefatto e struggente di “: A Problem In Dissonance Solved”, che lascia fremere la voce scura e carezzevole di Bathgate su uno sfondo di riverberi sintetici.

Le ballate notturne di Bathgate si inseguono attraverso i due capitoli in cui si suddivide l’album, “Throat” e “Sleep”, tra le carezze acustiche di “Buffalo Girl”, le elegie folk di “Feather Jaw” ed i romanticismi pianistici velati di archi di “All My Friends Have Been Replaced With Cities”.
Tradimento e menzogna, desiderio e prostrazione, conforto e silenzio aleggiano come spettri nella luce lunare dei versi di “Throatsleep”. “Seguirò ogni verso finché non avrò assassinato ogni parola”, mormora Bathgate in “Little Bird In Coffin Come”: ed il suono di ogni sillaba incide un solco fatto di immagini vivide e brucianti. I cuori sembrano cadere dal petto, ogni notte sembra condurre al punto di morire: “I sing most every night/ When the lights are low and we all die/ And die most every night/ We die, we die, we die”. Ma il banjo di “We Die” non è un canto funebre, è un estremo anelito di speranza: “One thing I’ll promise thine/ Is I’ll live, I’ll live tonight”.

A volte sembra che la dose di cinismo quotidiana ci abbia reso così disillusi da non essere più capaci di scommettere sul futuro: i bilanci di fine anno sono sempre più pieni di recriminazioni e sempre più poveri di promesse, persi nella spirale di una ricerca della novità fine a sé stessa. Viene quasi da chiedersi se davvero ci sia ancora qualcosa da attendere. Bene, questa è l’occasione di scommettere, senza bisogno di invocare la fatidica morte della forma-canzone. Questa è l’occasione di non lasciar tramontare un altro anno lamentandosi di come si stava meglio quando si stava peggio, quando il fruscio del vinile non aveva ancora ceduto alla frenetica indigestione della musica digitale. Perché se un ragazzo del Michigan che vende i suoi cd su una pagina di Myspace è in grado di realizzare uno dei dischi dell’anno, vuol dire che qualcosa può ancora accadere. Procuratevelo, e ricominciate ad attendere.

(20/12/2006)

  • Tracklist
  1. Creak, Cure, Dawn
  2. The Darkness Was Vague
  3. Buffalo Girl
  4. I Know How You Are Going To Die Tonight
  5. Yes, I’m Cold
  6. Little Bird In Coffin Come
  7. A Problem In Dissonance Solved
  8. All My Friends Have Been Replaced By Cities
  9. Silly One
  10. Feather Jaw
  11. Sun Moon
  12. Letter / Let Her
  13. We Die
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