Willy DeVille

Pistola

2008 (Eagle Rock) | blues-rock

Willy DeVille è carismatico solo a guardarlo, con i suoi tatuaggi, la lunga chioma mohicana, lo sguardo spento ma allusivo di chi ha attraversato mille tunnel riuscendo a sopravvivere.
Willy dopo nefaste dipendenze ora beve solo vino (ma sarà vero?), anche durante i suoi concerti. Merito della sua compagna.
Il diavolo? Certo, questo chicano l'ha conosciuto e ne ha scritto nei suoi mille connotati; sin da quando, fine anni 70, sciupava la giovinezza nel Bronx newyorkese e cantava con i suoi Mink D.V. sulle assi del Cbgb's di ragazze e cadillac. Poi, nelle decadi successive, cuore e ispirazione romanticamente/perennemente aggrappati alle ballate fifties di Ben E. King e Pomus/Shuman: amore in languida salsa portoricana, bari, coltelli a serramanico, liquori, vampiri e voodoo, sino all'innamoramento fatale per New Orleans.

Ma l'allievo supera il maestro se è vero che uno dei brani di "Pistola" s'intitola "sto per fare qualcosa che il diavolo non ha mai fatto". Di certo negli ultimi trent'anni ci ha familiarizzato, come Robert Johnson, come i vecchi bluesmen del delta del Mississippi, che ai crossroad gli vendevano l'anima in cambio dello shining per suonare la chitarra e cantare.
Te ne accorgi al secondo, terzo ascolto, fatalmente: in "I'm Gonna Do Something The Devil Never Did" Willy canta il blues con fare reiterato e minaccioso, come una reincarnazione di John Lee Hooker. Ed è ancora blues virato gospel in "You Got The World In Your Hands", profondo, insidioso, muddy come solo DeVille ha saputo fare nei suoi ultimi dischi; in modo diverso, ma non inferiore all'impareggiabile Tom Waits.

Le sorprese vere di "Pistola" sono nel finale: due brani dove Willy sfodera un parlato-recitato che lascia senza fiato. "The Stars That Speak", spagnoleggiante e con i violini, vero wall of sound spectoriano: '...c'è un parco da qualche parte a New York, dove gli artisti possono ascoltare le stelle parlare". Romantico, visionario! E "The Mountains Of Manhattan", solo ipnotiche percussioni e bamboo-flute, una danza indiana che disegna una metropoli ancestrale, il sangue "nativo" che scorre nelle vene di DeVille che si risveglia.

Per il resto, un magnifico eclettico Willy DeVille, che rivendica il suo inconfondibile Dna: dal rock&roll strascicato di "So So Real" (una "Savoir Faire" addomesticata) a "I Remember The First Time", ennesima rielaborazione della classica "Stand By Me", dalla delicata ballata folkeggiante "When I Get Home" all'unica cover dell'album, la nashvilliana, incantevole "Louise", cartina al tornasole dell'amore di Willy per il country.

Commosso l'omaggio dell'artista ("...So I Lost New Orleans") a una città amatissima e ferita nel profondo, la funeral-march fiatistica "The Band Played On". Solo "Been There, Done That", un r&b non molto originale, non riesce a sostenere il livello del resto del disco, una Pistola emotiva che ci lascia sul pavimento vittime compiaciute.

(16/04/2008)

  • Tracklist
  1. So So Real
  2. Been There, Done That
  3. When I Get Home
  4. Louise
  5. The Band Played On
  6. You Got The World In Your Hands
  7. I Remember The First Time
  8. The Stars That Speak
  9. I’m Gonna Do Something The Devil Never Did
  10. The Mountains Of Manhattan
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