Dimension X

Dimension X

2008 (Kml Recordings) | avant-rock

In tutto il caos che costella l’attuale panorama musicale internazionale è fondamentale cercare di caratterizzarsi e trovare degli espedienti per farsi agilmente riconoscere. Partiamo quindi con il piede sbagliato se si opta per una ragione sociale già utilizzata da altri in un mondo dove (con le tecnologie gratuitamente a disposizione) non è così difficile rendersi conto che a Milwaukee esiste una band che si chiama Dimension X, che produce del rispettabilissimo prog vicino tanto a band storiche del calibro di King Crimson e Rush, quanto a ensemble più recenti quali Dream Theater o Tool. I Dimension X che andiamo ad analizzare non hanno nulla a che fare con questi statunitensi, bensì trattasi di un interessante trio all’esordio discografico composto da tre elementi di straordinaria esperienza: il basso è nelle mani di Massimo Pupillo degli Zu, la batteria è suonata da Chris Corsaro, già nella touring band di Bjork e nelle session di registrazione di "Volta", la chitarra e l’elettronica sono gestite dal francese David Chalmin, una carriera divisa fra art-rock e progetti legati alla video-arte.

Nel 2006 a Roma hanno iniziato a sviluppare delle idee che ora sono divenute materiale tangibile ma (diciamolo subito) di non facilissima fruibilità.
Siamo al cospetto di una "band a tema", dove il tema ruota intorno ai soggetti legati a una pioneristica trasmissione radiofonica di culto americana, divenuta leggendaria tra gli appassionati di fantascienza, andata in onda sul canale Nbc da aprile 1950 a settembre 1951, e ricordata per la qualità dei testi, alcuni dei quali ideati dai maggiori scrittori del settore, fra i quali spicca il nome di Isaac Asimov.
Le storie venivano adattate per la radio e Dimension X (il nome della trasmissione era proprio questo) fu uno dei primi show a essere registrato su nastro; alcuni degli scritti vennero utilizzati dal programma successivo, X Minus One, che venne trasmesso a cavallo fra il 1955 e il 1958.

Alcuni stralci delle registrazioni sono stati utilizzati nella gestazione dell’album, strutturato in sei tracce, dove si ridisegna l’immaginario fantascientifico dell’epoca incastonandolo in un cromatismo sonoro che va dal noise più di frontiera a improvvisazioni di stampo jazz, dallo space-rock più tradizionale alle manipolazioni elettroniche più attuali, il tutto in un concentrato che si situa a metà strada fra l’hardcore e l’industrial.
E’ come ascoltare l’ipotetica colonna sonora di un film girato su Marte, suonata da alieni che non riuscendo a mantenere il controllo dei propri strumenti, li suonano con crescente violenza e velocità.

La tensione è costante, sia nei momenti nei quali le divagazioni free-form imperano, sia in quelli dove l’atmosfera si fa momentaneamente più rarefatta.
E’ un viaggio onirico nei territori dell’avant-rock più distorto e dissonante, dove i tre protagonisti musicali riescono a mantenere un forte senso di coesione, senza mai perdere il filo del discorso, anche quando si lanciano in ardite jam ai limiti della cacofonia.
Se c’è un appunto da fare (a parte il rimprovero sulla mancanza di originalità nella scelta del nome), questo riguarda le continue interruzioni del materiale musicale autografo da parte degli inserti narrativi, i quali talvolta lasciano il disco un tantino in sospeso.

Gli ascoltatori vengono "selezionati" senza pietà già nei tredici minuti iniziali di "Almost Human", composta da dialoghi ripresi dal cult show e intermezzi strumentali, sopportabili solo dai palati più robusti. Da qui si dipana un percorso che raggiunge la massima compiutezza in "Dr. Grimshaw Sanitorium", la traccia più lineare del disco, che si approssima a territori non distanti dal metal.
Un plauso alla copertina apribile a poster ideata da Scarful, artista e illustratore romano, fido braccio destro degli Zu nelle passate pubblicazioni e nome di assoluto richiamo nei circuiti della nuova graphic-art.

Questo coraggioso esordio conferma da una parte la vivace scena underground presente in Italia, dove proprio gli Zu da tempo si sono affermati come un organico in grado di non sfigurare accanto ai migliori sperimentatori esteri. D’altro canto queste sei tracce evidenziano una volta di più l’eccessiva dipendenza della musica contemporanea da suoni e idee dei decenni passati.
Vanno apprezzati la capacità e il coraggio di percorrere strade impervie, così come il respiro internazionale del progetto, ma speriamo che in futuro per tentare un nuovo salto in avanti non si debbano rispolverare i dialoghi fra Rossella O’Hara e Rhett Butler.

(15/04/2008)

  • Tracklist
  1. Almost Human
  2. The Empire Never Ended
  3. Hello Tomorrow
  4. The Martian Chronicles
  5. Dr. Grimshaw’s sanatorium
  6. Beyond Infinity
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