Mi sembra giusto segnalare l'uscita del nuovo album dei The Tangent, gruppo inglese che già col precedente "A Place In The Queue" si era fatto notare anche fuori dal circuito di chi ancora crede in
suite e doppi
concept-album. Lo stile è un
progghettone ritornellone modello Flower Kings, Spock's Beard, Transatlantic etc., unito ogni tanto a un piglio
fusion un po' (poco)
Canterbury e molto americano. Parecchio patinato, piuttosto diluito, l'album ha i suoi momenti più apprezzabili in qualche episodio più smaccatamente pop
e nei tratti più
Camel - con tanto di flauto, o dove le due attitudini si combinano ("Lost In London 25 Years Later"). Il secondo disco (è un doppio), diviso in due
suite, mi è parso più riuscito del primo, ma comunque altalenante.
Va detto però che non è proprio il mio genere di suono, dunque non mi dilungo oltre e mi limito a raccomandare l'album ai
fan di
neo-prog e affini.
Al disco si accompagna un romanzo illustrato di 100 pagine, che racconta della distruzione della terra per mezzo di "Relayer" degli
Yes e si direbbe molto più carino dell'album in sé.