ANDREW VLADECK - The Wheel

2009 (End up records)
folk-rock

E’ facile elencare le influenze di un songwriter, più difficile è spiegare al lettore le peculiarità di un artista che sulle orme dei grandi protagonisti del rock americano tenta di realizzare un album quantomeno gradevole. Andrew Vladeck ha raccolto quattro anni di emozioni e suggestioni personali cercando di donare loro la veste sonora più adatta e personale possibile, non è facile sfuggire ai confronti e soprattutto è difficile vincere tale sfida.
 
“The Wheel”, affermiamolo subito, non è un album che sfugge alla prevedibilità di molta produzione contemporanea, ma regge l’ascolto grazie all’abile produzione di Kyle Fischer, che, sobria e asciutta, non esaspera le soluzioni armoniche e pur con qualche incertezza rende il tutto ben definito.
Resta fondamentale per Andrew il ruolo degli strumenti (Andrew suona banjo e armonica), le soluzioni sonore tendono a evidenziare maggiormente l’insieme elettro-acustico delle canzoni senza approfondire il ruolo dei testi e della costruzione armonica, questo elemento è il punto debole ma anche il centro di forza dell’album, l’approccio diverso e personale permette all’autore di raggiungere in alcuni episodi il giusto climax di originalità e armonia.

Tra brani più pop e accattivanti (“Hold Me Back”  e la beatlesiana “ I Want You Near”) e gradevoli ballad impreziosite da raffinate soluzioni strumentali (“The Wheel” , “Picking Apples In Orange Country”) Andrew centra il bersaglio con due ottimi brani; il primo è un folk-blues incisivo, sapientemente verboso e ricco di urgenza e brio (“The Songs You Inspire “) che offre anche un ottimo assolo di armonica, il secondo è “Chinatown”: tra atmosfere sognanti e fumi psichedelici, slide guitar e voce più vellutata, il brano riesce a incantare.
 
Purtroppo Andrew Vladeck non mostra di avere tutte le carte in regola per superare i confini dell’aurea mediocrità, le inflessioni vocali sono spesso grezze e monotone, la banalità a volte s’impossessa della scrittura ("These Streets"), le tentazioni innovatrici non sono a fuoco (“The Magnet”), e resta il dubbio di trovarsi di fronte all’ennesimo clone di cantautore stelle e strisce, ma ascoltando “You Can't Kill Time” si ha l’impressione che Andrew abbia molto più da dire e da offrire al pubblico.
“The Wheel” è quindi solo un punto di partenza per un artista che merita attenzione da parte degli  appassionati di musica americana.

03/04/2010

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