Julian Plenti

Julian Plenti Is... Skyscraper

2009 (Matador) | alt-folk-rock

Julian Plenti, come è noto ai più, è lo pseudonimo dietro il quale si cela Paul Banks, cantante di una delle più significative band emerse negli anni '00, gli Interpol. Pochi gruppi hanno saputo incarnare la rabbia e la depressione nera di questi anni come il complesso di New York, autore di un rock davvero oscuro ed elegante.

Plenti sin dal 1996 aveva iniziato a comporre delle brevi canzoni e a suonarle in alcuni club della sua città, ma solo dieci anni dopo, grazie all'acquisto di un software per comporre musica, il Logic Pro, ha potuto avere un controllo creativo totale e concentrarsi così, nelle pause concesse dal gruppo madre, nella realizzazione di un vero e proprio disco solista. Solo nell'agosto del 2009, però, è stato dato alle stampe "Julian Plenti Is... Skyscraper", registrato al Seaside Lounge Studio di Brooklyn, prodotto dallo stesso artista con l'aiuto di Peter Katis, ingegnere del suono dei primi due splendidi album degli Interpol.

Rispetto al rock dark, veloce e ad effetto della band sopracitata, l'esordio di Julian Plenti predilige un folk-alt-post-rock, ottenuto con l'ausilio di più strumenti, soprattutto archi, e di un po' di synth Morse Code, dosati sapientemente. Alla fine, però, nonostante l'atmosfera intima e rilassata della maggior parte dei brani, rimane un'inquietudine di fondo e una lieve malinconia a permeare tutto il lavoro, per via anche della voce baritonale di Plenti/Banks. Le canzoni di Julian/Paul, proprio come quelle del gruppo newyorkese, acquistano valore e un senso più compiuto solo dopo ripetuti ascolti.
Saltano subito all'occhio, pardon all'orecchio, i pezzi più simili a quelli degli Interpol: le nervose ed efficaci "Fun That We Have" e "Fly As You Might", parenti strette di alcuni brani di "Our Love To Admire", e soprattutto l'ottimo singolo "Games For Days", dove si sente la batteria potente e metronomica di Sam Fogarino, suo compagno nella band d'appartenenza. Gli altri ospiti sono gli amici Mike Stroud dei Ratatat, Charles Burst degli Occasion e Striker Manleydegli Stiff Jesus.

Le composizioni che si rivelano più sorprendenti ed avvincenti sono però "Only If You Run", che cattura con un suono di chitarre stratificato amalgamato benissimo (non a caso nella copertina del cd è segnalato come pezzo di punta), "Skyscraper", una meravigliosa ballata acustica solo in apparenza innocua e ripetitiva, perché basa la melodia portante su un pugno di note e su un breve e ossessivo refrain, e la dolce ninna nanna di "On The Esplanade", saggiamente abbreviata rispetto alla versione originale.
Plenti ottiene un risultato positivo anche con pezzi come la conclusiva e riflessiva "H", dal sapore vagamente orientaleggiante, e la danzereccia "Unwind", entrambe arricchite dal suono di una tromba, mentre vengono lasciati da parte viola e violino, presenti invece in quasi tutti gli altri brani.
Stupisce l'assenza finale all'interno del disco di canzoni inizialmente previste nella tracklist, come le lente e soavi "The Larynx That You Have" e "Cellophane", che sarebbero forse state più gradite rispetto alla sdolcinata e banale "Girl On The Sporting News".

In definitiva "Julian Plenti Is... Skyscraper" non è un'opera epocale, come si è potuto anche notare dall'accoglienza non proprio entusiasta e tiepidina della critica e del pubblico internazionale, però, se si ha la pazienza di ascoltarlo a fondo e di coglierne a pieno le sfumature, si può tranquillamente affermare che Paul, anzi Julian, abbia fatto ancora centro, confezionando un disco piacevole e riuscendo a distaccarsi stilisticamente da quanto fatto in passato con gli Interpol.

(23/01/2010)

  • Tracklist
  1. Only If You Run
  2. Fun That We Have
  3. Skyscraper
  4. Games For Days
  5. Madrid Song
  6. No Chance Survival
  7. Unwind
  8. Girl On The Sporting News
  9. On The Esplanade
  10. Fly As You Might
  11. H
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