I Ronin di Bruno Dorella, uno dei più operosi factotum dell’undergound italiano (già con OvO, Bachi Da Pietra, e patron di Bar La Muerte), ritornano con “L’ultimo re” a qualche anno di distanza da “Lemming” e poco dopo la colonna sonora per “Vogliamo anche le rose” di Alina Marazzi. “L’ultimo re” serve al complesso a chiarire, una volta per tutte, gli intenti artistici, a smussarne gli angoli e - nondimeno - a contrastarne i toni, a renderli nitidi e pienamente musicali. Il loro stile, in questo loro ultimo album, è forse ai massimi livelli estetici della loro carriera, ormai prossimo al compimento perfetto di un "cantautorato strumentale".
Più che mai imperniata sulle invenzioni di Bruno alla chitarra (scevra, raminga, ma anche caldissima), la collezione pennella così “Meandro”, una danza sincopata maghreb-beduina, e soprattutto il canto strumentale de “Lo spettro”, ma poi si sbizzarrisce in “Tre miniature” (la continuazione di “Lo spettro”, ma polifonica in senso folk-medievale, e con apparato ritmico più accentato) e nelle svirgole polka di “Venga la guerra”. Fino ad abbandonarsi ai vortici della meditabonda “Bleedingrim” e a “Morte del re”, che fa discreta leva su post-rock e slowcore, in un duetto “desert” di feedback e accordi desolati.
E attraverso il canone macabro da kolossal della title track, il turbolento twist di “Morte del prete” (chiuso da un tango per tuba), e il malinconico twang di “Fuga del prete”, il significato degli ultimi Ronin è chiarissimo. Puntando dritta alle carezze d’ascolto, la band edifica il sunto maestoso della sua opera. Stavolta il vascello della rielaborazione stilistica ha sulla sua impavesata la balestra dell’ironia, che la compagine orienta - pur innocuamente - con la spietatezza flessuosa, la mira caparbia del caso. Non c’è solo Bruno e i suoi Ronin, c’è anche uno stuolo di collaborazioni e impreziosimenti che va da Nicola Manzan (violino e viola) a Giordano Geroni (organo e tuba), ai field recordings di Ivan Rossi. “Bleedingrim” prende a prestito il titolo di un pezzo dei romani Concrete per omaggiarne la memoria, a un anno dallo scioglimento.