Telefon Tel Aviv

Immolate Yourself

2009 (Bpitch Control) | elettronica

I Telefon Tel Aviv non esistono più. Il 22 gennaio 2009, infatti, è morto Charles Cooper, metà del duo americano che ha animato la scena elettronica degli ultimi anni. Aveva solo 31 anni.
In questa recensione, analizziamo il loro terzo album, uscito poco prima dell'evento che ha spezzato la loro promettente ascesa.


Cinque lunghi anni. Questo è l'arco di tempo impiegato da uno dei gruppi di punta della scena elettronica mondiale per riprendere il discorso interrotto con la penultima fatica, "Map Of What Is Effortless". I Telefon Tel Aviv, aka Charles Cooper e Joshua Eustis, hanno iniziato a smanettare con i loro portatili, glitch e quant'altro una decina d'anni fa e non si può certo dire che siano stati prodighi di uscite discografiche sulla lunga distanza: un disco nel 2001, il bis concesso nel 2004 e la fatidica terza prova nel 2009.

In mezzo? Un sacco di remix, da Nine Inch Nails a Bebel Gilberto, da Apparat a Nitrada. Come a dire "chi più ne ha più ne metta". Dopo "Map Of What Is Effortless", è ora di rimettersi in studio, davanti a laptop e qualche sigaretta, per plasmare una nuova creatura. Agli inizi, la band di stanza a Chicago era tutta testa e poco cuore, mentre nel secondo lavoro a imporsi fu la melodia. A questo punto pare dunque legittimo l'interrogativo su come possa suonare "Immolate Yourself": qualche indizio, oltre che dal titolo piuttosto perentorio, potrebbe arrivare dal cambio d'etichetta. Un tempo la Hefty, ora la Bpitch: in apparenza, potrebbe trattarsi di un segnale fuorviante, invece così non è.

Abbandonando parzialmente l'uso di glitch e le distese elettroniche senza tempo, "Immolate Yourself" sin dalle prime note mostra in maniera schietta e decisa di che pasta è fatto. Le trame soffici e tenui fanno spazio al ritmo, beat turbinosi si rincorrono in un moto definito e sezionato in tutto lo svolgersi del lavoro. Il suono, da dolce e velato, si fa incalzante, non disdegnando tuttavia aperture dal gusto nordico. L'iniziale "The Birds" ne è manifesto abbagliante: un lento ed estenuante climax ambientale, che si riverbera prima gradualmente poi con spirito febbrile, dà il la a voci sintetiche sovrapposte, un solido beat si arrampica e irradia a giorno una dancehall notturna, deflagrando su se stesso in una coda ambientale che lascia intravedere l'avanzare dell'alba.

Ancora secche sezioni ritmiche introducono gli archi campionati di "Your Mounth", traccia che, rincorre se stessa in un moto perpetuo tra quiete e caotici assalti: non avrebbe sfigurato nell'esordio di Khonnor. E se in "M", così come in "Stay Away From Being Maybe", non siamo poi così distanti dalle agrodolci partiture sintetiche dei Junior Boys, il synth-pop ruffiano di "Helen Of Troy" fa l'occhiolino all'ultimo Anthony Gonzalez.
Al duo si possono perdonare anche cadute di stile (l'insipida "Made A Tree In The World"), se riesce a tirare fuori un gioiellino pop danzereccio come "You Are The Worst Thing In The Universe".

"Immolate Yourself" è un disco che soddisferà sicuramente gli amanti di certi suoni in bilico tra sognante pop sintetico e atmosfere ballabili. Osando la strada del ritmo, i Telefon Tel Aviv non potranno deludere i fan del loro lato più celebrale, né quelli delle loro aperture melodiche più emozionali. A coloro ai quali proprio non dovesse andar giù, un semplice suggerimento: non seguite il consiglio del titolo!

(24/01/2009)

  • Tracklist
  1. The Birds
  2. Your Mouth
  3. M
  4. Helen Of Troy
  5. Mostly Translucent
  6. Stay Away from Being Maybe
  7. I Made A Tree On The Wold
  8. Your Every Idol
  9. You Are The Worst Thing In The World
  10. Immolate Yourself
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