Von Bondies

Love, Hate And Then There’s You

2009 (Fierce Panda) | alt-rock, pop-rock

Nelle ultime settimane si sono viste un po’ ovunque recensioni non proprio positive sul fatidico terzo album dei Von Bondies. Stroncati sonoramente dalla critica e abbandonati dalla quasi totalità del proprio pubblico, sembrano davvero essere una formazione alla deriva.
Eppure questo “Love, Hate And Then There’s You”, tutto sommato, non è peggio di tanti altri lavori idolatrati dalla stampa specializzata. Certo, c’è stata una netta inversione di tendenza rispetto al sound degli esordi, ma in fin dei conti Jason Stollsteimer e compagnia tengono botta.
Se c’è una cosa da rimproverargli è casomai il tempo occorso per realizzare questo disco: cinque anni oggi sono un’infinità per una band che deve ritagliarsi uno spazio nell’oceano musicale che ci sta sommergendo. E oltretutto il ferro va battuto quando è caldo.

I Von Bondies si affacciarono sul mercato con quel “Lack Of Communication” che li rese una delle novità con più hype di inizio secolo, sfruttando la virtuosa scia lasciata da Strokes, Black Rebel Motorcycle Club e White Stripes.
Proprio Jack White aiutò i Von Bondies e spiccare il volo definitivo, salvo fare a pezzi il musetto del malcapitato Jason durante una sciagurata serata ad elevato tasso etilico trascorsa in un locale di Detroit.
“Pawn Shoppe Heart” così andò alle stampe sotto la produzione dell’ex-Talking Heads Jerry Harrison, divenendo uno dei dischi più brillanti del 2004, anche se i fan della prima ora storsero un po’ il naso per certi passaggi, ritenuti troppo furbetti.

Poi, come dicevamo, cinque lunghi anni per giungere al disco della verità, che delude le attese di chi si aspettava una rivoluzione copernicana dal sound di Stollsteimer, ma che non è peggio di tanti altri gruppetti iperosannati su stampa e web.
Il disco pareva già pronto da un anno, poi continui rinvii lo hanno tenuto imbalsamato per un po’, preceduto dall’Ep “We Are Kamikazes Among Straight For Your Heart” (rideranno i detrattori pensando a quanto davvero sembrino kamikaze i nostri), dal quale “Love, Hate And Then There’s You” recupera ben tre pezzi su quattro: “Pale Bride”, “21st Birthday” e “I Don’t Wanna”, tutti influenzati ora dagli Interpol, ora dai Blur, ora dagli ultimi Wire, ma sempre all’insegna di una solare spensieratezza di fondo.
Il resto delle portate dell’album spazia in prevalenza tra richiami grunge (“She’s Dead To Me” è una vera e propria citazione dei Nirvana), sonorità smaccatamente beat (“Accidents Will Happen”) e caotici sogni di epica gloria (la conclusiva “Modern Saints”). Le iniziali “This Is Our Perfect Crime” e “Shut Your Mouth” sono invece discreti esempi di moderno indie-rock con la voce dei Stollsteimer che cerca di replicare le inflessioni di Wayne Hussey.

È probabile che la band abbia voluto spogliarsi di tutto ciò che potesse richiamare il rock-blues sporco dei precedenti lavori, cosa che li faceva considerare dei White Stripes arrivati fuori tempo massimo e per di più anche meno originali. I Von Bondies oggi cercano di somigliare a qualcos’altro, ma purtroppo continuano a battere strade già consumate dal passaggio di altri convogli.

Ciò non toglie che in un’epoca così satura di musica derivativa, il quartetto americano meriti almeno una striminzita sufficienza.
Ma se dovessero passare altri cinque anni, è plausibile che “Love, Hate And Then There’s You” resti alle cronache come il loro allegro epitaffio.

(25/06/2009)

  • Tracklist
  1. This Is Our Perfect Crime
  2. Shut Your Mouth
  3. Pale Bride
  4. Only To Haunt You
  5. 21st Birthday
  6. She's Dead To Me
  7. Chancer
  8. Blame Game
  9. I Don't Wanna
  10. Accidents Will Happen
  11. Earthquake
  12. Modern Saints
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