Animal Collective

ODDSAC

2010 (Globomedia) | psichedelia, avant-folk, elettronica

Quando artisti che già più volte hanno offerto prove della loro maestria provano a superarsi, riuscendo ancora una volta a far gridare al miracolo vuol dire che possono annoverarsi senza remore nell'empireo dei grandissimi.
Una premessa doverosa, applicabile in toto agli Animal Collective che, dopo "Merriweather Post Pavillion", non se ne sono certo stati con le mani in mano. Non fosse bastato l'estenuante tour mondiale di promozione del disco e l'incessante lavoro solista di tutti i suoi membri, il collettivo animale ha trovato il tempo di realizzare questa sorta di film in collaborazione con Danny Perez (regista già al lavoro su diversi video della band) dal titolo "ODDSAC". La pellicola, della durata di poco meno di un'ora e divisa in tredici tracce, è stata presentata lo scorso 26 gennaio al Sundance Film Festival, per poi iniziare una timida diffusione nelle sale americane ed europee e finalmente arrivare al formato Dvd sul finire del mese di agosto.

Come ha spiegato con molta semplicità uno dei fondatori del gruppo, Panda Bear, si tratta di un film che "vuole avere immagini simili a quelle che ognuno potrebbe vedere chiudendo gli occhi e ascoltando la musica degli Animal Collective". E infatti musica e immagini si autoalimentano, si compenetrano dando forma a un mondo surreale, inafferrabile, composto da immagini oniriche slegate tra di loro che tuttavia si snodano come un lungo, inebriante, flusso di coscienza. Nessun abbozzo di trama, ma immagini e suoni che si stringono l'un l'altro, chiedendo soltanto uno spazio nell'animo di chi ne fruisce. La natura è ancora la grande protagonista, ma una natura dai contorni sfumati, immobile ma fluida e popolata di spiriti.
Per l'occasione, il sound del quartetto vira verso mondi dark, con un uso della reiterazione elettronica assai più invasivo e la completa sparizione della forma canzone, salvo rare eccezioni (in parte solo "Screens, Tantrum Barb" e la conclusiva "What Happened?"). Sarebbe d'altronde in contrasto con l'idea del progetto stesso, porsi uno schema rigido come quello della canzone tradizionale.

Il flusso si apre su un prato verde immerso nell'oscurità. Luci abbaglianti, fuoco, una bambina cerca di scuoiare un muro dal quale inizia a fuoriuscire del catrame che pian piano la inonda. Il cerimoniale mortifero di "Mr. Fingers" muore tra fuoco, catrame e mostruosi volti che dominano l'incubo ligetiano di "Kindle Song". "Satin Orb Wash" delira tra percorsi acquatici e improvvise tensioni oltretombali. Il terrificante trittico iniziale svanisce nell'eterea "Green Beams", con pattern sonori fluttuanti à-la Sakamoto, che si risolvono in visioni liquide e cigolanti.
Con "Screens" per un attimo torna una pace notturna, tra immagini lacustri con la luna a rispecchiarsi nell'acqua e il folk psichedelico, marchio di fabbrica del collettivo, a tornare egemone in questa oasi di relax. Ma è solo un attimo. "Urban Cream" riporta in una dimensione cosmica di mistero e di fiabesca curiosità, mentre "Working" crea una calma tesa prima dello scoppio della tempesta "Tantrum Barb", il brano musicalmente più legato ai precedenti degli Animal Collective. Drumming marziale, riverberi profondi e il canto incalzante ipnotizzano l'orecchio mentre un informe turbinio di immagini multicolori manda in tilt il sistema visivo.

Il sospiro lento e affannoso di "Lady On The Lake" ci accompagna fuori da quel mondo inafferrabile catapultandoci verso il sinistro campeggio di "Fried Camp". Un'allegra famiglia mangia i suoi marshmallows cotti al fuoco in mezzo ai boschi e all'improvviso una strana materia gommosa tappa loro la bocca, mentre la musica si fa incalzante e le immagini si offuscano tra fumi coloranti. Ma arriva l'alba e tutto svanisce nel nulla. "Fried Vamp" e "Mess Your House" sono sulfurei passaggi verso la conclusione del sogno, fissato nella domanda "What Happened?", urlata a squarciagola mentre le immagini mostrano un gruppo di ragazzi in preda a danze folleggianti e deliri psicotropi in una casa multicolore immersa nei boschi. Un'esplosione delle pulsioni al risveglio dopo un viaggio del quale non si ricordano i dove e i quando, ma soltanto i come.

Un trip postmoderno, tra notturni, esplosioni di colori e la natura a fare da cornice. La descrizione di un sogno, o forse il tentativo di sovrapporre più visioni in un sogno unico. Nell'era nella quale è vivo e ha valore solo ciò che si vede, gli Animal Collective tentano la strada estrema, imboccata già da David Lynch e dai suoi epigoni, mettendo su pellicola una dimensione onirica. Lo fanno però spingendosi oltre, ovvero curando sia l'ascolto - troppo spesso sottovalutato - che la visione, ottenendo così un'opera forse meno "documentaristica" (nel senso di vicina all'originale dimensione del sogno) ma certamente più complessa a livello artistico. Con un sound assolutamente evoluto ma senza rinunciare ai punti fermi del passato.
Con questa nuova esplorazione nei territori del visuale, gli Animal Collective si candidano al ruolo di grandi santoni dell'avanguardia video-musicale degli anni 10.

(08/12/2010)

  • Tracklist
  1. Mr. Fingers
  2. Kindle Song
  3. Satin Orb Wash
  4. Green Beans
  5. Screens
  6. Urban Creme
  7. Working
  8. Tantrum Barb
  9. Lady on the Lake
  10. Fried Camp
  11. Fried Vamp
  12. Mess Hour House
  13. What Happened?
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