Strappi violenti, conflagrazioni metalliche, aborti di melodie e storture febbricitanti: “Blind Chance” sembra tutto tranne che un disco di Cam Deas, uno dei tanti chitarristi che, negli ultimi anni, si stanno cimentando nella riscoperta dell’american primitive guitar. Per certi versi vicino all'ultimo lavoro di Bill Orcutt (del quale, comunque, manca la fondamentale componente blues), per altri assimilabile a un ipotetico connubio di Derek Bailey e il John Fahey meno lirico (ascoltare, per credere, la travagliata “Side B”), il nuovo lavoro di Deas rappresenta, pur nella sua altalena qualitativa, una boccata di aria fresca nell’ambito di una scena in cui troppi si lasciano irretire dal minimo accenno di “creatività”.
08/09/2010
Un esordio da non perdere sotto il segno dell’Americana (e di Tommaso d’Aquino)
Una formula jangle pop tra vintage e contemporaneo
Imperfetto e di una sincerità disarmante, così il quartetto mancuniano decide di presentare il suo debutto, sempre sotto l'egida stilistica "Britainicana"
A 12 anni dal ritorno in pista, Greg Dulli e i suoi classicizzano il loro sound
Il terzo album della cantautrice r&b di Chicago è un centro pieno, tra smanie eighties e fluorescenze pop
Una seconda vita, senza dimenticare la prima, per la formazione scozzese
Più che un semplice epilogo, il nuovo capitolo dell'autrice americana ridefinisce i confini tra avanguardia e art-pop transgenico
Le dolenti atmosfere del breakup album firmato dalla superstar colombiana aiutano a comprendere i motivi della sua attuale rilevanza