Cibelle

Las Venus Resort Palace Hotel

2010 (Crammed Discs) | latin pop-cabaret

Cibelle ama i Beatles, o almeno il White Album. La quasi certezza di questa ipotesi viene da tre dati di fatto (che avremo anche alla fine): il nickname nei social network della nostra cantante euro-brasiliana è "cibelleblackbird", tutt'attaccato, "Blackbird" è l'unica canzone dei Beatles con il campionamento del cinguettio del merlo, l'influenza della canzone Blackbird e della varietà del White Album sulla musica di Cibelle è evidente. Ma magari quando era una ragazzina ascoltava i Beatles brasiliani (Os Mutantes) e da loro ha preso l'ironia, la teatralità, gli strumenti tradizionali mischiati al beat d'oltreoceano, il canto incisivo di Rita Lee (che nel 2005 ha fatto un disco di cover dei Beatles).
Comunque sia andata, senza fare paragoni oltraggiosi, Cibelle è Cibelle Cavalli Bastos, oggi londinese (vive nel quartiere nel nord-est Shoreditch), ieri a Berlinio (dove ha uno studio), nata a São Paolo e di origine italiana, giunge con coraggio al terzo album, dopo la buona accoglienza di "The Shine of Dried Electric Leaves" e dopo la spinta mediatica del bel video con Devendra Banhart "London, London" su una canzone che Caetano Veloso ha scritto in esilio.

"Las Venus Resort Palace Hotel" è un concept album di avant-cabaret latino post-nucleare, che si allinea con l'ultimo lavoro di Jessie Evans e con il personale percorso musicale di Juana Molina (argentina). Registrato tra Londra, Berlino, São Paolo, Los Angeles e prodotto da Cibelle e Damien Taylor (direttore musicale di Bjork), "Las Venus" è la storia surreale di Sonja Khalecallon (aka Cibelle) Y Los Stroboscopious Luminous (aka la band), l'unica diva rimasta a intrattenere i superstiti di un'apocalisse galattica nel nightclub dell'hotel.
Le canzoni raccolgono i migliori resti musicali di una società glocale scomparsa. L'epicentro è in Centro America, fra Cuba, le Bahamas e il Messico (i ritmi afrocubani, i mariachi, il lirismo messicano, l'ukulele delle Bahamas di Blind Blake), ma il vortice sonoro coinvolge gli Stati Uniti del Sud (chitarra slide, chitarra surf, tradizione western, i film di Tarantino) e la foresta amazzonica del Brasile (gli animali, la vegetazione, il mare, il forrò, la bossa nova). Tutto questo, però, raccolto a Londra, dove l'album assolutamente visionario fa l'effetto di una foresta pluviale in mezzo a Piccadilly Circus, i gabbiani, gli uccelli, le fronde e le scimmie in mezzo ai videogiochi del Trocadero, ai turisti spaesati e agli accattoni senza morale.

Lo show di Sonja Khalecallon è lungo quattordici canzoni, di cui un "Welcome" e un "Bye Bye" che incorniciano lo spettacolo al "Las Venus Resort Palace Hotel". Tre sono cover scelte e riarrangiate con gusto e creatività: la deliziosa "Mango Tree" dal ritornello fruttoso molto estivo, il potenziale singolo "Lightworks" (del pioniere di musica elettronica anni 50 Raymond Scott) che è l'apice dell'album per coinvolgimento nel ritmo afro-cubano e sapore western-messicano, e "It's Not Easy Being Green" (della rana Kermit dei Muppets!) rifatta quasi a cappella (se non fosse per la lieve chitarra acustica) con la voce di Cibelle, i cori maschili di doowop e le grida dei gabbiani. Degli altri pezzi scritti di suo pugno, ne ricordiamo alcuni. "Man From Mars" è il momento più romantico dell'album in cui il tropicalismo si unisce all'elettronica grazie alla voce pulita e ispirata di Cibelle, ma quando si scioglie il ghiaccio ("Melting The Ice"), l'amore diventa lo sketch di un circo walzerino con la voce effettata e i cori femminili anni 50, che fanno venire una gran voglia di dondolare in abito lungo in una pista da ballo vuota tutta per noi. La nostalgica "Sad Piano" rallenta il ritmo dell'album nella semplicità dell'arrangiamento al pianoforte e nell'ossessione delle parole ("baby why you look so sad when you play my piano"). Esattamente contrapposte alla precedente, il farrò/pachanga "Frankestein" potrebbe essere la più bella sigla di villaggio turistico hawaiano mai ascoltata prima, e la passionale "Escute Bem" (anticipata da un field recording di samba e turisti), si distingue come il pezzo exotica con Hammond e chitarra col tremolo western.

"Las Venus Resort Palace Hotel" forse non passerà alla storia perché musicalmente è una centrifuga di generi e melodie orecchiabili e pure precursore di moda. Tuttavia è un album concettualmente molto contemporaneo, perché centra in pieno, ridendoci sopra, la moltiplicazione delle teorie sulla fine del mondo e sui prossimi cataclismi naturali, ma d'altro canto esprime in modo leggero e surreale l'urlo di una Natura urbanizzata da una città-Pacman che mangia tutto ciò che trova. Sta qui la sua grande forza comunicativa? Non è facile incontrare un album che unisca tre dati di fatto: la scelta intelligente del messaggio, la lezione della melodia, la ricerca coraggiosa dei suoni. Finisse il mondo, sapere che c'è Sonja Khalecallon a intrattenerci, è un bel sollievo.

(02/09/2010

(01/09/2010)

  • Tracklist
  1. Welcome 
  2. Underneath the Mango Tree 
  3. Man From Mars 
  4. Melting The Ice
  5. Lightworks 
  6. Sad Piano 
  7. Frankenstein 
  8. Escute Bem
  9. Mr And Mrs Grey
  10. The Gun And The Knife
  11. Sapato Azul 
  12. Braid My Hair 
  13. It's Not Easy Being Green 
  14. Bye Bye
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