Dani Male

Trauma Turgido

2010 (Ranaro) | songwriter

L'oscuro cantautore d'origine modenese Dani Male è attivo dalla seconda metà dei 2000 come co-autore dei Guida Matti (la cui unica proto-canzone è l'anti-relax de "Il colpo di tacco", presente in "Unico spettatore"), e con i tre Ep a proprio nome: "W la merda", "Ep del male" e "Roba di merda". "W la merda" contiene "Lettera a babbo anale", il suo brano manifesto di torrenziale turpiloquio coprofago, su un dosatissimo folk psichedelico, "I colossi di Rodi", un soliloquio allucinogeno per chitarra e tastiere, e "Me brucia er bucio", un riuscito dileggio degli stereotipi degli Afterhours. "Ep del male" è ancora più programmatico, con "Mi chiamo Dani Male", vaudeville in cadenza di punk-rock subliminale (e soprattutto con il quasi atonale "Duemila fette"), la prima lugubre versione di "Domenica malvagia", il surf Ramones-iano zoppo di "Oh oh io l'amo oh". "Roba di merda" si fa ricordare per il solenne esercizio d'avanguardia di "House of Tedious Lovers", tra putridi wah-wah di chitarra, organi dissonanti, voci inarticolate in orrenda metamorfosi con effetti elettronici di ogni sorta e percussioni sfasate. L'influenza delle migliori ere del garage-rock e dei maestri della psichedelia oscura regna su questi aborti. Il materiale di questi due Ep è stato registrato tra 2007 e 2008.

 

Dopo la parentesi dei Tirana Love Lunch, insieme con Sandro Zinani per la stazione underground Antenna Uno Rockstation (vissuta 30 anni), la cui testimonianza è la wave strepitante e dissonante di "Miele", Dani Male riprende decisamente in mano la carriera solista registrando una lunga session dal quale sarà estratto innanzitutto il non-live acustico in presa diretta "Unico spettatore", sorta di cartone preparatorio della sue future pubblicazioni, con la finezza concettuale della coincidenza tra autore, performer e spettatore. Insaziabile ricercatore, Dani Male registra poi la sua personale versione integrale (24 minuti) lo-fi di "Sister Ray", un'irresponsabile cover di "Fearless", e "Vynavil", una nuova storiella nauseabonda a base di suoni splatter elettronici che farà da battistrada per le creazioni a venire.

 

Infine, perviene all’alto risultato di “Trauma Turgido”, finalmente il suo primo vero album, un lavoro scaltro che funziona grosso modo come una galleria (sottintesa) di personaggi-poeti un po’ matti e un po’ nichilisti, di citazioni anti-letterarie caotiche, di inserzioni dadaiste.

Come evidenziato dalla sua versione di “Vegetable Man” di Syd Barrett (“Vegetale”, notevole nella sua interpretazione tra il marziale e lo sbarellante), piatti forti del disco sono la serenata stralunata di “La canzone di Tenco”, il suo tributo al melodismo italico che fa leva su drum machine giocosa e vortici di tastiere, “Cassonetti”, una cantilena spettrale con voce a base di filtro elettronico e arrangiamenti pseudo-orchestrali scaduti, “Gerry Motti”, tutta deformità e incongruenze, cambi di tempo omicidi tra strofa free-form e ritornello psichedelico.
L’influenza dei Mariposa è ravvisabile in “Neuia” (forse la sua hit, uno scandire synth-pop ma rimpiazzato da accordi di acustica su grezzo flusso techno, che però finisce per suonare come denuncia di alienazione in stile motorik dei Neu) e uno stile alla lontana imparentato con Ferretti è ravvisabile in “Reatardo” (un omaggio dell'oblio a Jay Reatard, su hip-hop debosciato, e di nuovo un equivoco tra ballata folk e techno-pop). L'atmosfera che sgorga dalla chitarra acustica e le sue commistioni con soffuse fughe elettroniche è sfruttata fino in fondo nei giochi semantici di "Spora". Le canzoni di Dani Male non sono esattamente minestrine sentimentali.

L’autore stupisce anche nell’estesa, amara confessione demenziale di “Domenica malvagia”, dimentica della logorrea di Offlaga Disco Pax e della tracotanza delle Luci Della Centrale Elettrica, e piuttosto ormeggiata su di un tenue ralenti Neil Young-iano, con accenti gospel, suoni concreti e punteggiatura di synth, a confluire verso un finale quasi corale. L’estasi di “Angadu Pè” (prima muezzin tribale, quasi a fare il verso a Doobie Brothers e "All Along the Watchtower", poi acid-rock in un sprintante jamming con piano dissonante) lascia persino intravedere una sua spiritualità.

Prosperosa collezione di boutade che spazia in ogni direzione (dai testi millimetrici ai rap sfattoni a sigle enigmatiche, ma sempre ridanciane, dagli arrangiamenti spartani all’effetto calcolato), prodotta dallo stesso autore in collaborazione con Dj Cecc, degna di un’anima irregolare e di un’inquieta one-man band. Delizia dell’underground italico contemporaneo, in un'alterità che lascia errare anima e spirito in un originale spaziotempo. Dedicato a Iciz, Syd Micious, Iggy Crock, Chicky.

(27/06/2010)

  • Tracklist
  1. Gerry Motti
  2. Neuia
  3. Vegetale
  4. Reatardo
  5. Spora
  6. La canzone di Tenco
  7. Cassonetti
  8. Braida
  9. Domenica malvagia
  10. Angadu Pè
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