Il polistrumentista campano Enrico Falbo (già nelle fila dei Lamia e attualmente ne Il Cielo di Bagdad) con i suoi autoprodotti “Canti Silvani” realizza pressoché in solitaria un interessantissimo poemetto sonoro in bilico tra tentazioni cameristiche e un sinfonismo acustico dai contorni cinematografici, sullo sfondo di un recupero deciso di retaggi folclorici. Servendosi di una variegatissima strumentazione (che da corde assortite arriva a suoni più esotici) le composizioni raccontano l’universo ossianico di forze naturali e primigenie, permeate da un oscuro paganesimo silvestre, che oscilla costantemente tra orfismi medievali e fragranze mediterranee. Il risultato somiglia a un lungo mantra iniziatico e ad un delicatissimo rituale conoscitivo che dai Dead Can Dance arriva all’attualità di Efterklang, Dirty Three, Sigur Rós o Balmorhea.
25/10/2010
L'album dei ricordi dell'ex War On Drugs non sfugge ai cliché
Coerenza e immutata credibilità per un ritorno atteso quindici anni
Dalle notazioni di Sylvain Chauveau prende le mosse un itinerario elegiaco di suono e silenzio
Una musica evocativa che non ha niente da dire - e dunque lo dice, così che rifiutando d'esserlo sia poesia come serve a noi
Arrivati al sesto disco, i danesi virano verso inedite inclinazioni alt-country e psychobilly
Meno frontale, molto collettivo: un lavoro di transizione ricco di intuizioni e contraddizioni
Terzo capitolo per un progetto dal suono sempre più normalizzato
Il ritorno del crooner italo-americano in nove canzoni sospese nel tempo