Lonelady

Nerve Up

2010 (Warp) | post-punk

In un momento storico di riflusso e recessione economica quasi irreversibili il mastodonte azzoppato dell’industria discografica inglese ha pensato bene, già da qualche anno a dire il vero, di appianare i propri bilanci sforacchiati puntando (quasi) tutto su una lunghissima teoria di volti e voci femminili che da Amy Winehouse e Lily Allen è approdata al caso mediatico di Florence + The Machine, passando per la varie Adele, Little Boots, Duffy e Kate Nash del caso. Sentiero di ricerca nel quale anche il glorioso marchio sheffieldiano della Warp ha deciso di investire qualche sonante sterlina. E siccome una griffe discografica obliqua e cerebralmente sofisticatissima come la Warp non potrà mai, quasi per postulato, escogitare un’idea meno che intelligente, sempre pronta a coglierci di sorpresa, portandoci dove mai avremo immaginato, il risultato di quest’ultima operazione non poteva che rivelarsi anch’esso eccellente e sottilmente ineffabile, come tante altre scommesse vinte a mani basse dalla scuderia britannica nel passato più vicino (dai Grizzly Bear ai Battles, passando per i Maximo Park).

Protegè del teoreta post-punk Paul Morley, Julie Cambbell è un’irrequieta fanciulla di Manchester con i capelli corti e la faccia in penombra che ha scoperto molto presto di dover ballare da sola. Il suo mercuriale esordio, “Nerve Up”, ha il suono iperteso (fin quasi alla pura vaporizzazione logica, come ben recita “Immaterial”), e a nervi scopertissimi, di una fusione a freddo andata in cortocircuito permanente tra Kylie Minogue e i Gang Of Four, i Talking Heads e le Slits, oppure, ancora, tra Durutti Column e le ESG.
Piccole pepite luminescenti e aguzze come “Early The Haste Comes”, “Marble” o “Army” disegnano con la grafite appuntita di una chitarra wave chirurgicamente implacabile forme ossificate e tubolari, reticoli aritmetici in cui la radice quadrata di un post-punk-funk rimoltiplicato per sé stesso all’infinito compone e lancia nello spazio origami di suono uguali e diversi al tempo stesso, nel cui imprevedibile gioco la fantasia si perde e ritrova, in una rotazione di significati senza fine garantita.

Per ora non resta dunque che limitarsi ad accogliere con sorpresa e sincero godimento la perentoria entrata in scena di questo atipico e singolare personaggio, sicuri che la sua visione multiprospettica e sempre deangolata della scienza rock saprà regalarci nei giorni che ci aspettano intuizioni di grandissima potenza.

(19/04/2010)

  • Tracklist
1. If Not Now
2. Intuition
3. Nerve Up
4. Early The Haste Has Come
5. Marble
6. Immaterial
7. Cattletears
8. Have No Past
9. Army
10. Fear No More
LoneLady su OndaRock
Recensioni

LONELADY

Former Things

(2021 - Warp Records)
La talentuosa cantautrice inglese abbandona il post-punk degli esordi per dirigersi verso il synth-pop ..

Lonelady on web