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Church With No Magic

2010 (Warp) | avant-pop, neopsych-elettro

Ennesime vittime del racket del copyright, gli australiani Pvt battono le strade che contano già da diversi anni. Meglio conosciuti come Pivot e con alle spalle un paio d'album e diversi remix piuttosto ben accolti dalla critica, si riaffacciano sotto l'ala protettrice della Warp col nuovo lavoro, intitolato "Church With No Magic".

E' il 1999 quando cinque ragazzi di Sydney iniziano a suonare assieme, prendendo l'abbrivio dal post-rock tracciato dai Tortoise (McEntire produrrà loro, nove anni dopo, il loro secondo album) e unendolo alla sensibilità geometrica math. I fratelli Pike - Lawrence e Richard - sono il vero traino del quintetto ridotto a trio. Un locomotore in continuo movimento, che traccia solchi profondi nei chilometri che percorre.

"Church With No Magic" appare come un album slegato. Dieci brani rincorrono i riferimenti più disparati, tanto da rendere estremamente difficili appigli ai quali aggrapparsi per fornire definizioni di genere. Dieci pezzi nei quali a rincorrersi sono distese di synth, grovigli elettronici, ammiccamenti pop, rigurgiti Eighties, math, post- e chi più ne ha più ne metta. Ma la sensazione è che dietro al caos apparente ci sia un ordine logico.
"Church With No Magic" è una Ferrari col freno a mano tirato, il cui effetto straniante è pari alla bellezza che emana. Le canzoni vivono riflesse in uno specchio d'acqua stagnante, tremolanti nell'incresparsi dell'acqua. E sono le ombre delle nubi di passaggio a colorarle di tinte pastello o ad adombrarle secondo giochi prospettici di ogni tipo.

La liturgia new age in salsa sintetica dell'intro "Community" apre le porte a "Light Up Bright Fires", contorni di un pezzo dei Liars e spigolature leggermente smussate agli angoli. Gli evanescenti scenari della title track raccolgono gli umori del math che incontra la coldwave, e la cortina di ferro si risolve in una progressione sintetica da antologia, stagliata su uno sfondo ambientale che si scioglie in rivoli elettronici in discesa.
Anche la bellissima "Crimson Swan", che parte facendo l'occhiolino a un minimalismo rock e vira la sua onda d'urto verso la magniloquenza pop dei Church, incanta al primo ascolto.

L'elettricità di "Window", nel suo pullulare e nei giochi continui di sovrapposizione, ricorda dei Battles anestetizzati, "The Quick Mile" è un gioiello pop à-la Patrick Wolf. E a testimoniare l'incredibile versatilità dell'album, arriva "Circle Of Friends", la canzone che i Grizzly Bear non sono mai riusciti a comporre. La rarefazione in prospettiva, fra synth e noir, di "Timeless" e la spettrale, avvolgente nenia che risponde al titolo di "Only The Wind Can Hear You" chiudono il cerchio.

"Church With No Magic" è un album da scoprire in maniera minuziosa, scandagliando l'infinita gamma di soluzioni che offre. Dieci gemme da scindere e ricomporre in un gioco di incastri dalle possibilità illimitate. Un lavoro di cesello fresco e dinamico, che incrocia i generi più dispararti. Un capolavoro di modernariato pop.

(23/07/2010)

  • Tracklist
  1. Community
  2. Light Up Bright Fires
  3. Church With No Magic
  4. Crimson Swan
  5. Window
  6. The Quick Mile
  7. Waves & Radiation
  8. Circle Of Friends
  9. Timeless
  10. Only The Wind Can Hear You
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