Salem

King Night

2010 (I Am Sound) | witch house

Sono bastati un paio di sette pollici e altrettanti Ep per dar vita all'ennesimo hype e lanciare una nuova moda/attitudine/sub-categoria (fate un po' voi) nel microcosmo glo-fi ipnagogico statunitense. Tuttavia, dubitiamo che John Holland, Heather Marlatt e Jack Donoghue abbiano opportunamente preventivato il tutto. La loro formula, tanto strampalata quanto accattivante, è nata casualmente, com'è giusto che sia, magari da uno dei tanti incontri avvenuti verso la fine del decennio appena trascorso, dai quali è sorto pian piano il desiderio di provare a buttar giù qualcosa di insolito e straniante. O più probabilmente questi tre freak, ex (?) emarginati/eroinomani, che a vederli sembrano quasi i fratellini disadattati dei primi MGMT, sono emersi dal gelo del Michigan semplicemente accomunati da una viscerale passione per l'esoterismo trendy.

Tre improbabili vagabondi che, rovistando nella spazzatura di due o tre decenni di musica di consumo, sono riusciti nell'impresa di erigere una fortezza invalicabile, a nome "King Night", un denso, densissimo calderone di ritmi mutanti e scarti elettronici, in cui nessuna possibile ispirazione è rinnegata, ma ognuna si trasforma in qualcosa di nuovo. L'hanno chiamata "witch house" e del resto, quello che balza ai timpani è uno spettro di evocazioni gotiche in bassa fedeltà che ruotano su synth austeri (colossale la title track, che ruba cori di musica sacra e li annega in uno stupefacente oceano di break riciclati e bordate analogiche al valium) e niente meno che morbose smanie hip hop ("Sick", "Tair"), quasi a fuggire dall'eventuale etichetta di finti neo stregoni dell’universo indipendente.

Ma respingiamo fin da subito anche qualsiasi complicazione etimologica, precisando che i tre Salem non hanno nulla a che fare con scope e streghe. Piuttosto, in "King Night" si evince un'imperscrutabile alienazione delle melodie. Quella di "Asia" è divorata da crudeli battiti post-industriali; quelle dell'incredibile "Frost" e di "Hound" emergono dalla sporcizia delle basi con potenza inaudita. Ed è abbastanza marcata la volontà di legare all’unisono immagine e musica. E altrettanto palese è la necessità di estrapolare, alla stregua degli ipnagogici, tracce mnestiche di suoni e visioni provenienti dai meravigliosi Ottanta, come briciole d'infanzia racchiuse in qualche amato cassetto della memoria.

Perché "King Night" è un'accozzaglia di frammenti evocativi sparsi a casaccio, atta a proiettare nell’ascoltatore un immaginario di luci e ombre che paiono inscenare una sorta di Ade cibernetico. Un incastro tanto impossiblile quanto perfetto, capace di aprire scenari inediti e attirare nuovi adepti così come di morire nel giro di pochi mesi senza lasciare più alcuna traccia, consumandosi come gran parte dei (micro-)generi sorti dalle rovine di quello che già anni addietro si etichettava come "post-moderno". Nell'attesa di conoscere quale sarà il loro destino nella storia della musica (sic), i Salem ci regalano il più sfavillante debutto dell'anno in corso.

(15/11/2010)

  • Tracklist
  1. King Night
  2. Asia
  3. Frost
  4. Sick
  5. Release Da Boar
  6. Trapdoor
  7. Redlights
  8. Hound
  9. Traxx
  10. Tair
  11. Killer
Salem on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.