Sonoi

Sonoi

2010 (Low Transit Industries) | psych-rock, avant-rock

Nati come progetto spin-off dei Manishewitz e dei Curious Digit, i chicagoani Sonoi si formano nel 2007 per opera di Adam Busch e Ryan Hembrey, e quindi apportano il competente drumming di Pierce Doerr.
Il nozionismo psichedelico del duo originario aumenta nella veste di Sonoi e nel disco omonimo di distinta fattura stilistica. La versatilità con cui esplorano i dogmi del rock storico ha acquisito un rigore quasi scientifico. Intrisa di passione revisionistica, l’opera distende uno spettro chilometrico che va dalle cadenze caotiche dell’acid-rock alle corse cosmiche, dalle stasi meditative ai riff supersonici. Dalle suggestive imitazioni dell’"Albatross" dei Fleetwood Mac (con brusio tensivo di squilli elettronici) di “Red Ants” alla giungla di suoni molesti (e quasi sfasati su due distinte orbite dimensionali) di “Rotativa”, i Sonoi si esprimono con una grammatica sacrilega di citazioni e invenzioni.

Gli 11 minuti di “Anchor Tattoo” sono un veritiero omaggio ai grandi poemi per voce recitante e accompagnamento free-form, da “Lorca” a “The End”. Il ritmo di tam tam equatoriale è l’unica costante, laddove il vaneggio del cantante intona salmi orientali e odi pellerossa, mentre il tappeto volante conduce al ralenti attraverso riverberi, rifrazioni, accavallamenti acustici e fantasmi di accordi raga.
“Cat & The Barbie” indovina una perfetta vignetta Kinks-iana, ma portata a uno stadio superiore d’interazione sonica, e “Clouds” decostruisce le cavalcate cosmiche affilando i tamburi di guerra di Watts e le schitarrate dei Neu. Tra tutte, “Sherry Fall” suona genuinamente melodica grazie a uno spontaneo accostamento tra canto depravato Stones-iano e un accanito jingle-jangle.

Il feeling dei tre non potrebbe essere più magico, potente nel partorire ballad solenni come “Eva Baton” (tempo sincopato, eventi elettronici casuali, delay di chitarra fluttuante) che poi si acuiscono in alteri richiami pagani, e il rullio ripetuto ad libitum di “Angeline”, basata su drone alla John Cale, wah wah galattico e sax languido. Fino all’inerzia totale di “Framed”, ambient dissonante che potrebbe essere la scenografia di uno dei capolavori di Wyatt, e alla misteriosa pulsazione di “Friends In Dry Places”, fatta di archi, percussioni africane, strepiti e fiati, l’opera non esaurisce il suo vocabolario.

Quand’anche il fatto vocale sia in relativo svantaggio rispetto alla miriade di colori e toni armonici, la band mette in riga - con compattezza pur invidiabile - aggiunte e implementazioni del canone lisergico. Come se scoprissero il mondo per la seconda volta: un misto di finta ingenuità e osservazione meticolosa, al vaglio selettivo della piacevolezza. Risultato dell’unione dei primi due Ep (“Sonoi 1” e “Sonoi 2”, entrambi del 2009, il lato pop e il lato sperimentale), e prodotto nientemeno che da Michael Krassner, che ha apportato strumenti e personale aggiuntivo (Nate Lepine, Nick Broste, Blues Oblique), e principale responsabile dell’appeal dell’opera, è uno dei vertici del rock 2010.

(29/04/2010)

  • Tracklist
  1. Red Ants
  2. Clouds
  3. Sherry Fall
  4. Eva Baton
  5. R Pryor 1
  6. Cat & The Barbie
  7. Angeline
  8. Anchor Tattoo
  9. Framed
  10. R Pryor 2
  11. Rotativa
  12. Friends In Dry Places
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